Il Punto

L’Inps dalla memoria corta.

 

Di Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano 

 

Dedico questo editoriale allo stato di salute dell’Istituto e ai suoi sintomi di invecchiamento.

Perdere la memoria è un sintomo da non trascurare. Digitando in rete il sintomo, leggo sul sito dell’Humanitas (noto Ospedale e centro universitario milanese) quanto segue:

“La perdita della memoria consiste nella difficoltà di ricordare eventi passati, recenti o meno. Il disturbo potrebbe comparire per un certo lasso di tempo o perdurare divenendo cronico (condizione legata all’avanzare dell’età).

Un trauma cranicostress psicofisico, sostanze stupefacenti o alcoliche, carenze vitaminiche o una terapia antitumorale possono favorire l’insorgenza del disturbo.

Solo individuando la causa scatenante la perdita della memoria è possibile approntare cure e trattamenti adatti.

Quando la perdita della memoria ha gravi ripercussioni sulla vita di tutti i giorni è consigliato un consulto medico.”.

Un po’ di preoccupazione viene a leggere quanto riportato nel sito, anche perché le malattie associate a tale sintomo sono importanti e le ometto per non spaventare ulteriormente il presunto malato. Tuttavia una vista medica andrebbe fatta, considerato anche che l’Inps di medici ne ha tanti al suo servizio.

Scherzi a parte, la vicenda nasce dalla circ. Inps n. 121/2019 e dal messaggio successivo n. 3447 del 24 settembre 2019 relativo al versamento degli arretrati della contribuzione addizionale della Naspi dovuto nei casi di rinnovo del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.

La circolare detta istruzioni per il versamento della contribuzione arretrata e relativa al periodo 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del D.L. n. 87/2018) ed agosto 2019 (data di emanazione della circolare Inps). In tale circolare l’Inps stabilisce che gli arretrati debbano essere versati entro il 30 settembre 2019. Con il messaggio citato, invece, concede proroga di un mese portando la scadenza al 31 ottobre 2019.

Ed è proprio questa disposizione che mi fa preoccupare sullo stato di salute dell’Inps, perché l’Istituto non ricorda la Delibera del proprio Consiglio di Amministrazione n. 5 del 23 marzo 1993 e del D.M. 7.10.1993 che ne ha dato esecutività (non mi risultano abrogazioni). Tale delibera riguarda la regolamentazione della materia relativa alla denuncia ed al versamento delle contribuzioni previdenziali ed assistenziali all’Istituto nazionale della previdenza sociale delegificata ai sensi dell’art. 10 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito nella Legge 29 febbraio 1988, n. 48.

Si legge nella circolare che “il Consiglio, con detta  delibera  adottata nell’esercizio  del  potere di delegificazione attribuitogli dall’art. 10 del D.L. 30.12.1987, n.  536  convertito  nella Legge  29.2.1988,  n.  48,  ha  regolato  rilevanti  aspetti inerenti  le  modalità per l’assolvimento degli adempimenti contributivi da parte dei datori di lavoro.

Si illustrano, pertanto, di seguito i principi dettati con la delibera.

1) Modifiche in campo normativo aventi riflessi sulla misura ed il  versamento  delle  contribuzioni  previdenziali   ed assistenziali. 

Il  primo  criterio adottato dal Consiglio è scaturito dalla considerazione che in occasione della introduzione  di novità  in  materia contributiva – sempre più frequenti ed il più delle volte disposte  con  decreto-legge  a  ridosso delle  scadenze previste – sono a disposizione dell’Istituto tempi ristrettissimi per dare notizia  delle  innovazioni  e per  fornire  le  indicazioni, complesse e minuziose, per la compilazione della modulistica, il rispetto delle  quali  è alla  base  di una corretta gestione delle posizioni contributive aziendali, e dei datori di  lavoro  per  adeguare  le proprie  procedure  e  provvedere ai conseguenti adempimenti contributivi.

In tali casi è stata, quindi, ravvisata  una  vera  e propria  situazione di impossibilità oggettiva ad adempiere nei termini agli obblighi di legge, in  particolare  per  le imprese che si avvalgano di tecnologie informatiche.

In  relazione a quanto sopra e’ stato fissato il criterio per il quale in presenza di innovazioni normative aventi riflessi  sulla  misura  ed  il  versamento  dei  contributi previdenziali  ed assistenziali,  la   sistemazione   delle partite  connesse con i mutamenti in campo contributivo può essere effettuata entro il giorno 20 (oggi 16) del terzo mese  successivo  a  quello  di  emanazione da parte di questa Direzione Generale delle relative istruzioni applicative ed operative, con la maggiorazione sulle eventuali differenze contributive dovute dei soli interessi al tasso legale.

Per l’attuazione della disposizione di cui trattasi, in occasione del sopraggiungere delle citate innovazioni,  con apposita circolare verranno fornite le indicazioni in merito ai  contenuti delle nuove disposizioni ed alle modalità con le quali i datori di lavoro  dovranno  adeguarvisi nell’assolvere  agli  obblighi  di denuncia e versamento delle contribuzioni previdenziali ed assistenziali  dovute  a  questo Istituto.

La  sistemazione  delle partite di cui sopra, da espletare entro il giorno 20 (oggi 16) del terzo mese successivo  a  quello di  emanazione  della  predetta  circolare, ove dia luogo al versamento    di    differenze    contributive, comporta l’applicazione  sulle  somme  dovute  a tale  titolo degli interessi al tasso legale.”.

A questo punto un po’ di considerazioni sono necessarie:

  1. Impiegare oltre un anno per dare disposizioni operative è davvero fuori da ogni logica. Pretendere poi che a seguito delle istruzioni impartite il 9 settembre 2019 le aziende e i loro consulenti debbano sistemare tutte le pendenze nello stesso mese di settembre, al sottoscritto, onestamente sembra paradossale. Però, dopo aver fatto notare all’Inps che l’operatività sarebbe stata pressoché impossibile, ecco la proroga di un mese. Ma le case di software non sono ancora pronte per effettuare i conguagli e per sistemare le retribuzioni già nel mese di settembre;
  1. Da sempre, invece, l’Inps aveva adottato, correttamente, il disposto di cui alla delibera del Cda richiamata e tra l’altro senza neanche chiedere gli interessi legali. Non si comprende perché in questo caso specifico non sia stata tenuta in considerazione. Avrebbe dato più ampio respiro senza mettere in ambasce le aziende, le case di software e i consulenti. Una dimenticanza? La voglia di far cassa subito? Da notare che il mancato versamento è dipeso esclusivamente da assenze di istruzioni Inps;
  1. Quando riusciremo a lavorare con serenità senza l’angoscia degli adempimenti repentini e senza vessazioni? E’ chiedere troppo? Eppure l’Inps sta investendo molto nella customer care. Ma se questi sono i risultati!!!!!
  1. Non sarebbe un brutto messaggio leggere un errata corrige con la quale l’Inps annuncia che gli arretrati (compreso settembre 2019) possano essere sistemati con il versamento delle contribuzioni di novembre entro il 16 dicembre 2019.

Riporto, senza commento, due commi dell’art. 97 della nostra Costituzione:

“I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.”

 

 

 

 

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