Il nuovo diritto sindacale 4.0

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

Mariella Magnani indaga l’influenza delle nuove tecnologie nel diritto sindacale

Il contributo dell’Autrice è dedicato all’impatto inarrestabile1 delle nuove tecnologie sulle relazioni industriali e, soprattutto, sui diritti sindacali che trovano, nei processi di digitalizzazione, ulteriori strumenti di operatività. Stiamo assistendo al superamento della “materialità” dei luoghi, in cui i diritti sindacali codificati quali l’assemblea, il referendum, lo sciopero o l’affissione sperimentano nuove modalità di espressione – anche sotto il profilo dei mezzi di reazione del datore di lavoro – favorendo l’emersione di luoghi paralleli, parecchio incisivi, di formazione della volontà collettiva2.

LAVORO DIGITALE, LAVORO “AGILE” E RELAZIONI COLLETTIVE

Data la fluidità del fenomeno serve differenziare tra le nuove forme di lavoro 1) i lavoratori digitali (in primis i riders del food delivery via app) 2) dai lavoratori “agili” ovvero 3) da quelli impiegati in contesti produttivi tradizionali. I primi, spesso tacciati di essere animati da una spinta autoreferenziale3 più che dal senso del collettivo, hanno invece dato vita a coalizioni spontanee, come Deliverance Milano e Riders Union Bologna, che in qualche modo riproducono le modalità digitali proprie del lavoro tramite piattaforma.
I lavoratori si aggregano spontaneamente tramite social network, come Facebook 4, dove definiscono piattaforme rivendicative e organizzano forme di lotta5, molto sofisticate e aggressive, che sfruttano le risorse del web ed il funzionamento della piattaforma: parliamo di netstrikes, twitterstorms, occupazione, manomissione e boicottaggio sociale delle app utilizzate dalle società di servizi che si realizzano all’interno di spazi immateriali e virtuali, beneficiando dell’interazione dei titolari di profili social6. La legge sul lavoro agile (così come l’accordo interconfederale sul telelavoro7) non fa cenno all’esercizio di diritti sindacali. Per quanto possa sembrare bizzarro che i lavoratori agili lavorino in tutto e per tutto da remoto ma debbano tornare fisicamente in azienda per prendere parte ad assemblee o referendum, qui un’unità produttiva esiste e la tecnologia offre nel caso le medesime potenzialità innovative per l’esercizio di tali diritti che si presentano in contesti produttivi tradizionali8.

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE E TITOLO III DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

Arriviamo ora alla terza categoria di lavoratori, quelli appartenenti ai tradizionali contesti produttivi.
Il vero interrogativo da porsi è se l’impianto normativo del titolo III dello Statuto dei Lavoratori, incentrato sul wall-to-wall, cioè su una struttura fisicamente rintracciabile (unità produttiva, locali, bacheche), sia superato o vada solamente riportato alle condizioni attuali di progresso informatico. Il più ostico è senza dubbio l’articolo 25, sul diritto di affissione da parte delle r.s.a. dei comunicati di interesse sindacale e del lavoro, che impone al datore di lavoro di mettere a disposizione bacheche in un luogo accessibile a tutti. I principali profili di analisi sono i seguenti: hanno ancora senso questi diritti “fisici”, quando si hanno a disposizione mezzi di comunicazione prontamente accessibili? Fino a che punto si deve spingere il dovere datoriale di collaborazione tipizzato nella dotazione delle bacheche? Fino alla messa a disposizione della mail aziendale o di uno spazio virtuale all’interno del sistema telematico aziendale9? L’invio di comunicazioni all’indirizzo mail (aziendale) del lavoratore può essere posto alla stregua del volantinaggio, come decretato da diverse sentenze 10? Anche in questo caso, dunque, si potrebbe contrattare11 la predisposizione nella app che il dipendente consulta per lavorare una sezione nella quale vengono affissi testi e pubblicazioni nelle materie di suo interesse; in questo modo, per di più, potrebbe ridursi la distanza fisica tra i lavoratori, in quanto potrebbero avere un “luogo” ove incontrarsi, la piattaforma, benché in assenza di un “luogo” tradizionalmente inteso.

IL RUOLO DEL SINDACATO Pur trattandosi di fenomeni nuovi e sfidanti, siamo indubbiamente già dotati di principi e regole per affrontarli sul piano collettivo12 . Si discute di forme organizzative sindacali in modalità digitale come l’assemblea digitale (su Facebook o altri social), il digital picketing, lo sciopero mediante strumenti digitali, il proselitismo digitale, la raccolta on-line delle quote associative, il referendum on-line, la bacheca digitale ecc. La tecnologia sta svelando il suo aspetto positivo e il coinvolgimento di certe organizzazioni sindacali ce lo dimostra. Ad esempio, la Fim Cisl (certamente la Union più innovativa) ha lanciato l’idea della tessera digitale13 con il dichiarato intento di rendere più facile e certificato il processo di iscrizione al sindacato attraverso la tecnologia blockchain. Naturalmente per raggiungere questi risultati occorre che i rappresentanti sindacali siano in grado di misurarsi con gli strumenti tecnologici e di utilizzarli, ma per fini che sono già stati riconosciuti e garantiti dal nostro ordinamento giuridico, dunque anche nell’assenza di un intervento legislativo ad hoc. La vera sfida, pertanto, non è nelle norme, ma in una politica sindacale in grado di ripensare a se stessa e di rinnovarsi in questo cruciale momento di snodo, a cavallo tra la terza e la quarta rivoluzione industriale.

