IL RECUPERO DEI CONTRIBUTI DA ECCEDENZA MASSIMALE EX ART. 2 L. 335/1998: I PROFILI DI RESPONSABILITÀ TRA DATORE DI LAVORO E DIPENDENTE

di Paolo Galbusera e Andrea Ottolina – Avvocati in Milano

 

Con l’art. 2, co. 18 della L. n. 335/1995 è stato introdotto il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, per cui ai lavoratori che hanno maturato un’anzianità contributiva a decorrere dall’1 gennaio 1996 e privi di anzianità contributiva precedente (c.d. nuovi iscritti), i contributi pensionistici sono dovuti fino a un determinato livello di reddito, annualmente rivalutato (ad esempio il massimale per gli anni 2015 e 2016 era di Euro 100.324,00; per l’anno 2020 era di Euro 103.055,00). La quota di reddito eccedente al massimale, quindi, è considerata esente da contribuzione pensionistica.
Questa regola non si applica ai lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva anteriore all’1.1.1996 (c.d. vecchi iscritti), con riferimento a tutte le tipologie di rapporti di lavoro svolti (pubblici, priva- ti, dipendenti, autonomi), includendo anche eventuali periodi di contribuzione figurativa, facoltativa, riscatti e contribuzione volontaria riferiti al periodo fino al 31 di- cembre 1995.
va e pensionabile, per cui ai lavoratori che hanno maturato un’anzianità contributiva a decorrere dall’1 gennaio 1996 e privi di anzianità contributiva precedente (c.d. nuovi iscritti), i contributi pensionistici sono dovuti fino a un determinato livello di reddito, annualmente rivalutato (ad esempio il mas- simale per gli anni 2015 e 2016 era di Euro 100.324,00; per l’anno 2020 era di Euro 103.055,00). La quota di reddito eccedente al massimale, quindi, è considerata esente da contribuzione pensionistica.

Premesso che l’obbligo contributivo grava,

per quote differenti, sia sul lavoratore che sul datore di lavoro, l’art. 19 della L. n. 218/1952 prevede espressamente che è il datore di lavoro ad essere responsabile del pagamento dei contributi anche per la parte a carico del lavoratore, mediante la trattenuta sulla retribuzione del periodo di paga a cui il contributo stesso si riferisce. È quindi il datore di lavoro, in qualità di soggetto responsabile del versamento dei contributi, a dover dichiarare  mensilmente  nel flusso Uniemens il regime applicato a ciascun dipendente in base alla sua storia contributiva, in modo da individuare correttamente la base reddituale su cui calcola- re i contributi da versare.

Proprio su questo specifico aspetto, nel corso del 2020 l’Inps ha iniziato ad effettuare una serie di controlli sulla correttezza dei dati esposti dai datori di lavoro nelle denunce contributive riguardanti, in partico- lare, gli anni successivi al 2015 e ciò al fine di evitare la prescrizione quinquennale dei relativi contributi.

In tutte quelle ipotesi in cui il datore di lavoro, ritenendo il proprio dipendente un nuovo iscritto ai sensi della L. n. 335/1995, abbia erroneamente applicato il massimale e abbia provveduto al versamento di contribuzione in misura inferiore a quanto dovuto, l’Inps sta quindi procedendo con la ri- chiesta di regolarizzazione delle differenze contributive calcolate sulla quota di reddito extra massimale.

In questo caso, opera la previsione di cui all’art. 23 della L. n. 218/1952, secondo il quale il datore di lavoro che non ha pagato i contributi entro il termine stabilito o li ha pagati in misura inferiore, è tenuto al pagamento dei contributi non versati tanto per la quota a proprio carico, quanto per quella a carico dei lavoratori coinvolti, oltre alle relative sanzioni.

A questo proposito, si è discusso in passato se, rispetto alla quota a carico dei lavoratori versata in ritardo, il datore di lavoro avesse comunque la facoltà di rivalersi successivamente sul dipendente coinvolto, operando comunque la trattenuta della relativa quota sulle retribuzioni successive.

Sul punto, l’ormai consolidata interpreta- zione della Corte di Cassazione, ribadita anche recentemente (vd. sentenze n. 25856 del 16.10.2018 e n. 18333 del 3.9.2020), ha espressamente escluso la possibilità per il datore di lavoro di rivalersi sul lavoratore per il recupero della quota a suo carico versata in ritardo. Pertanto, se il datore di lavoro corrisponde tempestivamente all’Inps la quota contributiva a carico del dipendente, può legittimamente operare la relativa trattenuta sulla retribuzione ai sensi dell’art. 19, L. n. 218/1952; se invece detta quota non è versata tempestivamente, essa, ai sensi dell’art. 23, L. n. 218/1952, rimane definitivamente a suo carico, con la conseguenza che il lavoratore stesso rimane liberato della relativa obbligazione contributiva.

Questo perché, come detto, il tempestivo versamento dei contributi è onere del datore di lavoro, il quale è considerato quindi il responsabile dell’eventuale inadempimento dell’obbligazione posta a suo carico. Per questo motivo, lo stesso Inps, con circolare n. 177/1996, ha previsto che nel momento in cui il livello retributivo di un lavoratore si attesti al di sopra del massimale contributivo annuo, oppure al momento dell’assunzione, il datore di lavoro sia tenuto ad acquisire da parte del lavoratore stesso una dichiarazione attestante l’esistenza o meno di periodi utili  o utilizzabili ai fini dell’anzianità contributiva precedenti all’1 gennaio 1996.

Bisogna tuttavia tenere in conto che il di- pendente, in qualsiasi momento della sua vita lavorativa, potrebbe presentare all’Inps domanda di riscatto o accredito figurativo per periodi antecedenti all’1.1.1996, acquisendo così la qualifica di vecchio iscritto ai sensi della L. n. 335/1995, non più soggetto quindi all’applicazione del massimale annuo della base contributiva e pensionabile. In questa ipotesi, l’Inps ha precisato, con la circolare n. 42/2009, che il lavoratore è tenuto a dare tempestiva comunicazione al proprio datore di lavoro dell’avvenuta presentazione della domanda di riscatto o ac- credito figurativo, in modo da consentire il corretto adempimento degli obblighi contributivi da parte del datore stesso.

Si ritiene quindi che, in caso di mancato assolvimento da parte del dipendente del suo onere di tempestiva comunicazione al datore di lavoro della modifica della propria posizione contributiva, la responsabilità dell’eventuale omesso versamento dei contributi calcolati sulla quota extra massi- male sia a lui imputabile e quindi, anche ai sensi di quanto previsto dall’art. 1227 c. c. in tema di concorso del fatto colposo del creditore, il datore di lavoro possa, successivamente alla regolarizzazione contributiva, rivalersi sul dipendente stesso per il ristoro dei danni subiti e ascrivibili a sua colpa.

 

 

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