I fondi di solidarietà bilaterale alternativi, tra obbligo e convenienza: IL CASO FSBA

di Paolo Palmaccio – Consulente del Lavoro in Formia (Lt) e San Leucio del Sanno (Bn)

 

Come il dilemma del prigioniero, nella teoria dei giochi, si pone a fondamento e giustificazione dell’esistenza delle organizzazioni sociali (intese sia come corpo sociale nel suo complesso, sia come corpi intermedi), così il gioco dei partner si pone a riconoscimento dell’attività di negoziazione nell’ambito dei giochi cooperativi.

In sostanza, non solo le formazioni sociali – nelle loro diverse tipologie – sono utili, ma funzionano (e bene!) solo se i partecipanti si dimostrano inclini alla negoziazione ed al compromesso, e se le regole premiano tale inclinazione.

Ribaltando il discorso in riferimento alle politiche economiche, la premessa fatta sottende la necessità di una politica industriale, intesa come paradigma delle politiche socio – economiche e del lavoro, nella misura in cui la manifattura si ritiene come l’attività principe nel creare ricchezza e valore aggiunto, ed in quest’ambito lo Stato interviene non solo come stakeholder, ma anche come regolatore dei giochi, rispetto agli attori delle negoziazioni.

Se in quest’ambito si guarda con maggiore attenzione alla materia della contrattazione collettiva, si può osservare come qui il ruolo dello Stato non sia solo quello del regolatore, ma non di rado del mediatore e facilitatore dell’accordo e talvolta anche del garante e di come ciò sia reso possibile dalla contemporanea proposizione, assunzione e messa in atto di interventi e misure di carattere economico e finanziario a valere sulle risorse pubbliche.

Si considerino 2 degli accordi attualmente in corso per consentire la continuità della produzione industriale durante l’emergenza per Covid – 19 e riguardanti precisamente la FCA e l’IMA SPA1: la disponibilità delle parti alla negoziazione e all’accordo è resa possibile, oltre che dalla preesistenza di condizioni favorevoli dal punto di vista aziendale, anche dal concorso di strumenti contrattuali di flessibilità (come la banca delle ore negativa) e dalla presenza di strumenti di facilitazione / garanzia, come gli ammortizzatori sociali, e tra questi l’istituto della cassa integrazione.

Se il discorso ora fatto è vero per l’industria, lo è a maggior ragione per quei settori che – differentemente da questa – non possono contare su condizioni di patrimonializzazione favorevoli: è il caso, cioè, degli ambiti di intervento dei fondi di solidarietà bilaterali (art. 26, D.lgs. n. 148/2015) e dei fondi di solidarietà bilaterali alternativi (art. 27, D.lgs. n. 148/2015).

Per restare all’attualità, guardiamo al settore dell’artigianato e della piccola impresa, che è coperto dal Fsba – Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo per l’Artigianato, che è stato istituito con la finalità di garantire, in costanza di rapporto, ai lavoratori non coperti dalla cassa integrazione un sostegno al reddito in caso di riduzione dell’attività lavorativa. È un istituto ricompreso nell’ambito della bilateralità, ed infatti rientra nel circuito dell’Ebna – Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato, ai sensi dei Ccnl di settore e degli accordi interconfederali del 30 novembre 2012, del 31 ottobre e del 29 novembre 2013 e del 10 dicembre 2015.

La sua importanza è salita agli onori delle cronache con l’emergenza economica seguita ai vari D.P.C.M. che hanno disposto la chiusura della quasi totalità delle attività economiche, ed il conseguente Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 che all’art. 19,comma 6, ha individuato i fondi bilaterali di solidarietà alternativi quali strumenti di erogazione dell’assegno ordinario per emergenza Covid – 19; in particolare perché, ai sensi del Regolamento del 30 aprile 2019, l’amministrazione del Fondo richiede, quale presupposto dell’intervento, la regolarità contributiva nei 36 mesi antecedenti la richiesta di intervento (art. 12), circostanza confermata dalla delibera del 2 marzo 2020, assunta a seguito dell’accordo interconfederale del 26 febbraio 2020 e dal successivo inizio delle procedure di regolarizzazione in data 26 marzo.

