IL NUOVO FONDO BILATERALE DEL TRIS: Prepensionamenti “intelligenti” per il comparto chimico-farmaceutico

di Antonello Orlando, Consulente del lavoro in Roma e Bologna

 

A seguito della apparizione del Decreto interministeriale definito in accordo fra il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia e delle Finanze, agli storici fondi bilaterali del credito e delle assicurazioni che da anni aiutano a essere accompagnati a pensione, si aggiunge il nuovo Fondo Tris, accessibile alle imprese del settore chimico e farmaceutico.

Il Fondo, il cui accordo collettivo istitutivo risale al febbraio 2018 e ha richiesto più di due anni per essere recepito dai dicasteri competenti, prevede, rivolgendosi ad aziende che già sono dotate di integrazioni salariali (rientrando infatti il settore sia nel campo Cigo sia Cigs), due prestazioni di grande interesse: l’assegno straordinario di accompagnamento alla pensione e le prestazioni ulteriori quali ricongiunzioni e riscatti di laurea a onere del datore di lavoro. L’accesso sarà riservato alle imprese del settore chimico, comprendendo le aziende dei comparti farmaceutico, abrasivo, fibre chimiche, gpl e lubrificanti, senza che sia richiesto alcun requisito di tipo dimensionale in riferimento all’organico dell’azienda o di anzianità aziendale dei lavoratori interessati. Analogamente a quanto previsto dal fondo del credito, i beneficiari potranno essere tutti i dipendenti delle aziende coinvolte, dunque, non solamente operai, impiegati e quadri, ma anche gli appartenenti alla categoria dirigenziale.

Tenendo conto dell’attuale divieto di licenziamento dovuto all’emergenza epidemiologica in corso e della ulteriore proroga di questa misura prevista fino alla fine di marzo, i datori di lavoro che, vista anche la difficile situazione economica, siano interessati ad implementare un piano di esodo, anche con adesione volontaria dei dipendenti, possono trovare di particolare interesse l’assegno straordinario di sostegno al reddito che consente una risoluzione consensuale con un solo obiettivo comune: la pensione.

Per poter accedere alla prestazione, il datore di lavoro dovrà siglare due accordi, il primo di tipo sindacale per l’accesso al fondo, anche con una procedura di licenziamento collettivo fondata sulla base della non opposizione dei lavoratori ex L. n. 223/1991, e il secondo da siglare con i lavoratori coinvolti per terminare il rapporto di lavoro e consentire l’accesso all’assegno. Quest’ultimo potrà durare, al massimo, per un periodo di cinque anni e potrà essere attivato in favore di tutti i dipendenti che, entro 60 mesi dal termine del rapporto di lavoro, maturino i requisiti richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia (67 anni di età e 20 di contributi, fino al 2022) o alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne, fino al 2026) includendo nei 60 mesi anche la finestra trimestrale introdotta dal D.l. n. 4/2019. Sono fuori da questo perimetro, dunque, i lavoratori che aggancino nei 5 anni forme di pensione derogatoria come la “opzione donna” o i lavoratori precoci, salvo future delibere del Comitato del Fondo. Il Decreto interministeriale riconosce anche la possibilità di un accompagnamento verso l’accesso a pensione in Quota 100 con l’impegno, però, del datore di lavoro di assumere un numero di lavoratori da specificare nel testo dell’accordo sindacale, così come già previsto dal D.l. n. 4/2019. Questa ultima possibilità, però, non risulta essere particolarmente interessante per le aziende se teniamo conto che i requisiti di accesso a Quota 100 (almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi) devono essere maturati entro la fine del 2021 a fronte di tempi di incardinamento e funzionamento del fondo che si allungano sul medio periodo. Il Decreto interministeriale, a differenza dell’accordo siglato dal comparto chimico nel 2019, non fa menzione della possibilità di far ricorso al cumulo, alla totalizzazione o al computo in Gestione Separata per raggiungere i requisiti contributivi richiesti per i diversi accessi a pensione. Allo stato attuale, dunque, i requisiti dovranno essere maturati tutti in unica Gestione, senza potere sommare eventuali periodi in cassa professionale, gestioni Inps come ex Inpdap, fondo telefonici o elettrici. Il costo che il datore di lavoro dovrà sostenere, in caso di accesso a pensione di vecchiaia, corrisponderà alla pensione maturata dal lavoratore al momento dell’esodo. A differenza dell’assegno straordinario del settore assicurativo o della isopensione Fornero che riconoscono la contribuzione correlata piena negli anni di accompagnamento alla pensione, nel caso del Tris non è prevista la corresponsione della contribuzione per i 5 anni massimi di copertura del Fondo. Al contrario, nel caso di accesso a pensione anticipata, la contribuzione IVS a carico del solo datore di lavoro sarà riconosciuta sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi fino alla maturazione dei requisiti contributi (ad esclusione, dunque, della finestra trimestrale).

