Il Punto – CRISI D’IMPRESA: ANCORA UN RINVIO

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

 

In Gazzetta Ufficiale il D.l. n. 118/2021, che rinvia al 16 maggio 2022 l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza fornendo, tuttavia, alle imprese in difficoltà ulteriori strumenti per il risanamento delle attività che rischiano di uscire dal mercato. In particolare, il Decreto introduce l’istituto della “composizione negoziata della crisi”, un percorso di composizione esclusivamente volontario e caratterizzato da assoluta riservatezza, cui si accede tramite una piattaforma telematica: all’imprenditore si affianca un esperto, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, al quale è affidato il compito di agevolare le trattative con i creditori necessarie per il risanamento dell’impresa.

Il provvedimento si compone di tre capi, il primo dei quali (“Misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale”) interviene nell’attuale situazione di generalizzata crisi economica causata dalla emergenza epidemiologica per fornire alle imprese in difficoltà nuovi strumenti per prevenire l’insorgenza di situazioni di crisi o per affrontare e risolvere tutte quelle situazioni di squilibrio economico-patrimoniale che, pur rivelando l’esistenza di una crisi o di uno stato di insolvenza, appaiono reversibili.

Le principali novità previste nel Capo I del provvedimento riguardano:

  • due differimenti di entrata in vigore di norme del Codice della crisi d’impresa;
  • l’introduzione di un nuovo strumento per la composizione della crisi;
  • modifiche alla legge fallimentare in materia di concordato e accordo di ristrutturazione del debito.

Scopo dichiarato del Legislatore è provare a sostenere le molte imprese che non saranno in grado di garantire la propria continuità aziendale una volta venuti meno i numerosi interventi di sostegno tramite i quali lo Stato, mediante regole che hanno temporaneamente modificato gli istituti del diritto societario e sostegni di tipo finanziario ed economico riconosciuti alle imprese, ha ridotto il peso della crisi sulle attività produttive. La preoccupazione del Legislatore è che tali imprese non abbiano, ad oggi, “idonei mezzi o strumenti per analizzare e comprendere la situazione in cui si trovano né per evitare che la crisi degeneri in dissesto irreversibile”. E tale constatazione è particolarmente evidente “per le micro, piccole e medie imprese, che rappresentano il substrato del sistema produttivo nazionale e che possono essere efficacemente sostenute se le si accompagna in un processo di presa di coscienza della situazione aziendale esistente e delle soluzioni praticabili per prevenire la crisi o per raggiungere il risanamento aziendale in caso di crisi, o di insolvenza, già esistente”.

Riguardo al Codice della crisi d’impresa, ricordo che sono numerose le norme di diritto del lavoro interessate da interventi specifici derogatori.

Inoltre, il Codice prevede il nostro ingresso in qualità di gestori della crisi d’imprese nelle aziende che abbiano dipendenti in forza. Un riconoscimento alla nostra professionalità che può portare al risanamento o al salvataggio delle aziende in crisi.

A seguito dell’emanazione del D.l. si è ingenerata una certa confusione che è bene chiarire per evitare confusione sul ruolo del Consulente del Lavoro. Non bisogna confondere tra l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori della crisi e la figura di componente dell’OCRI, organismo preposto al procedimento conseguente alle misure di allerta che, col Decreto legge approvato il 24 agosto 2021 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 202/2021, vede uno slittamento dell’attivazione delle misure di allerta e quindi del OCRI al dicembre 2023.

L’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori della crisi, infatti, abilita alla funzione, oltre che di componente dell’OCRI, anche di curatore, commissario giudiziale ecc., professionisti che saranno utilizzati nelle nuove procedure (liquidazione giudiziale ex fallimento, concordato preventivo ecc.) che sono attivate col Codice della crisi dal 16 maggio 2022.

Per l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori della crisi è necessario aver conseguito il titolo di perfezionamento del Corso universitario in Crisi d’impresa, che consentirà di esercitare le funzioni di curatore e commissario giudiziale ecc. dal 16 maggio 2022 e quelle di componente dell’OCRI dal 31 dicembre 2023.

Il Decreto legge approvato dal Governo non incide quindi in alcun modo sull’Albo dei gestori della crisi, se non per il fatto che spostando l’entrata in vigore del Codice della Crisi alla primavera 2022 fa slittare l’attivazione dell’Albo. Quest’ultimo, pertanto, sarà attivato nei prossimi mesi a seguito dell’emanazione del Decreto attuativo del Ministro della Giustizia.

Nessun problema si pone dunque circa il titolo conseguito frequentando i corsi universitari specificamente organizzati sulla Crisi d’Impresa (come quello, ad esempio, organizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e dall’Università Telematica San Raffaele di Roma).

Il nostro CPO è in contatto con le Università milanesi per organizzarne uno nella nostra Città.

In attesa, ho chiesto all’amico Prof. Lucio Imberti di fare il punto della situazione alla luce delle modifiche introdotte dal recente D.l. n. 118/2021 (vedi articolo nelle pagine a seguire).

Segnalo anche che il Prof. Imberti è Autore di una recente pubblicazione (2020) sui “Profili lavoristici del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il bilanciamento partecipato tra tutela dei creditori e tutela dei lavoratori”, volume che raccoglie un’analisi delle norme e dei principi contenuti nella Legge delega n. 155/2017 e delle norme di rilevanza lavoristica del D.lgs. n. 14/2019. Si tratta di norme che racchiudono una riforma in costante divenire la cui entrata in vigore era prevista per il prossimo mese di settembre. Ma ancora una volta, come detto, l’appuntamento con la riforma è stato rimandato.

Nel volume particolare attenzione viene dedicata alle norme di rilevanza lavoristica con un capitolo conclusivo nel quale l’Autore riflette sul “difficile, ma non impossibile bilanciamento tra diritto concorsuale e diritto del lavoro”.

 

 

 

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