Il “balzo in avanti” della Corte d’Appello di Torino – CONFERMATO IL NESSO EZIOLOGICO TRA CELLULARE AZIENDALE E TUMORE

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

 

Alessandra Miscione spiega il nesso eziologico tra uso del cellulare aziendale e tumore, secondo la Corte di appello di Torino   [*]

IL CASO DI SPECIE

Lo scorso 3 dicembre 2019 la Corte d’Appello di Torino ha confermato il pronunciamento emesso dal Tribunale di Ivrea il 30 marzo 20171 che aveva condannato l’Inail a risarcire un dipendente Telecom Italia per un neurinoma del nervo acustico causato dall’utilizzo “abnorme e prolungato” del telefono cellulare2. Il Collegio giudicante ha ritenuto attendibile – e del tutto imparziale – l’ampia letteratura scientifica citata e applicata dai consulenti tecnici d’ufficio, così come le conclusioni cui essi sono pervenuti secondo le quali esistono solidi elementi per affermare “con criterio di elevata probabilità logica” un nesso causale tra tecnopatia ed esposizione. La sentenza termina asserendo che, trattandosi di malattia professionale non tabellata e ad eziologia multifattoriale, la prova – il cui onere incombe sul richiedente diritto – va comunque valutata dal Giudice in termini di “ragionevole certezza” e di “elevato grado di probabilità”.

IL SISTEMA ASSICURATIVO MISTO

Il sistema misto si differenzia non solo per la “fonte” della malattia professionale, ma anche per la distribuzione dell’onere probatorio. In caso di malattia tabellata vige una presunzione assoluta di origine lavorativa, sicché il lavoratore deve dimostrare l’adibizione a mansioni che lo hanno esposto al fattore patogeno e il tempo di insorgenza della patologia. Contrariamente, in caso di malattia non tabellata, il lavoratore, promuovendo la sua azione giudiziaria, ha l’onere di provare non solo la patologia e la sua insorgenza, ma altresì il nesso eziologico, quindi la causa di lavoro. Tale compito, se inteso pedissequamente, costituirebbe a tutti gli effetti una probatio diabolica ed è per tale ragione che la giurisprudenza ha elaborato un indirizzo, ormai consolidato, sulla causalità3: si richiede una prova del nesso eziologico “attenuata” ossia fornita non in termini di certezza processuale assoluta, bensì di rilevante grado di probabilità, con esclusione della mera possibilità dell’origine professionale.

IL MODELLO GIURIDICO APPLICATO E LE PROSPETTIVE FUTURE

La vera questione da porsi è se tale assetto giuridico possa costituire il principio di un nuovo filone giurisprudenziale a protezione della salute dei lavoratori4. Secondo i togati torinesi “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici ‘più probabile che non’”: il riconoscimento del nesso causale è quindi lontano da certezza sotto un duplice profilo, quello che lega l’utilizzo della telefonia mobile alla malattia professionale e quello fra uso della telefonia mobile a causa di lavoro. Tutto è fondato su probabilità relative, appurate e certificate da periti e, per tale ragione, sufficienti. Detto riconoscimento richiede tuttavia estrema accortezza da parte del giudicante, giacché entrambi i nessi causali sono denotati da elementi difficili da vagliare: a) la letteratura scientifica sulle casistiche è scarna e in costante mutabilità per il progredire incessante delle tecnologie; b) il lavoro si trasforma celermente e l’insinuarsi delle tecnologie rende difficoltoso identificare una causa di lavoro esclusiva5. È vero che la scienza non si fa nelle aule di Tribunale, ma è altrettanto innegabile che l’esito processuale in commento – oltre a creare un precedente giudiziario storico e una vasta eco mediatica – è indice di una situazione articolata e dai contorni assai incerti. Magistratura contro scienza, è questo lo scenario: da un lato la giurisprudenza che approda ad una sentenza ben precisa, dall’altro le perizie scientifiche ed epidemiologiche della controparte – non risolutive e realizzate in latente conflitto di interessi – che sembrano puntare nella direzione opposta

  1. Trib. Ivrea 21 aprile 2017, in Argomenti, 2017, 4-5, 1285, con nota di C. Paolini, Danni alla salute per uso abnorme del cellulare: si tratta di tecnopatia se sussiste il nesso causale della probabilità qualificata.
  2. La fattispecie non è nuova. Nel 2012 si era già espressa in questo senso la Corte di Cassazione (sentenza 12 ottobre 2012, n.17438), a conferma di una decisione della Corte di Appello di Brescia del 2009, entrambe richiamate in motivazione; nel 2017, oltre al citato Tribunale di Ivrea, il Tribunale di Firenze (sentenza 27 aprile 2017, n. 391).
  3. Cass. n. 17438/2012, cit.: “Secondo la giurisprudenza di questa Corte, nel caso di malattia professionale non tabellata, come anche in quello di malattia ad eziologia multifattoriale, la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità; a tale riguardo, il giudice deve non solo consentire all’assicurato di esperire i mezzi di prova ammissibili e ritualmente dedotti, ma deve altresì valutare le conclusioni probabilistiche del consulente tecnico in tema di nesso causale, facendo ricorso ad ogni iniziativa ex officio diretta ad acquisire ulteriori elementi in relazione all’entità ed all’esposizione del lavoratore ai fattori di rischio ed anche considerando che la natura professionale della malattia può essere desunta con elevato grado di probabilità dalla tipologia delle lavorazioni svolte, dalla natura dei macchinari presenti nell’ambiente di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa e dall’assenza di altri fattori extra-lavorativi, alternativi o concorrenti, che possano costituire causa della malattia (cfr., ex plurimis, Cass., nn. 6434/1994; 5352/2002; 11128/2004; 15080/2009)”.
  4. Resta ferma la possibilità che si aprano ulteriori strade giuridiche per la tutela della salute rispetto all’uso della telefonia mobile (anch’esse ad oggi sporadiche), ad esempio nel segno della responsabilità del produttore, oppure di responsabilità per attività pericolose; per un’analisi si rinvia a E. Al Mureden, I danni da utilizzo del cellulare tra conformità del prodotto agli standard legislativi, principio di precauzione e autoresponsabilità dell’utilizzatore, cit.
  5. Sulle malattie tabellari e non, la giurisprudenza è ampia: Cass. 12 settembre 2019, n. 22837, inedita a quanto consta; Cass. 17 agosto 2018, n. 20774, in questa Rivista, 2018, 11, 1068; Cass. 5 aprile 2018, n. 8416, inedita a quanto consta; Cass. 7 marzo 2017, n. 5704, in questa Rivista, 2017, 11, 911, con nota di C. Carchio, Ancora sulla prova del nesso causale nelle malattie professionali multifattoriali; Cass. 2 agosto 2012, n. 13868, inedita a quanto consta.

(*)  Sintesi dell’articolo La tutela giuslavoristica per danni da utilizzo del telefono cellulare pubblicato sulla rivista “Il lavoro nella giurisprudenza”, 3/2020, pag. 271.

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