Il Punto – La nostra storia scritta da un ricercatore: È PROPRIO COSÌ?

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

La funzione del consulente del lavoro: nuove prospettive di raccordo tra ordinamento statuale e ordinamento intersindacale. Questo è il titolo del libro scritto da Giovanni Piglialarmi, pubblicato da ADAPT University Press.

Qualche giorno prima di partire per le vacanze estive ho ricevuto da ADAPT la pubblicità di questo libro e incuriosito l’ho subito acquistato. Incuriosito perché credo sia la prima volta che un ricercatore universitario indaghi così a fondo le ragioni della nascita della nostra Categoria professionale per scoprirne o attribuirne la reale funzione.

Molti colleghi in passato si sono cimentati nel raccogliere documentazione e raccontare gli avvenimenti storici e le varie fasi del nostro percorso istituzionale, ma mai nessuno, credo, l’abbia fatto con il piglio del ricercatore che normalmente non è emotivamente coinvolto.

Si legge nella quarta di copertina che “l’Autore individua nel Consulente del Lavoro la figura che per ruolo e collocazione nel sistema giuridico si presta particolarmente alla funzione di “connettore” tra ordinamento statuale e ordinamento intersindacale. L’ipotesi di partenza si concentra sull’analisi che interessa dapprima la professione del Consulente del Lavoro e la sua evoluzione, per poi soffermarsi specificatamente sul ruolo nel sistema delle relazioni industriali, non prima però, di aver dato conto in termini sistematici del rapporto tra fonti autonome e fonti eteronome all’interno dell’ordinamento nazionale. È ad esito di tale articolato percorso argomentativo, che si compone dell’analisi delle normative vigenti e di analisi empiriche, che l’Autore arriva a delineare, nelle conclusioni, le prospettive di un rinnovato collegamento tra ordinamento statuale e ordinamento intersindacale attraverso l’attività del consulente al lavoro”.

Il lavoro svolto da Giovanni Piglialarmi è sicuramente ottimo anche se lo ritengo non sufficiente a delineare i tratti somatici di una professione in rapida evoluzione così come rapido ed evolutivo è il diritto del lavoro Italia.

Ottimo sicuramente l’aspetto storico ricostruttivo della nascita della categoria nel quale si evidenzia in tutta la sua efficacia il lavoro, instancabile direi, del movimento sindacale. Anche se la storia sindacale non è soltanto quella descritta perché, prima del sindacato unitario, in Italia vi erano diversi movimenti di rappresentanza che hanno tutti agito per l’ottenimento dei risultati attesi e fatto sì che la categoria crescesse rapidamente e culturalmente. Per una completezza di analisi andrebbero presi in considerazione anche gli scritti prodotti dagli altri attori sindacali (magari intervistando coloro che hanno ricoperto incarichi a livello nazionale) oggi confluiti tutti nell’Ancl Sindacato Unitario.

Relativamente alla funzione e al ruolo dei consulenti del lavoro in Italia credo che la visione dell’Autore sia da considerarsi parziale perché la nostra è una categoria complessa, interdisciplinare, con una marcata vocazione sociale a garanzia della legalità nello svolgimento dei rapporti di lavoro e non solo quelli subordinati. Non si può vedere la categoria esclusivamente operante in un rapporto di mediazione tra ordinamento statuale e ordinamento intersindacale. Né ritengo che il consulente del lavoro debba rimediare alla mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione. Non sono neanche d’accordo quando si sostiene che il consulente del lavoro ispira gli imprenditori ad affidarsi a sistemi associativi ad hoc. Che qualche consulente operi in tal senso non è da escludere ma non è certo la visione della Categoria che ha, e continua a farlo, ampiamente denunciato il fenomeno del dumping contrattuale, tallonando sia gli imprenditori che le organizzazioni sindacali pregandoli di svegliarsi dal profondo letargo in cui sono caduti. E certamente non sono sufficienti gli accordi interconfederali sulla rappresentanza a risolvere il problema.

