Il nuovo regime dei “lavoratori impatriati”: una visione d’insieme

di Vincenzo Favaloro, Consulente del Lavoro, Revisore Legale in Garbagnate 

Come noto, l’art. 5 del D.L. n. 34/2019 (c.d. “Decreto Crescita”) – convertito con modificazioni dalla Legge n. 58/2019 – ha introdotto rilevanti modifiche alla normativa di cui al regime dei c.d. “Lavoratori Impatriati” (art. 16 del D.lgs. n. 147/2015).

Difatti, le novità introdotte dal Decreto in oggetto hanno portato tanto ad una semplificazione delle condizioni di accesso al regime, quanto ad una sostanziale estensione dello stesso sia in termini di misura dell’agevolazione che con riferimento all’ambito temporale.

In particolare, i lavoratori che trasferiscono la residenza fiscale in Italia ai sensi dell’art. 2 del Tuir, al fine di beneficiare della rinnovata agevolazione, devono soddisfare i seguenti requisiti (Cfr. art. 16, co. 1, D.lgs. n. 147/2015, così come modificato dal c.d. “Decreto Crescita”):

  • non devono essere stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento;
  • si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;
  • l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

In aggiunta, il Legislatore ha altresì esteso l’applicazione del richiamato regime anche a coloro che intendono avviare un’attività di impresa in Italia a partire dal periodo d’imposta 2020 (comma 1 bis)).

Pertanto, rispetto alla precedente formulazione:

  • è stato ridotto il periodo richiesto di residenza all’estero prima del trasferimento in Italia (da 5 anni si passa a 2 anni fiscali);
  • non rileva più il requisito dell’elevata qualificazione e/o specializzazione dei lavoratori e
  • non è più richiesto che l’attività sia svolta presso un’impresa residente o controllata/collegata ad un’impresa italiana.

In aggiunta, va altresì segnalato che i requisiti di cui all‘art. 16, co. 2 rimangono sostanzialmente invariati rispetto al passato. Di conseguenza, l’agevolazione in parola, si applica anche ai cittadini di Paesi extra-UE con i quali risulta in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni ovvero un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale con l’Italia, che rispettano i seguenti requisiti:

  • sono in possesso di un diploma di laurea;
  • hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più ovvero
  • hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post

Pertanto, in presenza delle condizioni sopra riportate, i redditi di lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia – a partire dal 2020 – concorreranno alla formazione del reddito complessivo:

  • limitatamente al 30% del loro ammontare (estendendo di fatto l’attuale esenzione dal 50% al 70%) in tutti i casi “ordinari”;
  • limitatamente al 10% del loro ammontare (i.e. esenzione pari al 90%) per i soggetti che trasferiscono la residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia;
  • limitatamente al 50% del loro ammontare (e non si potrà altresì applicare la riduzione del 10% nelle ipotesi previste) per i redditi degli sportivi professionisti ex n. 91/81. Per tali soggetti l’esercizio dell’opzione per il regime speciale comporterà, altresì, il versamento di un contributo pari allo 0,5% della base imponibile.

Tra le novità di maggior interesse va senz’altro sottolineata l’estensione dell’ambito soggettivo (“nuovo” comma 5 ter) ai cittadini italiani residenti all’estero, che – pur non essendosi mai iscritti all’Aire (ovvero cancellati dall’Anagrafe della Popolazione Residente) – abbiano avuto la residenza fiscale in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni, nei due periodi d’imposta antecedenti il trasferimento (dinamica, verosimilmente, comprovabile attraverso la produzione di apposito certificato di residenza fiscale rilasciato dall’autorità fiscale estera). In particolare, il Legislatore ha voluto estendere tale possibilità non solo ai cittadini italiani non iscritti all’Aire che risulteranno fiscalmente residenti a partire dall’1.1.2020, ma anche a coloro già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, garantendo – a questi ultimi – la possibilità di accedere alla precedente agevolazione del 50% con riferimento ai periodi d’imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado del giudizio nonché per i periodi d’imposta per i quali non sono decorsi i termini di cui all’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973. Non si fa luogo, in ogni caso, al rimborso delle imposte versate in adempimento spontaneo.

Per quanto attiene la durata dell’agevolazione si specifica che, in linea generale, è applicabile per 5 periodi d’imposta, decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia (1+4). Tuttavia, secondo le nuove disposizioni, il regime di favore potrà trovare applicazione per ulteriori 5 periodi d’imposta (per un totale di 1+9 annualità), con una riduzione dell’agevolazione al 50% (a partire dal sesto anno di applicazione), nel caso in cui ricorrano le circostanze riportate all’interno del comma 3 bis):

  • i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento (l’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà);
  • i lavoratori abbiano almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.

Nel caso in cui i lavoratori abbiano almeno tre figli minorenni o a carico (anche in affido preadottivo), l’agevolazione spetta comunque per ulteriori 5 periodi d’imposta, ma il reddito è imponibile in misura pari al 10%.

Infine, per espressa previsione normativa, l’agevolazione di cui al regime speciale dei “lavoratori impatriati”:

  • non è cumulabile con altre agevolazioni quali: il regime speciale per il trasferimento di ricercatori e docenti dall’estero (art. 44 del D.L n. 78/2010) e il regime dei c.d. “neo domiciliati” (art. 24 bis del Tuir);
  • spetta sempre e comunque nei limiti del regime de minimis (art. 8-bis del D.L. n. 148/2017 convertito).

Pertanto, considerando l’impatto e la portata della novella normativa – oltre ad attendere opportuni chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate soprattutto con riferimento al coordinamento con la precedente disciplina – appare senz’altro consigliabile procedere con analisi “caso per caso” per verificare, ex ante, il rispetto delle richiamate condizioni di accesso al regime scongiurando qualsiasi rischio di successivo disconoscimento da parte delle Autorità.

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