Il Ministero del “LAVORO INUTILE”

Andrea Asnaghi, Consulente del lavoro in Paderno Dugnano (MI)

In principio c’era l’UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici), ironica invenzione per prendere in giro e stigmatizzare la burocrazia dilagante. Con il passare degli anni l’ironia ha lasciato sempre più il posto all’amarezza nei confronti di persone inesperte (eufemismo) che inventano cose non utili (altro eufemismo) e quindi potenzialmente dannose, perche se il tempo è denaro, perdere tempo per niente varrà pur qualcosa. O addirittura inventano cose già in partenza nefaste, perché non solo inutili ma contro logica.

Dopo il diritto circolatorio, le leggi via power point e l’annuncio sui social, le fonti normative si arricchiscono di nuovi orpelli: ora siamo alle FAQ (che nell’occasione ha perso l’originario senso di Frequently Asked Questions, assumendo quello di Fastidiose Asserzioni Qualunquistiche). Anche con il Covid-19 il Ministero del Lavoro ha istituito sul proprio sito alcune FAQ, che avrebbero potuto essere sottotitolate “tutto quello che non avreste voluto sapere” o anche “tutto quello che qualcuno non avrebbe dovuto avere il coraggio di scrivere”. Le FAQ, anonime, hanno l’unico vantaggio – ma solo per chi le scrive – che non puoi nemmeno appellare il loro autore come meriterebbe.

Due “perle rare” meritano, a ridosso dell’uscita di questa Rivista, la nostra attenzione.

1. Lavoro agile.

Il Ministero ci dice che essendo in scadenza al 31 luglio il periodo di emergenza epidemiologica, dal 1° agosto pretenderà la comunicazione del lavoro agile ai sensi di legge. Per “semplificare” (termine che sa di presa in giro) basta trasmettere la lista dei nominativi dei lavoratori a distanza (nota: forse solo una piccola percentuale è davvero lavoro agile, il resto è qualcosa d’altro), senza allegare i contratti, però con la dichiarazione che i contratti (ipotetici) ci sono e sono detenuti dal datore di lavoro a disposizione delle Autorità preposte al controllo.

La disposizione è in nomination per il premio ”Fariseo 2020”: sappiamo tutti benissimo che in una settimana predisporre contratti – ed organizzare le cose di conseguenza – che non siano una farsa non è possibile. Il fatto è che invece di sbrigarsi a prolungare lo stato di emergenza – oppure invece di fare un piccolo decreto ad hoc sul tanto decantato lavoro agile per dilatarne l’utilizzo “agile” fino a tempi migliori – l’Esecutivo ha “i suoi tempi”, e il Ministero ci mette la peggior pezza possibile: sei obbligato, ma solo un po’, non possiamo far finta di niente ma risolviamola “all’italiana”. Il tutto poi sarà inutile, in caso di proroga ufficiale. Insomma, niente di serio sotto il sole.

2. Tempo determinato.

Su una norma già nata male e malpensata (altro eufemismo), il Ministero, non richiesto, aggiunge del suo e ci rende noto che ai fini della sospensione che dilata il tempo determinato a “sa Dio quando” vanno conteggiati anche i periodi di ferie o di permessi comunque connessi alla sospensione Covid. Ma chi ha scritto questa affermazione poco accorta (ulteriore eufemismo), si rende conto del potenziale contenzioso che può nascere da questa interpretazione? Chi lo decide se un periodo di ferie o dei permessi sono stati dati per Covid o sono stati richiesti per altro? Sulla norma, anche inutile e dannosa oltre misura, abbiamo già commentato in altri spazi di questa Rivista.

Tutto questo mentre i saggi (questo non è eufemismo, è pura satira) stanno pensando ad ulteriori settimane di cassa, che sarebbero già finite a luglio per molti (però ce lo diranno nel “decreto di agosto” – che, se ripropongono l’andazzo del precedente “decreto di aprile”, uscirà a settembre inoltrato). La stanchezza e il senso di inutile complicazione perversa che proviene da tutto ciò ormai non porta allo sdegno, va diretto verso la ribellione. Il Ministero del “Lavoro Inutile” promana disposizioni perniciose e non aiuta a scrivere quelle giuste nei modi e nei tempi corretti. Ed è pertanto creazione di lavoro inutilissimo. E dannoso.

Fermatevi. Oppure, fermateli.

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