HR&Organizzazione – NUOVA CONVENZIONE QUADRO per l’assolvimento degli obblighi ex L. n. 68

di Luca di Sevo, Consulente del lavoro in Milano, Fabio Ferri, Presidente di cooperativa sociale di tipo B (provincia di Milano)

All’inizio del 2021 in Città Metropolitana di Milano abbiamo visto la conclusione del processo approvativo della nuova convenzione quadro per l’attuazione dell’art. 14, D.lgs.n. 276/03. Regione Lombardia aveva promulgato già alla fine del 2019 la nuova convenzione quadro, contenente diverse novità di rilievo, e con l’obiettivo di ampliare l’applicazione dello strumento al fine di renderla operativa nel 2020; la pandemia ha determinato lo slittamento dei termini preventivati, ma oggi lo strumento è a regime in tutte le province lombarde, uniformando finalmente le opportunità per aziende e cooperative sociali di tipo B.

Proviamo qui a sottolineare gli elementi di novità e di interesse per le aziende: 1. la nuova convenzione amplia considerevolmente la platea delle aziende che possono utilizzare l’art. 14; infatti è previsto un incremento delle assunzioni “deducibili in art. 14” fino al 40% della quota di riserva rispetto al precedente 20%; 2. in secondo luogo, permette anche alle aziende non associate o non aderenti alle associazioni datoriali, di stipulare convenzioni in art. 14 con qualche piccolo limite quantitativo per il primo anno poiché la quota massima deducibile si riduce al 30%.

Ma le novità non finiscono qui: il Legislatore regionale ha infatti voluto agevolare l’utilizzo della convenzione laddove non si fa uso dell’esonero. In questi casi, cioè quando al posto dell’esonero l’azienda decide di utilizzare l’art. 14, la quota deducibile può arrire al 60% e nel caso di aziende con oltre 120 dipendenti l’esonero più l’art. 14 possono arrivare all’80% della quota di riserva.

Questa nuova impostazione trova ulteriore spinta nel recente decreto del ministero del Lavoro che, dal 1° gennaio 2022, prevede un incremento del costo dell’esonero che raggiunge la cifra di € 39,20 al giorno lavorativo ed una proiezione annua intorno ai 9.500€.

Le cooperative sociali come si pongono in questo quadro? La norma è diventata più stringente sulla qualità del servizio offerto e sulla competenza delle cooperative: queste ultime devono avere sede in Regione Lombardia, essere aderenti ad una associazione di rappresentanza, oppure avere un verbale di revisione ministeriale redatto nell’ultimo anno, essere iscritte da almeno 3 anni nell’albo regionale dedicato e infine devono avere partenariati economici e sociali con il territorio di riferimento per garantire un’efficace integrazione con i servizi delle reti territoriali.

Queste condizioni che a prima vista sembrano restrittive costituiscono invece una garanzia di qualità del lavoro delle cooperative che si devono organizzare per offrire servizi sempre più numerosi, ampliando la gamma del catalogo, arrivando a formulare offerte su misura per ogni singola situazione. Oggi le cooperative sociali di tipo B sono in grado di offrire servizi specifici per ogni azienda, utilizzando la capacità di analisi delle diverse realtà e grazie alla competenza nella progettazione di un servizio “multistakeholder” dove i beneficiari sono molteplici. In questo contesto, la cooperativa promuove l’inserimento di una persona fragile che esce dalla disoccupazione o dall’assistenza, e in tal modo guadagna un profilo di dignità  e di realizzazione personale oltre che un percorso di crescita professionale; l’azienda cliente raggiunge un duplice obbiettivo: può ottemperare all’obbligo di legge, e lo può fare concentrandosi sulle proprie “attività core”, inserendo la commessa affidata alla cooperativa, all’interno delle proprie lavorazioni. Tutto questo con la consapevolezza di avere un partner che accompagna con competenza il percorso della persona svantaggiata e dei referenti interni.

Il contesto attuale del nostro paese con la ripresa economica in corso, l’aspettativa per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la rinnovata attenzione ai temi della sostenibilità e dell’inclusione di concerto con le norme sopracitate, costituiscono un insieme di fattori di favore per l’incremento dell’utilizzo delle convenzioni ex art. 14. Il trend è comunque positivo soprattutto in Lombardia e nella città metropolitana di Milano dove nel 2020 si sono contate 117 convenzioni che possiamo considerare un record soprattutto nell’anno pandemico. A Milano vi sono 14263 persone iscritte al collocamento mirato e disponibili al lavoro e 12092 posti scoperti su oltre 37000 posti da riservare per 9544 datori di lavoro.

Il consulente del lavoro può svolgere un ruolo di sensibilizzazione nei confronti delle aziende che si trovano nella condizione di dover ottemperare agli obblighi previsti dalla L. n. 68/99.

Non si tratta solo di una sensibilizzazione meramente economica; non ci si limita a dire al cliente che una convenzione “in art. 14” gli permette di evitare la sanzione. Il concetto si sposta sulla valorizzazione del capitale umano seppure proveniente da situazioni di criticità sociale o di svantaggio. Si viene a declinare un ruolo sociale del consulente, che si fa portatore di un messaggio di apertura e accoglienza di soggetti fragili.

E questo non avviene a discapito della qualità del lavoro, poiché la cooperativa sociale si propone come fornitore di un servizio di qualità e con il giusto supporto alla risorsa svantaggiata. Non da ultimo, l’azienda ospitante è chiamata a mettere in gioco le proprie energie, poiché viene richiesto l’intervento di un tutor interno che, supportato dalla cooperativa, segue e guida la risorsa nell’espletamento delle sue mansioni.

Il progetto diventa multidisciplinare, ed al suo interno, anche la nostra categoria trova un ruolo di primaria importanza.

Siamo nel posto giusto al momento giusto con gli strumenti necessari: accendiamo la modalità collaborazione e contribuiamo a migliorare la nostra società.

 

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