Il conguaglio di fine anno AI TEMPI DEL COVID

di Clarissa Muratori, Consulente del lavoro in Milano

PREMESSA 

Il 2020 volge al termine e la grande crisi sanitaria, economica e sociale legata all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ci impone di ripercorrere quali siano state le misure messe in atto, per quel che qui ci compete, in questo specifico momento storico.

Nell’apprestarci ad analizzare la tematica del conguaglio di fine anno, infatti, non si può non tenere conto di questo evento che ha influito sulla materia che verrà affrontata. Non solo, come se ciò non bastasse, a fianco a disposizioni normative emergenziali, il Legislatore aveva già previsto, proprio a decorrere dal 2020, l’attivazione di nuove misure strutturali legate da un lato ad una migliore sostenibilità ambientale e dall’altro tese a ridurre per quanto possibile il cuneo fiscale, si pensi alla gestione del fringe benefit auto o all’introduzione del trattamento integrativo e all’ulteriore detrazione fiscale, collegate a determinate fasce di reddito di lavoro dipendente e assimilato, attive entrambe dal 1° luglio 2020.

IL CONGUAGLIO FISCALE

L’operazione svolge da sempre due funzioni: la prima è quella di sollevare il contribuente, titolare solo di reddito di lavoro dipendente, dall’onere di dover presentare la dichiarazione dei redditi e la seconda è che proprio attraverso tale conteggio è possibile “sistemare” per il tramite del sostituto d’imposta i rapporti col fisco.

Come noto il conguaglio di fine anno consiste nell’individuare il reddito imponibile, calcolare l’imposta lorda attraverso l’applicazione progressiva delle aliquote previste dal nostro ordinamento, sottrarvi le detrazioni fiscali spettanti e confrontare le ritenute subite fino a quel momento rispetto alle ritenute dovute nell’anno. A seconda del risultato ottenuto, il conguaglio appunto, si determinerà per il sostituito un debito o un credito che verrà riportato in busta paga a fine anno o in occasione della cessazione del rapporto di lavoro. La difficoltà per gli operatori del settore tuttavia non sta tanto nella verifica del meccanismo sopra descritto: la vera complessità sorge prima del conguaglio, ovvero nel momento dell’individuazione di cosa debba essere considerato reddito imponibile, non imponibile o esente. Ed è proprio in questa fase che è molto importante ripercorrere la disciplina fiscale e domandarsi se quanto elaborato nel corso dell’anno d’imposta è in linea con le disposizioni giuridiche vigenti nello specifico periodo storico, oppure se occorra eseguire delle operazioni correttive.

MISURE STRUTTURALI

In linea con tale riflessione è utile rivedere quali sono nel periodo in corso le indicazioni normative cui fare riferimento. Le novità del 2020 hanno toccato varie tematiche: si è intervenuti sulla disciplina del fringe benefit auto ad uso promiscuo, è stato introdotto il nuovo trattamento integrativo e l’ulteriore detrazione per i redditi da lavoro dipendente e assimilati; previste novità anche sulle spese detraibili di cui all’articolo 15 del Tuir e sulla gestione delle somme restituite al soggetto erogatore. Ma andiamo con ordine.

Il trattamento dei benefit auto

Dal 1° luglio 2020 i veicoli concessi in uso promiscuo dai datori di lavoro ai propri dipendenti sono soggetti ad una disciplina differenziata in riferimento a due date: quella di immatricolazione del veicolo e quella della sua assegnazione al lavoratore.

Si stabilisce infatti che i veicoli immatricolati e assegnati entro il 30 giugno 2020 continueranno a seguire la vecchia disciplina forfettaria già nota, quelli immatricolati e assegnati a decorrere dal 1° luglio dovranno essere analizzati alla luce della nuova normativa, anch’essa forfettaria, ma premiante ai fini dell’ammontare del fringe benefit laddove si utilizzino auto a bassa emissione di CO2. Vi è poi la terza modalità di tassazione del bene che riguarda i veicoli immatricolati in data antecedente il 1° luglio e assegnati al dipendente in data successiva al 30 giugno.

In questo caso l’Agenzia delle entrate, con risoluzione del 14 agosto 2020 n. 46/E, si è limitata a dare delle indicazioni di massima indicando che, per la determinazione del bene, non sarà possibile utilizzare il “valore normale” di cui all’articolo 51, comma 3 del Tuir, in quanto tale modalità attiene alla concessione del benefit per il solo uso privato, ma occorrerà determinare puntualmente l’utilizzo del mezzo per scopi privati rispetto a quello per scopi lavorativi. Sotto tale aspetto la soluzione che appare più opportuna sembra quella di prendere a riferimento il valore chilometrico stabilito dalle tabelle ACI, tracciare i chilometri totali percorsi ogni mese individuando quelli effettuati per ragioni lavorative, rapportarli ai chilometri totali ed individuare così la percentuale e quindi il valore di utilizzo del bene a scopo personale. È quindi evidente che occorrerà al sostituto definire in termini oggettivi e concretamente documentabili le modalità con cui calcolare il reale valore del fringe benefit in questione (ad esempio attraverso la compilazione di schede chilometriche, rapporti giornalieri degli spostamenti lavorativi, ecc…). Senza dubbio, a differenza delle precedenti, questa modalità è certamente la più onerosa da un punto di vista operativo, sia per il sostituto d’imposta che per l’utilizzatore. Resta inteso che l’eventuale somma trattenuta al dipendente per il benefit andrà decurtata dal valore individuato come sopra descritto.