* Sintesi dell’articolo Nuove tecnologie e diritti sindacali pubblicato sulla rivista LLI, Vol. 5, No. 2, 2019, ISSN 2421-2695

1. “Non chiedono il permesso”, come si osserva nel bel libro di M. Bentivogli, Contrordine compagni. Manuale di resistenza alla tecnofobia per la riscossa del lavoro e dell’Italia, Rizzoli, 2019, 7.

2. Lo sottolinea bene tra gli altri A. Donini, Il luogo per l’esercizio dei diritti sindacali: l’unità produttiva nell’impresa frammentata, LLI, 2019, 5, 2.

3. Cfr. B. Caruso, La rappresentanza delle organizzazioni di interessi tra disintermediazione e reintermediazione, WP C.S.D.L.E. “Massimo D’Antona”, n. 326/2017, 9 ss.

4. V. www.facebook.com/ridersunionbologna e www.facebook.com/deliverancemilano.

5. Il 28 giugno 2019 Deliverance Milano e Riders Union Bologna hanno chiesto ai riders di non mettersi a disposizione per le consegne e alla cittadinanza di disinstallare l’app o non ordinare e di lasciare online cattive recensioni sulle compagnie di food delivery; nel febbraio 2019 a Bologna i riders si sono accorti che l’algoritmo prevedeva un compenso maggiore nelle fasce orarie in cui c’era scarsità di riders. Così si sono accordati per “sloggarsi” tutti insieme e far alzare i livelli dei compensi.

6. Cfr. A. Tassinari, V. Maccarrone, The mobilisation of gig economy couriers in Italy: some lessons for the trade union movement, Transfer, 2017, 23 (3), 354; A. Donini, Il lavoro attraverso le piattaforme digitali, BUP, 2019, 192-193; M. Marrone, Rights against the machines! Food delivery, piattaforme digitali e sindacalismo informale, LLI, 2019, 5, 1, I.20 ss. Al centro della riflessione le iniziative bolognesi nel settore del food delivery: l’opinione pubblica e il Comune sono stati parte essenziale nel processo di formazione e determinanti ai fini dell’approvazione della Carta dei diritti dei lavoratori delle piattaforme. In tema F. Martelloni, Individuale e collettivo: la “carta dei riders” viaggia su due ruote, LLI, 4, 1, 2018, 18-32.

7. In verità, l’accordo interconfederale sul telelavoro, all’art. 10, precisa che i telelavoratori godono degli stessi diritti collettivi dei lavoratori che operano all’interno dell’azienda, aggiungendo che sarà precisata fin dall’inizio l’unità produttiva cui il lavoratore sarà associato al fine di esercitare i suoi diritti collettivi.

8. Cfr. M. Marazza, Social, relazioni industriali e (nuovi percorsi di) formazione della volontà collettiva, RIDL 2019, I, 57 ss., spec. 59 ss., nota 8, che fa cenno al concetto di cyberunion, emerso a partire dal 2000, e cioè di un sindacato capace di garantire l’esercizio dei diritti sindacali in forma cibernetica, citando alcuni esempi di utilizzazione degli strumenti elettronici per lo svolgimento dell’attività sindacale.

9. Sul diritto di affissione e sulle comunicazioni endo-aziendali che avvengono mediante l’utilizzo di sistemi telematici si è pronunciata la giurisprudenza già a partire dagli anni ’90. Ad es. in senso positivo, Pret. Milano 3 aprile 1995, MGL, 1995, 337 ss.; Pret. Milano 2 luglio 1997, OGL, 1997, 948 ss.; in senso negativo, Trib. Foggia 10 luglio 2000, NGL, 2000, 560 ss.

10. Trib. Catania 2 febbraio 2009, RCDL 2009, 126 ss.

11. Che la contrattazione collettiva sia lo strumento principe per l’adattamento del titolo III alle nuove tecnologie, lo dimostra l’esperienza del settore più avanzato, sotto il profilo dell’utilizzo delle tecnologie informatiche, quello delle telecomunicazioni. Ad es., per quanto riguarda il diritto di affissione, il Ccnl già da tempo prevede che «le aziende in ciascuna unità produttiva metteranno a disposizione delle Organizzazioni sindacali stipulanti e delle R.S.U. appositi spazi, accessibili a tutti lavoratori, per l’affissione di comunicazioni. Dette affissioni saranno effettuate anche attraverso apposita bacheca elettronica, intendendosi per tale una pagina web attivata dall’azienda su richiesta delle R.S.U. nell’ambito del sistema Intranet dell’azienda medesima» (cfr. art. 11, Ccnl 1° febbraio 2013, integrato con accordo del 23 novembre 2017).

12. Cfr. ancora l’art. 11 del Ccnl 1° febbraio 2013 per il settore delle telecomunicazioni, che, dopo aver previsto la bacheca elettronica per le affissioni, accanto a quella “fisica”, demanda alla contrattazione aziendale la definizione delle “specifiche modalità operative di accesso delle R.S.U. alla bacheca elettronica”

13. Si v. Corriere della Sera, 28 giugno 2019, E per la Fim-Cisl arriva la tessera blockchain; La Stampa, 27 giugno 2019, Arriva il sindacato smart.

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