Il Punto – INPS: Indispensabile una sanatoria!

1Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

 

In un Paese normale non si penalizzerebbe una categoria professionale che, affrontando quotidianamente tutti i rischi connessi al Covid-19, si è prodigata per assicurare alle aziende e soprattutto ai dipendenti una continuità amministrativa e retributiva, fornendo all’Inps e alle aziende, tutti i dati necessari per poter pagare correttamente i dipendenti.

Non è pensabile quindi penalizzare chi, nella totale confusione normativa, ha inviato con un giorno di ritardo i Modd. SR41. È semplicemente assurdo, ad esempio, penalizzare un collega che, ammalato di Covid, con tutti i suoi dipendenti, ha adempiuto ai propri obblighi con qualche giorno di ritardo.

È ora che il Legislatore ci ascolti e rimetta in termini tutte quelle situazioni che hanno fatto ricadere sulle finanze dei colleghi gli oneri relativi al mancato riconoscimento della Cig. Un Legislatore che ha emanato provvedimenti scoordinati, impossibili da applicare, non può introdurre la decadenza dalla Cig a seguito di un inadempimento formale da espletare in tempi così stringenti e soprattutto incerti nella fase di prima applicazione della norma.

Non sarà sfuggito che, notizia letta su “Il Sole 24 Ore” del 26 gennaio 2021, ci sono ancora 190.000 lavoratori in attesa del pagamento della Cig da parte dell’Inps. Ovviamente per questi ritardi nulla succede.

Sono asimmetrie ingiustificate e intollerabili.

Il nostro CNO, su sollecitazioni che sono arrivate da ogni parte d’Italia e non solo da parte del CPO di Milano, si sta impegnando alacremente per far approvare una norma che ponga fine a questo obbrobrio normativo. Intanto i colleghi sono chiamati a risarcire i clienti per la mancata concessione della Cig da parte dell’Inps.

A tal proposito, segnalo l’iniziativa dell’Ancl Nazionale che invita i Presidenti delle Unioni provinciali ad inviare una “Richiesta di intervento operativo sulle situazioni di mancata erogazione delle integrazioni salariali per causale Covid-19 in virtù

del presunto ritardo nell’invio dei modelli SR41. Insostenibile situazione sociale.”. Cosa che il Presidente dell’Ancl UP di Milano, Collega Alessandro Graziano, ha prontamente fatto. A seguire la lettera del Presidente dell’Ancl Nazionale, collega Dario Montanaro, che ringrazio, e la bozza della Richiesta.

Ma c’è un’altra situazione che sta angosciando Aziende e Consulenti. 

La c.d. “eccedenza al massimale”. Molto brevemente riepilogo l’accaduto.

• Le aziende chiedono al lavoratore, all’atto dell’assunzione, il rilascio di una dichiarazione sulla propria posizione contributiva ante 1996.

• Il lavoratore dichiara di non aver alcuna settimana di contribuzione prima di tale data.

• L’azienda, per questo lavoratore, applica correttamente il massimale di retribuzione non versando alcuna contribuzione pensionistica sulla retribuzione eccedente il massimale.

• L’Inps, a distanza di 25 anni, inizia a fare i controlli e si scopre che il lavoratore aveva rilasciato una dichiarazione non corretta. Povero, si era dimenticato di aver fatto la comparsa nel 1990 in una ripresa cinematografica quando frequentava l’università e per quella giornata l’azienda di produzione gli aveva versato i contribuiti obbligatori.

• L’Inps quindi chiede all’azienda di sanare la contribuzione dal 2015 in poi (ambito prescrizionale) addebitando all’azienda non solo la contribuzione non versata ma anche le sanzioni per ritardato versamento della contribuzione. E quando lo fa? Poco prima di Natale 2020, al termine un anno di pandemia che ha visto le aziende in grave difficoltà produttiva, economica e soprattutto finanziaria.

Non esprimo alcun commento ma pongo solo alcune domande:

1) Come mai l’Inps ha impiegato 25 anni per attivare questi controlli?

2) E per gli anni colpiti da prescrizione per i quali l’Inps non riesce più a recuperare la contribuzione dovuta, c’è qualcuno che risponde?

3) Ha senso addebitare al datore di lavoro sanzioni per qualcosa di cui non ha colpa? Non sarebbe il caso di addebitare i soli interessi legali?

4) Vero che il rapporto assicurativo intercorre tra azienda e Inps e che l’azienda ha la responsabilità del versamento della contribuzione. Ma perché deve essere l’azienda a rincorrere il lavoratore cessato per farsi restituire almeno la quota della contribuzione a suo carico?

 

 

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