Il trattamento integrativo e l’ulteriore detrazione fiscale

In attesa di una significativa riforma fiscale, sempre a decorrere dal 1° luglio 2020, fanno ingresso nel panorama delle misure tese a ridurre il cuneo fiscale: il trattamento integrativo e l’ulteriore detrazione, rivolte ai percettori di redditi di lavoro dipendente e assimilati.

Il trattamento integrativo, che riconosce un importo esente di 600 euro in busta paga (1.200 euro dal 2021) a tutti i lavoratori dipendenti e assimilati in possesso di un reddito complessivo non superiore a 28.000 euro, può generare difficoltà nell’anno d’imposta in corso in quanto si affianca al beneficio del Decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, c.d. “bonus Renzi”, anch’esso oggetto di opportune verifiche e conguagli nelle operazioni di fine anno. Se l’erogazione risulta conclusasi col 30 giugno 2020, i suoi effetti potrebbero ripresentarsi proprio in occasione del conguaglio fiscale, quando il reddito consuntivo ci permette di effettuare i reali conteggi della misura spettante.

Accanto al trattamento integrativo una nuova detrazione fiscale, prevista solo per l’anno 2020, si affianca alle detrazioni per lavoro dipendente. La detrazione in parola è rivolta solo ai percettori di redditi superiori a 28.000 ma non a 40.000. Il beneficio diminuisce all’avvicinarsi alla soglia di reddito indicato e si riferisce alle sole prestazioni rese dal 1° luglio al 31 dicembre 2020.

Entrambe le misure vanno rapportate ai periodi di lavoro, e l’erogazione giornaliera deve essere riconosciuta se riconosciuta è la retribuzione, sia essa anche soltanto differita.

Il Legislatore stabilisce l’automaticità di entrambi i benefici, pertanto è onere del lavoratore rinunciarvi espressamente; non solo, sono misure collegate al reddito complessivo, pertanto entrano in gioco tutte le tipologie di reddito previste dal nostro ordinamento tributario, che ben potranno incidere forse non nel conguaglio in busta paga, ma certamente in dichiarazione dei redditi, producendo se del caso significativi recuperi successivi.

A differenza del “bonus Renzi”, recuperabile in un’unica soluzione, utile ricordare che se in fase di conguaglio, il debito delle due misure risultasse superiore a 60 euro vi sarà la possibilità di un recupero rateale (fino ad un massimo di 8) a decorrere dalla busta paga in cui è stato operato il conguaglio. La disciplina in parola, affrontata dettagliatamente dall’Agenzia delle Entrate, è riassunta nella recente circolare n. 29/E pubblicata il 14 dicembre 2020, che riporta in tema di Covid-19, la salvaguardia delle misure fiscali relativamente al bonus “Renzi” ed al trattamento integrativo, qualora il lavoratore risulti incapiente per effetto della percezione di prestazioni di cassa integrazione legata al Covid-19 che hanno abbattuto il reddito fino alla soglia di non spettanza del credito. Per garantire i due benefici il Decreto Rilancio ha introdotto per il solo anno 2020 la garanzia della loro percezione qualora l’incapienza sia stata determinata da emolumenti derivanti da prestazioni a sostegno del reddito richiesti per Covid-19. A tal fine il sostituto d’imposta dovrà far riferimento alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se non vi fosse stato il ricorso alla cassa integrazione per Covid-19.

Le detrazioni per oneri

Novità anche in tema di detrazioni per oneri di cui all’articolo 15 del Tuir. Questa è una disposizione che non tocca automaticamente il sostituto d’imposta a meno che non sia il sostituito a farne richiesta ed il sostituto vi acconsenta.

Ebbene se il datore di lavoro si trovasse a tener conto nelle operazioni di conguaglio delle detrazioni di cui all’articolo 15, oltre alla conservazione della documentazione probante la spettanza del beneficio, dovrebbe fare attenzione al reddito del sostituito e della detrazione specifica richiesta.

Dal 1° gennaio 2020 infatti la detrazione che non riguardi spese sanitarie, interessi su mutui ipotecari per abitazione principale o interessi per prestiti o mutui agrari, deve essere riproporzionata qualora il contribuente risulti percettore di un reddito complessivo superiore a 120.000, fino ad azzerarsi del tutto per redditi superiori a 240.000 euro. Per aver diritto alle detrazioni in esame occorrerà effettuare dei pagamenti tracciabili (ad esempio con carta di debito, credito, bancomat, assegni circolari, bonifici). Fanno eccezione le spese sanitarie per le quali è ancora ammesso il pagamento in contanti.

