HR&Organizzazione – INTELLIGENZA ARTIFICIALE: finale di partita

di Andrea Merati, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Nel 2016, al Parco della Musica, Piero Angela disse che l’innovazione è più importante della politica (c’è un TED su YouTube, se andate a guardarlo potete evitare il prossimo capoverso e ascoltare un grande anziché leggere un normale). Innovare ci permettere di essere il nostro futuro piuttosto che subirlo e non serve essere scienziati o luminari per ottenere quello che ci serve come dice il Conte Mascetti “Ma poi, è proprio obbligatorio essere qualcuno?” non dobbiamo per forza sapere di cibernetica per usare l’intelligenza artificiale, basta aver voglia di essere nuovi.

Dopo aver passeggiato nelle campagne del Natural Language Processing prendiamo il treno fino alla fermata Speech to text che, in pratica, è qualcosa capace di trascrivere conversazioni, trasformare in testo il parlato:

  • può farlo in diverse lingue (i tipi di Google ne propongono 125, gli altri dicono qualsiasi);
  • esiste il riconoscimento vocale di audio in streaming, in tempo reale, oppure da un file audio registrato, c’è anche la possibilità che trasformi automaticamente i numeri in indirizzi, anni, valute o date, comprendendo il contesto;
  • permette di riconoscere e trascrivere le conferenze attribuendo gli interventi ai diversi relatori, grazie a diversità di toni e pronuncia, oppure tramite Sentiment Analysis può esaminare le caratteristiche della voce e i tratti facciali dei partecipanti annotando gli stati d’animo di chi parla;
  • propone una punteggiatura determinata dalle modalità espressive e dal senso del periodo (naturalmente se ne ha, in caso contrario apparirà la scritta game over, torna alle elementari).

Tutto questo può far risparmiare una grande quantità di tempo, soprattutto se colleghiamo i risultati alle potenzialità di NPL. Le proposte gratuite e commerciali sono migliaia, le differenze sono soprattutto legate alle funzioni proposte per ottenere un risultato indirizzato che, per uno studio professionale, credo debba orientarsi maggiormente verso la verbalizzazione webinar, incontri e riunioni, nonché sulla redazione di linee guida, documenti e informative per collaboratori e clienti.

Terza e finale (nella mia introduzione minima) applicazione già praticabile d’intelligenza artificiale è la Business Intelligence (se volete darvi un tono, adesso che tornano gli Happy Hour sui marciapiedi, dite biai). Trattasi di software come Tableau o Power BI (non ricevo Royalties, sono i primi due in Hit Parade) che prendono sproporzionate quantità di dati e le trasformano in rapporti scritti o visuali, permettendo di capire e studiare situazioni attuali o produrre scenari futuri (Forecast, quando avrete uno Spritz in mano).

I dati possono essere immessi direttamente tramite file Word, Excel o pdf, oppure raccolti automaticamente e sistematicamente da internet, posta elettronica, social e newsletter. Funziona tutto molto bene ma, attualmente, lo sforzo di partenza è piuttosto ampio, sicuramente per la scelta dei dati veramente utili ma, principalmente per costruzione intellettuale degli schemi e delle condizioni di risultato. Spesso mi mettono in mano documenti bellissimi, con tabelle interessantissime e infografiche stimolantissime, che sviluppano l’uso dei superlativi assoluti ma non mi dicono niente dell’azienda, in compenso ne so un sacco di sviluppo sostenibile (in teoria, per la pratica ho uno zibaldone dissociato di idee stupefacenti e invendibili).

Secondo il Perozzi, il genio è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione: tutto quello che serve a un professionista per non svegliarsi una mattina trasformato in un tipo qualunque che fa lo scrivano (Gregor Samsa e Bartleby nella stessa persona: il finale è sicuramente triste). L’intelligenza artificiale può aiutare molto per l’ultima delle quattro caratteristiche, per le altre rimane invece il Beckett del titolo: “I chicchi si aggiungono ai chicchi a uno a uno, e un giorno, all’ improvviso, c’ è il mucchio, un piccolo mucchio, l’impossibile  mucchio.”, e non si riferisce ai soldi.

 

Preleva l’articolo completo in pdf