A ciò si aggiunga che gli accordi quadro regionali hanno per buona parte escluso che i soggetti non aderenti e non contribuenti al Fsba possano accedere alla Cig in deroga ai sensi dell’articolo 22 del citato D.L. n. 18/2020.

E questo mentre i datori di lavoro non aderenti ritenevano – secondo la delibera del comitato esecutivo dell’Ebna del 12 maggio 2010 – di essere “in regola” col riconoscimento dell’importo di 25,00 Euro mensili al singolo lavoratore.

Un’analisi della questione non può pertanto prescindere dalla valutazione se l’adesione al sistema della bilateralità ed il versamento degli oneri conseguenti debbano considerarsi obbligatori o meno, poiché nel primo caso l’impresa in crisi dovrà necessariamente sanare l’inadempienza al Fsba per potersi veder riconosciuto l’assegno ordinario, mentre nel secondo caso potrà legittimamente aspirare alla Cig in deroga.

E se questo vale in riferimento all’emergenza, maggiore ne sarà l’importanza in condizioni di normalità poiché da ciò dipendono le valutazioni sulla maggiore o minore regolarità aziendale.

Secondo una metodologia adottata anche dalla S.C. nel ricostruire l’istituto della contribuzione alla Cassa Edile, consideriamo la funzione svolta dal Fsba, più che la natura delle fonti istitutive. Ed il richiamo alla Cassa Edile non è casuale, non solo perché è il più antico istituto di bilateralità, ma anche perché, mentre nel settore industriale ha un riconoscimento nei decreti seguenti alla Legge Vigorelli, nell’artigianato la stessa è di pura derivazione contrattuale. Se consideriamo la posizione che i fondi di solidarietà bilaterale alternativi (art. 27) hanno nella sistematica di cui al D.lgs. 14 settembre 2015, n. 148, disciplinante il riordino della materia degli ammortizzatori sociali, osserviamo che gli stessi si pongono in tutt’una con i fondi di solidarietà bilaterali (art. 26) e col fondo di integrazione salariale (ex fondo di solidarietà residuale artt. 28 e 29) in una prospettiva di estensione e copertura universale dell’istituto dell’integrazione salariale.

Da questo punto di vista la loro funzione è non solo sociale, ma riveste un interesse pubblico in senso lato, in quanto si occupa dell’erogazione di servizi economicamente rilevanti per la collettività in quanto tale, tant’è che nulla vieterebbe di qualificarli – così come i fondi paritetici interprofessionali – come organismi di diritto pubblico2. Non solo: la loro attività si pone a tutti gli effetti nell’alveo delle assicurazioni generali obbligatorie.

In questi termini non solo sono suscettibili della stessa evoluzione che ha giurisprudenzialmente riguardato le Casse Edili (e si vedano la sentenza della Cassazione Civile, sez. Lavoro n. 25888 del 28 ottobre 2008, che a sua volta richiama la n. 13300/2005 e ancora la n. 39539 del 5 ottobre 2012), ma la contribuzione a questi fondi (coprendo il trattamento di integrazione salariale) finisce col rientrare a tutti gli effetti nell’alveo dell’art. 38 della Costituzione e conseguentemente ad essere sottratta alla disponibilità delle parti circa l’opportunità o meno del versamento. E questa conclusione non è contraddetta dall’assenza (allo stato attuale della normativa) dell’automatismo della prestazione, in quanto la stessa è diretta conseguenza dell’art. 35 del D.lgs. n. 148/2015, che obbliga al rispetto delle coperture e dell’equilibrio finanziario. Ne consegue che il versamento dei famosi 25,00 Euro da parte dei datori di lavoro che non aderiscono alla bilateralità non è alternativo al versamento della contribuzione al Fsba. E ciò è confermato anche dalla lettera dei Ccnl del settore artigiano che espressamente affermano, con formulazione pressoché identica3: “ … le prestazioni presenti nei sistemi di bilateralità nazionale e regionale rappresentano un diritto contrattuale di ogni singolo lavoratore il quale matura, esclusivamente nei confronti delle imprese non aderenti e non versanti al sistema bilaterale, il diritto alla erogazione diretta da parte dell’impresa datrice di lavoro di prestazioni equivalenti a quelle erogate dagli Enti bilaterali nazionale, regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano … a decorrere dal 1° luglio 2010, le imprese non aderenti alla bilateralità e che non versano il relativo contributo dovranno erogare a ciascun lavoratore un importo forfetario pari a € 25 lordi mensili per tredici mensilità. … Tale importo dovrà essere erogato con cadenza mensile e mantiene carattere aggiuntivo rispetto alle prestazioni dovute ad ogni singolo lavoratore in adempimento dell’obbligo di cui al comma 2 …”; né tale constatazione è attenuata dalla formulazione infelice delle premesse contenute nell’accordo interconfederale del 7 febbraio 2018, poiché il dispositivo fa salva le previsioni contrattuali così come riportate.