Somme restituite al soggetto erogatore

Altra modifica che fa ingresso nel 2020 riguarda la gestione delle somme restituite al soggetto erogatore. Dal 1° gennaio 2020 per il recupero di somme erogate in eccesso in anni precedenti e non spettanti non sarà più possibile per il lavoratore portare in deduzione l’onere in un anno d’imposta e nei successivi oppure chiedere a rimborso le maggiori imposte pagate non dovute. La restituzione delle somme sarà netta e il sostituto d’imposta maturerà un credito pari al 30 per cento dell’importo restituito compensabile tramite modello F24 secondo il consueto meccanismo previsto dal decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

MISURE EMERGENZIALI

Come anticipato, tuttavia, le misure collegate al conguaglio fiscale non finiscono qui. Occorre infatti tener presente una serie di novità introdotte in via temporanea, assunte in relazione alla particolare situazione emergenziale in cui il paese si trova ormai da mesi.

Aumenta il limite di esenzione delle somme di modico valore riconosciute ai dipendenti

Per il solo anno d’imposta in corso il limite di 258,23 euro viene elevato a 516,46 euro. Questa modifica che ha effetto per l’intero anno può rappresentare un aggravio per gli operatori del settore, in quanto saranno richiamati a rivedere gli eventuali conguagli eseguiti su somme superiori al limite base ma non a 516,46. Ricordiamo che il beneficio è erogabile anche ad personam.

Premio ai dipendenti nel mese di marzo

In pieno lockdown il Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 ha stabilito che a tutti i lavoratori che avessero prestato la loro attività nella propria sede di lavoro nel mese di marzo fosse riconosciuto un premio di 100 euro da non computare nel reddito complessivo. Il premio doveva essere riconosciuto con le retribuzioni messe in pagamento nel mese di aprile o in alternativa entro le operazioni di conguaglio a tutti i lavoratori percettori di reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro nell’anno precedente, e rapportato ai giorni di lavoro svolti presso la propria sede di lavoro.

Sul tema ci sono state diverse pronunce dell’Agenzia delle entrate in cui la stessa ha chiarito a più riprese i dubbi che erano sorti sulla questione: a titolo di esempio l’amministrazione ha ritenuto che in caso di lavoro a tempo parziale il premio non dovesse essere riproporzionato nella misura, che in caso di lavoratore in trasferta, purché in territorio italiano, il premio spettasse comunque, che, al contrario, in caso di svolgimento dell’attività lavorativa in modalità smart working non si avesse diritto la premio, dato che l’intento della norma era stato quello di voler premiare la presenza del lavoratore in sede. Ebbene, in riferimento a tutti i chiarimenti forniti, il conguaglio fiscale è certamente un’utile occasione per verificare il rispetto di tutti i limiti e criteri indicati dall’Agenzia.

Detrazione per oneri al 30 per cento

Sempre collegata all’emergenza epidemiologica si prevede l’innalzamento della detrazione per oneri che passa dal 26 al 30 per cento per le persone fisiche e giuridiche che nell’anno 2020 abbiano effettuato o effettuino erogazioni liberali a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali, di istituzioni pubbliche, fondazioni o associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro che finanzino interventi volti al contenimento dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Il sostituto d’imposta potrebbe essere coinvolto direttamente dalla modifica e quindi essere chiamato a riconoscere la corretta detrazione in fase di conguaglio fiscale, se abbia operato trattenute a titolo di liberalità in busta paga ed al versamento di tali somme alle organizzazioni sopra individuate. È opportuno ricordare che in questo caso il datore di lavoro è obbligato a certificare tutta l’operazione e a rilasciare la documentazione utile ai singoli lavoratori donanti.

Polizze a copertura del rischio di contrarre il Covid-19

Infine ricordiamo la circolare del 6 maggio 2020, n. 11/E con la quale l’Agenzia delle entrate ha chiarito tra le altre cose, che in tema di polizze accese per i lavoratori per contrastare il rischio di contrarre il Covid-19 queste possano essere assimilate alle polizze «aventi per oggetto il rischio di gravi patologie» di cui al comma 2 dell’articolo 51, lettera f-quater) del Tuir, purché rivolte alla generalità dei dipendenti o a categorie di essi e come tali essere escluse dalla determinazione del reddito imponibile.

IL CONGUAGLIO CONTRIBUTIVO

Sotto tale aspetto non si rilevano novità rispetto alla consolidata disciplina per la determinazione dell’imponibile sociale. Certo è che le misure sopra analizzate possono avere un impatto diretto anche sul calcolo del corretto imponibile da sottoporre a prelievo contributivo, stante il generale principio dell’armonizzazione delle basi imponibili.

Preleva l’articolo completo in pdf