I lavoratori inviati nel Regno Unito: PUNTI DI ATTENZIONE SOTTO IL PROFILO CONTRIBUTIVO E PENSIONISTICO DOPO LA BREXIT

di Antonello Orlando, Consulente del lavoro in Roma e Bologna

 

La  Brexit ha portato ad una revisione dei rapporti tra l’Unione Europea e il Regno Unito anche per quanto riguarda le norme di sicurezza sociale, con impatti determinanti sia per quanto riguarda la legislazione applicabile ai lavoratori in expating sia in merito alla totalizzazione internazionale ai fini pensionistici. Nello specifico, gli interventi più importanti, fino ad oggi, sono rappresentati dall’Accordo di recesso, che ha disciplinato il periodo di transizione fino al 31.12.2020, e le nuove disposizioni contenute nel Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale (PSSC), entrato in vigore definitivamente dal 1° maggio 2021 in base alla Decisione (UE) 2021/689 del Consiglio, del 29 aprile 2021. Nel periodo di transizione seguito alla Brexit, terminato il 31.12.2020 e disciplinato dall’Accordo di recesso, ha continuato a trovare applicazione nei rapporti tra gli Stati dell’Unione e il Regno Unito nel settore della sicurezza sociale, la normativa comunitaria a oggi ancora vigente fra gli stati dell’Unione. L’Accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l’Unione europea e il Regno Unito (TCA) ha previsto poi che, dal 1° gennaio 2021, gli Stati membri e il Regno Unito vedano coordinati i rispettivi sistemi di sicurezza sociale sulla base del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale (PSSC) che si applica a coloro che dal 2021 si trovino in situazioni transfrontaliere fra uno Stato dell’unione e il Regno Unito. Gli accordi citati hanno progressivamente fatto uscire dalla nebbia, a oggi ancora non del tutto diradata, delle incertezze gestionali e amministrative che imprese e consulenti del lavoro, nonché tutti gli altri operatori del mercato del lavoro internazionale hanno cominciato a nutrire fin dall’annuncio della Brexit nella gestione dell’expating da e verso il Regno Unito.

La legislazione applicabile: dove pagare i contributi dopo la Brexit?

In base alle disposizioni citate, l’Accordo di recesso e i Regolamenti comunitari continuano a trovare applicazione nei confronti dei cittadini UE che al 31.12.2020 sono soggetti alla legislazione del Regno Unito o sono soggetti alla legislazione di uno Stato membro1 e risiedono o lavorano nel Regno Unito e dei cittadini del Regno Unito che alla medesima data sono soggetti alla legislazione di uno Stato membro perché lavorano in tale Stato o sono soggetti alla legislazione del Regno Unito, e risiedono o lavorano in uno Stato. Inoltre, rientrano nell’applicazione dell’Accordo di recesso anche apolidi e rifugiati che si trovino in una delle situazioni descritte sopra relativamente ai cittadini dell’UE e del Regno Unito e siano residenti nel Regno Unito o in uno Stato membro e i cittadini dei Paesi terzi che si trovino nelle situazioni sopra descritte e siano residenti nel Regno Unito o in uno Stato membro e abbiano legami con la legislazione sia del Regno Unito che dello Stato UE. Il Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale riguarda le forme di assicurazione obbligatorie previste dalla leislazione previdenziale italiana, senza comprendere le prestazioni familiari (come gli ANF). Analogamente a quanto previsto dall’articolo 11 del regolamento CE n. 883/2004 (testo normativo comunitario di riferimento per gli stati membri), l’articolo SSC.10 ribadisce il principio generale dell’unicità della legislazione applicabile e, dunque, coloro cui si applica il Protocollo sono soggetti alla legislazione di un singolo Stato. Nello specifico, chi svolge un’attività subordinata o autonoma in uno Stato è soggetto alla legislazione di tale Stato (lex loci laboris), mentre in tutti i casi in cui nel Protocollo non è disposto diversamente, la persona è soggetta alla legislazione dello Stato di residenza. In alcune fattispecie, però, si potranno applicare principi diversi dal principio di territorialità, sia per i lavoratori distaccati, o nel caso dell’esercizio di attività in due o più Stati o, ancora, per alcune categorie di lavoratori, come i dipendenti del pubblico impiego.