Totalmente d’accordo invece nel riconoscimento del ruolo di terzietà al consulente del lavoro nello svolgimento della quotidiana attività. Non potrebbe essere diverso, la nostra deontologia professionale ci impone di essere arbitri e non parte. Del resto anche altri professionisti sono remunerati dagli imprenditori ma non per questo fanno i loro interessi, si pensi al medico competente o al responsabile della sicurezza o al DPO.

Come accennavo, il nostro ruolo oggi è profondamente diverso. Mi piace ricordare le parole del Presidente della sezione lavoro del Tribunale di Milano, Dott. Pietro Martello, che in un convegno ci ha definiti “giuslavoristi di prossimità”. È una bella definizione che ben ci identifica. Ma non siamo solo quello. Siamo anche i gestori della risorsa umana. Al fianco dell’imprenditore portiamo l’impresa al successo mediante la scelta prima, e la gestione poi, della risorsa umana. La nostra visione di impresa, che cerchiamo di trasferire all’imprenditore, è quella di impresa avventura. Avventura (sinonimo di impresa) nella quale i collaboratori devono essere costantemente informati sugli obiettivi da raggiungere, motivati nella loro attività e partecipati ai risultati dell’impresa.

Che dire poi della conoscenza del diritto internazionale per poter gestire al meglio la mobilità dei lavoratori.

In fondo, è proprio partendo dalla terzietà che si comprendono non solo la ricchezza e le potenzialità della figura del consulente del lavoro ma anche che, specie per le piccole e medie imprese, il mondo del lavoro non può trovarsi schiacciato nel solo binomio legge/ contrattazione (spesso fonti di reciproche rigidità o viziate da presupposti ideologici) e appesantito dalla burocrazia, ma deve implementare strumenti moderni (ad esempio la certificazione e l’asseverazione) rivalutando il ruolo professionale che tanto impulso, anche in modo “chirurgico”, può dare ad una sana e lungimirante imprenditorialità. Non è certo sufficiente un editoriale per mettere in evidenza le qualità e il ruolo del consulente del lavoro oggi. Tuttavia mi farà piacere confrontarmi con l’Autore dell’indagine, se lo vorrà, per dargli altri punti di vista e spunti per eventualmente continuare il suo lavoro di ricerca e di analisi.

Voglio concludere questo editoriale ricordando (a noi per primi) che la Legge n. 12/79 oggi non ci rappresenta più. È, tra l’altro, un condominio troppo affollato. Sono in troppi, senza alcun specifica professionalità, ad essere autorizzati a svolgere una professione che va annoverata tra quelle di cui il Paese ha maggiormente bisogno (e non lo dico io, ma una indagine che ci vede al terzo posto dopo i medici e gli ingegneri). A nulla servono le riserve di legge se poi tutti ne abusano (normalmente impuniti). In passato i Sindacati di Categoria hanno lottato per ottenere quello che abbiamo. Oggi i nostri vertici nazionali, Sindacato in testa, dovrebbero adoperarsi senza indugio per proporre una sostanziale riforma delle nostra legge professionale. Discussioni in tal senso ne abbiamo già fatte tante.

Ciao Claudio

La vacanza agostana 2020 è stata squarciata dalla triste notizia della scomparsa di Claudio Savio. Una scomparsa tanto inattesa quanto prematura. La formazione è stata la sua vita. Alla Direzione di Enaip Lombardia ha ospitato diversi corsi di formazione per noi consulenti del Lavoro. Una persona squisita e di una umanità senza pari, sempre a disposizione di tutti. Sempre con il sorriso e pronto a risolvere qualsiasi problema.

Conoscendo lui ho conosciuto Maria Grazia Silvestri (per quei pochi che non la conoscono è la responsabile della segreteria dell’Ancl UP di Milano e l’organizzatrice di tutta la formazione che viene svolta a Milano in favore dei Colleghi) divenuta poi la Signora Savio. Ciao Claudio, a te i nostri pensieri e le nostre preghiere.

A Maria Grazia il nostro affetto e il nostro cordoglio vivissimo.

Un abbraccio infinito anche a nome di tutti i consulenti del lavoro che tu tanto hai a cuore. Potito di Nunzio

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