Punto non chiaro del Decreto è il meccanismo posto alla base del calcolo dell’importo dell’assegno straordinario. Questo dovrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti e si potrebbe decidere di seguire la strada già tracciata per il calcolo dell’assegno del fondo del settore assicurativo per il quale viene incluso anche il valore della futura contribuzione a carico del datore di lavoro (la c.d. promessa) che consente di massimizzare il valore dell’assegno rendendolo più appetibile per i lavoratori.

Il Decreto interministeriale, rifacendosi, seppur in parte, all’allegato tecnico dell’accordo sindacale del comparto chimico, prevede la possibilità di un abbattimento del costo aziendale del valore di prestazioni “pubbliche”, come, ad esempio, le misure di sostegno al reddito per la risoluzione del rapporto di lavoro rappresentate dalla Naspi, annullando nei periodi di percezione di contribuzione figurativa anche della contribuzione correlata prevista per l’assegno verso la pensione anticipata. Questa previsione dovrà essere attuata in maniera molto accorta considerando che, di norma, l’accesso ai fondi avviene attraverso risoluzioni consensuali che non garantiscono in alcun modo il diritto alla Naspi. Difficile non vedere in questa formulazione una “interferenza” testuale del contratto di espansione (art. 41, D.lgs. n. 148/2015) che tuttavia prevede esplicitamente uno sconto nei costi del datore di lavoro pari al valore della Naspi maturata. A differenza di quanto inizialmente previsto dall’accordo sindacale nazionale di settore, nel decreto è assente ogni riferimento alla R.I.T.A., non certo una prestazione pubblica nella sua definizione, ma comunque una misura che avrebbe potuto abbattere i costi del datore di lavoro e dare così vita ad un sistema integrato di accompagnamento alla pensione finanziato anche grazie al montante contributivo della previdenza complementare, anche visto gli ottimi risultati riportati nel tempo sia dal Fonchim sia dal Previndai.

L’assegno straordinario potrà essere erogato con rate mensili, ma anche in unica soluzione a richiesta del lavoratore al momento dell’esodo per un importo massimo pari al 50% del valore complessivo delle rate mensili, ma, in questo caso, qualora si acceda alla pensione anticipata, non sarà riconosciuta alcuna contribuzione figurativa.

La percezione dell’assegno è compatibile con rapporti di lavoro autonomo o dipendente, con obbligo di comunicazione al Fondo entro 10 giorni, a pena di decadenza, per chi percepisce anche la contribuzione correlata a carico aziendale.

Le prestazioni erogate dal Tris non si limitano all’assegno straordinario, ma, come anticipato, si estendono a misure volte a riscattare o ricongiungere periodi utili per conseguire qualunque diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia.

I datori di lavoro aderenti al Fondo Tris avranno la possibilità di sostenere le ulteriori prestazioni legate a riscatti di laurea, anche in forma agevolata, e oneri di ricongiunzione. In questo caso, le aziende dovranno versare l’onere direttamente a Inps, senza alcun costo di lordizzazione. Le aziende potranno, dunque, incrementare, con pagamento in unica soluzione, l’anzianità contributiva dei propri dipendenti, qualora questi abbiano anni di studi universitari da riscattare o contribuzione in altre gestioni da ricongiungere (circolare Inps n. 105/2019). Riscattando, ad esempio, tre anni di studi universitari, un dipendente che distava sei anni dalla pensione anticipata potrà accedere al Fondo per un periodo di tre anni, fino alla maturazione dei requisiti per la pensione. Nel caso di un dipendente a cui manchino tre anni dalla pensione anticipata, il datore di lavoro potrà, a valle di un accordo di accesso al Fondo, versare l’onere di riscatto in unica soluzione, permettendo l’accesso immediato a pensione senza alcuna permanenza nel Fondo stesso per godere l’assegno straordinario.

Il contributo da destinare al Fondo Tris sarà di tipo ordinario, corrispondente alla cifra fissa di tre euro su base annua, di cui 2/3 a carico dell’azienda e 1/3 a carico del dipendente. Le prestazioni erogabili saranno finanziate direttamente dal datore di lavoro il quale verserà a Inps i relativi oneri. La provvista dell’assegno straordinario, differentemente da quanto accade in altri fondi bilaterali, come quello assicurativo, dovrà essere versata in unica soluzione prima di poter accedere alla prestazione, comportando per i datori di lavoro il pagamento di un importo anche di notevole entità soprattutto nel caso di provviste di durata massima, pari a cinque anni. Tale esborso in unica soluzione, specie per prepensionamenti di grandi dimensioni, potrà causare non pochi “mal di pancia” al dipartimento Finance delle aziende interessate, rendendo ancora una volta più appetibile, pur se più costosa, la isopensione Fornero che ha da sempre previsto la copertura fideiussoria e un conseguente esborso frazionato mensile per tutta la durata del piano di accompagnamento alla pensione.

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