Come chiarito anche dalla circolare Inps n. 71/2021, l’articolo SSC.11 del PSSC stabilisce che chi svolge una attività subordinata in uno stato per conto di un datore di lavoro che esercita in tale stato la propria attività in modo abituale e viene inviato dal medesimo datore in un altro stato per svolgere attività lavorativa per suo conto rimarrà soggetto alla legislazione del primo stato. Il periodo di distacco può durare per un massimo di 24 mesi in cui il lavoratore non deve comunque essere inviato in sostituzione di un altro lavoratore distaccato. Allo stesso modo, chi esercita in modo abituale attività autonoma in uno Stato rimarrà soggetto alla legislazione di quest’ultimo anche in caso di svolgimento di una attività affine in un altro Stato purché la durata prevedibile di tale attività non superi 24 mesi. La deroga prevista dall’articolo SSC.11 al principio generale si applica direttamente solo agli Stati membri che hanno comunicato all’UE la propria intenzione di derogare all’articolo SSC.10 (Stati di categoria A).

L’articolo SSC.11 prevede anche Stati di categoria B che hanno comunicato l’intenzione di non voler derogare alle disposizioni generali, e Stati di categoria C che non hanno effettuato una comunicazione in merito e per i quali le disposizioni sul distacco hanno trovato applicazione per un mese dal 1° gennaio 2021, termine dopo il quale le disposizioni dell’articolo SSC.11 saranno applicate solo dagli Stati di categoria A. Il Ministero del Lavoro ha comunicato l’intenzione di derogare all’articolo SSC.10 inserendo così l’Italia nella categoria A che, dal 1° febbraio 2021 e per tutto il periodo di validità del Protocollo, nei rapporti con il Regno Unito si avvale delle norme sul distacco dell’articolo SSC.11. Per determinare la legislazione applicabile se si esercita un’attività subordinata e/o autonoma in uno o più Stati membri e nel Regno Unito si deve far riferimento ai criteri dell’articolo SSC.12 del Protocollo che, riprendendo quanto previsto dall’articolo 13 del regolamento CE n. 883/2004, fa riferimento alla nozione di “parte consistente dell’attività” 2 per determinare lo Stato con cui si ha il legame più stretto ai fini della copertura previdenziale. In base alle previsioni dei paragrafi 5 e 6 dell’articolo SSC.12, si applica la legislazione del Regno Unito per il lavoratore subordinato che:

  1. esercita abitualmente un’attività in due o più Stati membri (e non nel Regno Unito), ma non esercita una parte consistente di tale attività nello Stato di residenza ed è alle dipendenze di una o più imprese o datori di lavoro con sede legale o domicilio nel Regno Unito;
  2. risiede in uno Stato membro ed è alle dipendenze di due o più imprese o da lavoratori di lavoro con sede legale o domicilio nel Regno Unito e nello Stato membro di residenza;
  3. risiede nel Regno Unito ed è alle dipendenze di due o più imprese o datori di lavoro, almeno due dei quali hanno sede legale o domicilio in Stati membri diversi o anche nel caso in cui nessuno abbia sede legale o domicilio in un altro

La legislazione del Regno Unito si applica anche al lavoratore autonomo che esercita in modo abituale un’attività in due o più Stati membri (e non nel Regno Unito), ma non esercita una parte consistente nello Stato di residenza e il centro di interessi della sua attività si trova nel Regno Unito.

 

L’Accordo di recesso continua ad essere applicato per determinate situazioni anche dopo il 1° gennaio 2021 unitamente alla normativa comunitaria dei Regolamenti CE n. 883/2004 e n. 987/2009.

Per quanto riguarda il distacco dei lavoratori (che si ricorda essere, nel lessico previdenziale, applicabile anche a trasferimenti e trasferte, in quanto con nozione più ampia rispetto al significato meramente giuslavoristico italiano ex art. 30, D.lgs. n. 276/2003), la normativa di riferimento dal 1° gennaio 2021 varia a seconda della situazione in cui era il lavoratore al 31 dicembre 2020, dal momento che se la stessa è tra quelle che rientrano nell’ambito di applicazione dall’Accordo di recesso la legislazione applicabile continua ad essere determinata, finché le condizioni continuano ad essere soddisfatte, in base alle disposizioni del Titolo II del Regolamento CE n. 883/2004, mentre se il distacco riguarda un periodo che inizia dal 1° gennaio 2021 la legislazione applicabile deve essere determinata in base alle norme del Titolo II del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale, contenuto nel TCA.