Ciò significa che pure in presenza del riconoscimento dei 25,00 Euro al lavoratore, questi conserva “… il diritto alla erogazione diretta da parte dell’impresa datrice di lavoro di prestazioni equivalenti a quelle erogate dagli Enti bilaterali …” e che tale obbligazione è aggiuntiva e non alternativa: non sfugge a nessuno la portata di una simile disposizione, in termini di possibili azioni di recupero della prestazione in capo al datore, unitamente alla richiesta di risarcimento di danni.

Già questo dovrebbe far propendere per la convenienza all’adesione alla bilateralità, oltre al fatto che l’onere richiesto è nella stragrande maggioranza dei casi inferiore ai 25,00 Euro su base mensile.

Resta tuttavia il problema di come salvaguardare lavoratori ed imprese che si trovano in condizioni di mancato versamento del contributo Fsba. A questo proposito è corretta l’osservazione di chi sostiene che nelle varie deroghe al D.lgs. n. 148/2015 previste dall’art. 19 del D.L. n. 18/2020 manca quella all’art. 354; ma è parimenti vero che il 6° comma del predetto articolo 19, nell’indicare una copertura a carico della fiscalità pubblica di fatto integra il 35, che si riferisce ad una situazione di contribuzione esclusiva da parte delle imprese: in altri termini – e con norma eccezionale – introduce una fattispecie non prevista dall’architettura del D.lgs. n. 148/2015, che legittimerebbe il Fsba a corrispondere comunque il trattamento a chi, avendone astrattamente diritto per categoria di appartenenza, ne facesse richiesta, indipendentemente dalla contribuzione, posizione che sembrerebbe fatta propria dall’Inps nella circolare n. 47/20205.

Tale ricostruzione sembrerebbe confermata dalle ultime vicende giudiziarie che stanno interessando il Fsba, ed in particolare dal Decreto Cautelare ante causam emesso dal TAR del Lazio in data 19 aprile 20206, sotto il duplice profilo sia della natura della prestazione, sia dell’automaticità della tutela (almeno in questa circostanza). Il dispositivo del decreto, infatti, nell’ordinare agli organi del fondo di consentire la presentazione dell’istanza di Cig anche in difetto dell’iscrizione alle organizzazioni di riferimento (rectius all’Ebna), dimostrerebbe la natura pubblicistica e l’interesse collettivo alla prestazione erogata dal Fsba, atteso che si tratterebbe “ … di fondi teleologicamente destinati a soddisfare pubblici interessi ma per la concessione dei quali ci si confronta unicamente con posizioni di diritto soggettivo nella vincolata sussistenza dei requisiti legittimanti”.

 

1. Con accordi siglati il 9 aprile 2020.

2. Secondo l’accezione  di cui alle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del 26 febbraio 2014.

3. Si vedano l’art.9 del Ccnl acconciatori e parrucchieri del 3/10/2011, l’art. 17 del Ccnl legno e lapidei del 3/7/2014, l’art. 7 del Ccnl delle pulizie del 18/9/2014, l’art. 16 del Ccnl tessile e moda del 25/7/2014, l’art. 14 del Ccnl alimentari e panificazione del 27/4/2010 (come rinnovato il 20/2/2017).

4. Si veda Faioli M., Il Quotidiano Lavoro, Il Sole 24 Ore.

5. Si veda De Fusco E., Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2020, pag. 25.

6. TAR del Lazio III sez. Reg. Prov. Cau. N. 2897/2020 – prot. Ag. ID n. 36100/2020 – pubblicato il 20/4/2020.

 

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