HR&Organizzazione – INTELLIGENZA ARTIFICIALE E STOLTEZZA CONGENITA, in ufficio la prima si può già usare, la seconda è da levare

di Andrea Merati, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Capita troppo spesso che la competenza sia legata ai primi tre risultati di Google o ai discorsi da bar (in questo mesto periodo virus correlato, chiusi i locali pubblici si regredisce agli urlatori da tastiera – le stupidaggini da bar, al massimo, si espandevano per un quartiere, adesso raggiungono il mondo, di quelli che capiscono l’italiano elementare). L’intelligenza artificiale deve ancora fare molta strada, è necessario studiare un bel po’, soprattutto per chi la vuole usare, ma già esiste: non è una questione di androidi antropomorfi che portano tartine alle feste in giardino, ma qualcosa che può far bene al nostro modo di lavorare e aumentare le possibilità di riuscire nelle soluzioni, però bisogna apprendere e capire, altrimenti si finisce in una selva oscura che non porta al paradiso, forse a veder le stelle, però quelle del dolore che provoca un fallimento costoso oppure la rovina inarrestabile dell’arretratezza (tecnologica e mentale)

NO LEGGENDE,  NO  FAVOLE, CONCRETEZZA

Devo per forza partire con una seconda premessa e demolire due miti.

Userò parecchi termini in inglese, non per fare lo sgargiante (non ho le competenze di lingua sufficienti), non per creare oligarchie culturali (sarebbe limitato all’Italia e a qualche paese di scarse risorse) ma perché questo ambiente culturale si sta sviluppando in un’area scientifica che per capirsi necessita di una lingua comune, quindi bisogna abituarsi a guardare fuori per non restare indietro

(tra l’altro, se doveste partire con una crociata a protezione dell’italiano liberatemi da ’sta col – scritto call – che ormai identifica qualsiasi contatto umano dalle telefonate ai comitati e dalle riunioni ai gossip compulsivi). Per ora, è ancora fuori della portata dei più diffusi sistemi di intelligenza artificiale, fare una semplice associazione linguisticovisuale come quella di guardare come vi siete vestiti ed esprimere, con un linguaggio comprensibile e ordinario, un pensiero collegato alla situazione: arrivate con un’auto diversa dal solito, un collega vi chiederebbe “È nuova?”, un’intelligenza artificiale molto avanzata, oggi, direbbe “Hai un’auto diversa dal solito: si tratta di un nuovo acquisto? Di un noleggio? Del prestito di un amico?” e, se nel vostro passato ci fosse qualche problema con la giustizia, aggiungerebbe “Hai commesso un furto?”.

I sistemi di intelligenza artificiale funzionanti, in genere, fanno una sola cosa e cercano di farla al meglio, e rientrano nella Narrow AI (intelligenza artificiale stretta) che viaggia serena e felice (almeno lei) su binari operativi e funzionali che vengono prestabiliti. L’altra, quella più futuribile e vicina alla fantascienza è General AI (per intenderci: quella che farà dei nostri ambienti di vita delle piccole Stark Tower o ci permetterà di incontrare amici come Robin “Andrew” Williams – per chi schiva un certo cinema diciamo come imbattersi in una concreta  umanizzazione di Michelle dei Beatles o l’Almeno tu nell’universo di Mia Martini).

Il secondo mito da piallare, sotterrare e poi passarci sopra con uno spesso strato di asfalto, è che il multitasking umano non esiste; per noi bipedi senzienti al massimo si può parlare di task switching, cioè possiamo diventare molto bravi a eseguire più cose in parallelo ma non in reale contemporaneità dei processi, ma attraverso rapidi e continui cambiamenti di attenzione, dedicati a ciascuna attività fino al compimento di tutte (togliete di mezzo: inserire la marcia giusta mentre si parla al telefono o afferrare la tazza di tè verde mentre siete in video riunione, sono riflessi, educazioni, ammaestramenti, non c’entrano). L’intelligenza artificiale invece può fare molte cose in parallelo, davvero e velocemente.

MA QUALI OPERAZIONI POSSONO ESSERE AUTOMATIZZATE?

Attualmente è possibile usare l’intelligenza artificiale:

  • per l’applicazione e l’attuazione di processi e procedure, anche dove richiedono scelte, velocizzando le decisioni o aiutando le persone a vagliare e risolvere le questioni;
  • nella gestione delle informazioni e delle conoscenze, soprattutto quando servono per fornire risposte o cercare soluzioni;
  • nei contesti di collaborazione interna ed esterna delle organizzazioni;
  • quando è necessario scegliere tra diversi candidati per un lavoro, una carica, o un appalto;
  • per la gestione dei clienti e delle loro richieste.

Sono solo esempi, il catalogo è molto più ampio.

E QUALI STRUMENTI ESISTENTI SONO REALMENTE EFFICACI?

Esistono sul mercato (tra il banco del Carpione del Garda e quello col Bitto d’alpeggio):

  • Soluzioni di NLP (Natural Language Processing) che permettono la classificazione automatica dei documenti, l’estrazione delle informazioni importanti, nonché la

    creazione di sommari e sunti per l’indicizzazione e la ricerca facilitata dei contenuti.

    • Programmi di BI (Business Intelligence) capaci di raccogliere enormi quantità di dati sia palesi sia nascosti (esistono i dark data: informazioni inserite in e-mail, newsletter ricevute e mai lette, siti internet piantati nei preferiti e raramente frequentati) per restituire analisi testuali e grafiche legate a un tema giuridico, una condizione gestionale o per la conduzione finanziaria
    • Strumenti di Speech to text che trascrivono in tempo reale il parlato di conversazioni e riunioni; volendo esagerare possono essere associati software di Sentiment Analysis che interpretano caratteristiche di voce e tratti facciali dei partecipanti (sempre che tengano la camera accesa, non s’inquadrino la fronte o tengano le luci d’ambiente al di sopra del soffuso da appuntamento galante).

    Poi ci sono Machine Learning, Chatbot, Web Scraping, Ranking, Churn Analysis ma è meglio affrontare le questioni con calma, prima è più intelligente convincersi che è tempo di studiare; perché, secondo le analisi emesse da McKinsey, consulente del governo corrente per il fondo Next Generation; Amcham, in pratica la camera di commercio statunitense, che non è meglio della nostra ma è più vicina alla realtà – dell’intelligenza artificiale, preciso per non scatenare gli indignati; Microsoft, Accenture e PwC (che non fanno solo pettegolezzo o costruzione di torri al Portello – City Life non mi è ancora entrato in simpatia), le organizzazioni che non impareranno e non inizieranno a utilizzare l’intelligenza artificiale perderanno, nei prossimi cinque anni, tra il 40 e il 60% di produttività e il 38% in reddittività.

    L’alternativa è “Wake Me Up When September Ends” stando “come d’autunno sugli alberi le foglie”.

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