Per un distacco iniziato prima del 31.12.2020 e proseguito oltre tale data, se il periodo concesso è inferiore ai 24 mesi, potrà essere autorizzato un ulteriore periodo entro il limite dei 24 mesi, tenendo conto anche dei periodi già autorizzati prima dell’entrata in vigore del PSSC e, in base all’art. 16 del Regolamento 883/2004, potrà essere concessa una ulteriore proroga oltre i 24 mesi. Se invece il distacco inizia dal 1° gennaio 2021 potrà essere autorizzato, in base all’articolo SSC.11 del Protocollo, per un periodo non superiore a 24 mesi, senza possibilità di proroghe. Tale elemento, indiscutibilmente, limiterà la libertà nella gestione dei distacchi riguardanti il Regno Unito con inevitabili ricadute a livello organizzativo per le imprese e per la gestione delle risorse umane, richiedendo pause e nuove richieste di distacco, del tutto avulse dalle prime.

In materia di moduli e documenti rilasciati dalle Istituzioni l’articolo SSCI.75 del Titolo V dell’Allegato SSC-7 ha previsto che transitoriamente saranno utilizzati moduli e documenti della normativa previgente fino alla fine del periodo stabilito dall’apposito comitato per il coordinamento di sicurezza sociale. Conseguentemente, per il periodo transitorio i modelli A1 e PDA1 continueranno a essere utilizzati per certificare la legislazione applicabile anche nei casi di applicazione del Protocollo, mentre le certificazioni già rilasciate, relative a periodi di lavoro con data iniziale precedente la data di entrata in vigore del PSSC e con data finale successiva al 31.12.2020, se la situazione non subisce variazioni, mantengono la validità fino alla data finale indicata.

Le future pensioni dei lavoratori internazionali con contributi accantonati in Italia e U.K.

Ulteriore ambito di intervento del Protocollo è quello relativo alla totalizzazione dei periodi di assicurazione ai fini pensionistici che riporta disposizioni analoghe ai regolamenti CE n. 883/2004 e n. 987/2009. Anche per le disposizioni in materia di totalizzazione è necessario operare una distinzione tra le situazioni disciplinate dall’accordo di recesso e dai Regolamenti comunitari e quelle per cui si applica il PCSS. L’articolo 32 dell’accordo di recesso dispone che, per il riconoscimento e la totalizzazione dei periodi di assicurazione, rientrano nell’ambito di applicazione dell’accordo sia i cittadini comunitari, apolidi e rifugiati residenti in uno Stato membro e cittadini dei Paesi terzi che soddisfano le condizioni del Regolamento CE n. 859/2003, soggetti alla legislazione del Regno Unito prima della fine del periodo di transizione, familiari e relativi superstiti, nonché i cittadini britannici, apolidi e rifugiati residenti nel Regno Unito, i cittadini dei Paesi terzi coperti dal Regolamento CE 859/2003, soggetti alla legislazione di uno Stato membro prima della fine del periodo di transizione, nonché i rispettivi familiari e superstiti. L’accordo stabilisce in prima istanza che ai fini della totalizzazione contributiva internazionale sono presi in considerazione i periodi maturati sia prima che dopo la fine del periodo di transizione, a norma del regolamento (CE) n. 883/2004, scongiurando che i contributi U.K. e comunitari non siano più “sommabili” ai fini del diritto alla futura pensione. Dunque, i lavoratori che alla fine del 2020 non rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 30 del WA, ma sono stati soggetti alla legislazione di uno stato membro o del Regno Unito e hanno maturato periodi di assicurazione prima di tale data, possono applicare le disposizioni in materia di totalizzazione contenute nei Regolamenti (CE) n. 883/2004 e n. 987/2009, totalizzando in tale modo sia i periodi maturati prima del 31.12.2020 sia quelli maturati dopo tale data, senza perdere dunque nemmeno una settimana di contributi ai fini del diritto della futura pensione.

Il PCSS si applica a coloro che sono o sono stati soggetti alla legislazione di uno o più stati, nonché ai familiari e superstiti che si trovino in una situazione transfrontaliera che lega uno Stato comunitario e il Regno Unito dal 2021, a condizione che non siano già coperte dalle tutele previste dall’Accordo di recesso, prima ricordate. Anche le disposizioni in materia di totalizzazione, contenute nel PSSC, riguardano esclusivamente situazioni successive al 31.12.2020 non regolate dalle norme di coordinamento in materia di sicurezza sociale contenute nell’Accordo di recesso.

  1. Nella Circolare 83/2010 di Inps si era chiarito che una parte sostanziale dell’attività è esercitata in uno Stato quando, tenuto conto dell’orario di lavoro e della retribuzione, emerge che, dal punto di vista quantitativo, tale attività è pari almeno al 25 % dell’attività complessiva- mente esercitata dal lavoratore.

 

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