Il Punto – PAROLE, PAROLE, PAROLE ………

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Cari Colleghi, l’emergenza sanitaria non è ancora finita, almeno nella nostra Regione, e si comincia a parlare, confusamente, di FASE DUE. Sono 70 le pagine del DPCM dello scorso 26 aprile 2020, di cui 15 le pagine del Protocollo integrativo del 24 aprile 2020 di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, 9 le pagine, sempre del 24 aprile 2020, del documento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 nei cantieri e non siamo ancora a conoscenza del D.l. aprile (che oramai sarà Decreto maggio) più volte annunciato, che dovrebbe prevedere ulteriori stanziamenti economici per far fronte alla crisi economica e per dare il necessario sostegno alle imprese e alle famiglie. Tra i provvedimenti annunciati dovremmo trovare una proroga della cassa integrazione per ulteriori 9 settimane, contributi a fondo perduto per le imprese, la proroga per aprile e maggio del contributo per gli autonomi che diventerà di ben 800 euro ma forse per maggio sarà legata al reddito. Tuttavia, siamo a fine aprile e le indennità di Cassa integrazione non si vedono ancora. Le regioni sono impantanate nei processi autorizzativi, l’Inps non ha ancora autorizzato le richieste al Fis e deve deliberare ancora un quarto delle Cigo, mentre dai fondi bilaterali nessuna notizia. E poi noi Consulenti del Lavoro saremmo coloro i quali fanno del terrorismo, così ci ha apostrofato il Sottosegretario al lavoro, Francesca Puglisi che, intervenendo qualche giorno fa a “Mattino5” per commentare le difficoltà operative dell’anticipazione bancaria della cassa integrazione ai lavoratori, ha “invitato” i Consulenti del Lavoro a “non fare terrorismo” nel diffondere le informazioni sulla gestione delle procedure a sostegno dei lavoratori colpiti dal Covid-19. Bene ha fatto il nostro Consiglio Nazionale a rispondere a mezzo stampa affermando che “I Consulenti del Lavoro non fanno terrorismo, ma operano con coscienza per adempiere ai loro doveri professionali nonostante le numerose difficoltà operative del momento. È quanto è stato fatto anche nelle ultime settimane, lavorando anche di notte e di domenica, per inviare le domande per la cassa integrazione all’Inps, i cui pagamenti arriveranno non prima di maggio”. Ecco appunto, non prima di maggio e oramai ci siamo e continuiamo a sperare. Ci siamo affannati (e non poco) per inviare le domande il più in fretta possibile; è trascorso oltre un mese e mezzo da quando abbiamo inoltrato le prime domande di Fis e Cigd, per poi vedere la PA, in balia della folle burocrazia, incapace di lavorare le pratiche con la necessaria celerità. Il 15 aprile è rimasto solo un miraggio per i più sfortunati. Se al fiume di parole scritte e dette si sostituissero fatti concreti, se agli annunci preventivi si sostituissero gli annunci delle cose fatte, potremmo dire di vivere in un Paese quasi civile che rispetta i suoi cittadini. Che dire, Colleghi, ci tocca resistere e sperare che qualcuno ci ascolti! Intanto, festeggiato in solitario il 25 aprile (che bello sarebbe se la festa del 25 aprile si potesse chiamare “Festa della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo e dalla Burocrazia”), ci accingiamo a festeggiare il 1° maggio, la festa dei Lavoratori. Anche questa festa in solitudine domiciliare e senza il tradizionale concertone (magari lo faranno virtuale, chissà). Qualche riflessione andrebbe fatta (sull’argomento leggete anche le riflessioni del collega Asnaghi subito a seguire) non tanto sulla festa dei lavoratori, che deve rimanere quale sentimento di riconoscenza a chi ha lottato per la libertà e contro le ingiustizie e i soprusi, ma su come riorganizzare il complesso mondo del lavoro post coronavirus, su come giungere allo sperato work life balance. E non c’è bisogno di ulteriori lotte di classe al grido marxiano “lavoratori di tutto il mondo unitevi”. Il virus ci ha messi tutti a nudo e ci ha fatto capire quanto deboli siamo di fronte ad un nemico invisibile e terribile che non guarda nelle tasche delle persone e colpisce “democraticamente” ricchi e poveri, capitalisti e lavoratori, professionisti e clienti, artigiani e commercianti e così via. Ci ha fatto capire che c’è anche un altro modo di lavorare ma soprattutto che, ancora una volta, sono sempre i più fragili che soccombono e a loro dobbiamo rivolgere i nostri pensieri ma soprattutto le opere. Per questo mi piacerebbe che i nostri politici mettessero, come spesso dicono, in agenda, riflessioni sul futuro dell’umanità e della cooperazione tra le persone, con una parola da mettere al centro che per me è la sintesi di tutto: RISPETTO. Sì, rispetto del prossimo, rispetto delle idee altrui, rispetto della libertà, rispetto dei minori e dei maggiori, delle donne e degli uomini, degli animali e della natura, e lascio a chi legge l’aggiunta di ulteriori significati.

 

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