HR&Organizzazione – Dalla realtà alla rivoluzione, passando per l’emergenza: COME E PERCHÉ IL MODELLO DI LAVORO A DISTANZA È CAMBIATO

di Chiara Julia Favaloro, Avvocato e Consulente del lavoro in Milano

Charles Darwin sosteneva che “le specie che sopravvivono non sono le più forti, né le più intelligenti ma sono quelle che si adattano meglio ai cambiamenti” e, oggi più di allora, ne abbiamo avuto la piena dimostrazione.

La pandemia da COVID-19, infatti, è stata l’evento eccezionale ed inaspettato che ha spinto tutti noi ad adattarci al cambiamento – per l’appunto – ed a trovare una soluzione valida e funzionale per contenere l’emergenza, da un lato, e permettere la business continuity, dall’altro lato

In questo contesto emergenziale, quindi, il modo di lavorare ha subìto un cambiamento notevole che si è concretizzato in un nuovo modello di lavoro a distanza c.d. “ibrido” che ha coinvolto una platea di lavoratori e di professionalità molto ampia, superando a piè pari la tipica fase iniziale di sperimentazione e transazione per trasformarsi nell’immediatezza nella “nuova normalità”.

Il Dipartimento Innovazioni Tecnologiche, sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) dell’Inail ha voluto approfondire il tema, pubblicando un factsheet dal titolo “Lavoro agile in situazioni emergenziali – applicazione di un modello ibrido tra lavoro agile e telelavoro” mediante il quale ha dapprima definito differenze e peculiarità tra telelavoro e lavoro agile, per poi individuare le principali criticità riscontrate nel corso del periodo emergenziale e, infine, concludere con un’analisi degli scenari inaspettati di adattamento del lavoro.

Come noto, il lavoro agile è caratterizzato da un approccio flessibile al lavoro, in quanto fondato su un rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro, il cui esercizio del potere di direzione e controllo è rimesso all’autonomia negoziale delle parti (cfr. art. 19, comma 1, Legge n. 81/2017) ed all’organizzazione del lavoro anche per fasi, cicli ed obiettivi. Il rispetto della normativa sulla salute e sicurezza da parte del lavoratore agile, inoltre, è garantita dalla c.d. informativa, ossia il documento predisposto dal datore di lavoro e consegnato al lavoratore agile ed al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel quale sono individuati i rischi generali e specifici inerenti lo svolgimento di quella determinata prestazione lavorativa.

Al contrario, invece, il telelavoro è caratterizzato da una rigidità della prestazione lavorativa: l’eterodirezione, elemento determinante la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, si manifesta nell’esecuzione della prestazione lavorativa secondo direttive precise e cadenze di tempi lavorativi, nonostante la postazione di lavoro, seppur fissa, sia ubicata presso il domicilio del lavoratore o in altro luogo idoneo indicato dal lavoratore medesimo. In questo caso, l’esercizio del potere datoriale si esercita tramite la strumentazione informatica fornita al lavoratore ed il rispetto della normativa sulla salute e sicurezza da parte del telelavoratore è garantita dal sopralluogo e dalla conseguente valutazione di idoneità dei locali rilasciata dal datore di lavoro congiuntamente alle rappresentanze dei lavoratori ed alle autorità competenti.

Come anticipato, per i ricercatori del DIT il contesto emergenziale in cui ci siamo ritrovati nottetempo ha dato il via all’applicazione di una modalità di lavoro “ibrida”, caratterizzata dai requisiti essenziali e tipici di entrambi i modelli di lavoro a distanza. Tuttavia, la velocità imposta dalla pandemia ha comportato, nella maggior parte dei casi, un’inevitabile sovrapposizione tra l’ambiente domestico e l’ambiente di lavoro, senza un’adeguata preparazione dei lavoratori alla visione complessiva dei rischi, delle difficoltà e/o impossibilità nel separare gli spazi personali e famigliari da quelli lavorativi, con la conseguenza che “l’obbligatorietà del contesto abitativo come unico luogo occupazionale, l’interazione con le attività domestiche, la necessità di organizzare lo spazio casalingo, compresenza degli altri membri della famiglia” ha spinto il lavoratore ad una pericolosa promiscuità tra vita lavorativa e personale, determinata e “viziata” dalle abitudini, dalla quotidianità e dalla confidenzialità che spesso si traduce in un elevato numero di infortuni domestici.

È di tutta evidenza che, mai come ora, il fattore umano ha assunto un ruolo preponderante nell’ambito delle valutazioni afferenti la sicurezza sul lavoro, in quanto i membri della medesima unità famigliare sono inconsapevolmente divenuti “membri di un’attività produttiva non organica, realizzata in spazi non adeguati e con modalità diverse da quanto dettato dalla normativa sul lavoro a distanza”.

Ma, allora, questa pandemia ha generato qualcosa di buono?

A parere di chi scrive, è stata l’occasione per “svecchiare” modelli di lavoro ormai superati e di destrutturare strumenti già in uso cui tanti datori di lavoro non erano assolutamente avvezzi.

Del medesimo avviso paiono essere gli autori del fact-sheet, secondo cui tale situazione ha rappresentato l’occasione per sperimentare una forma di condivisione di spazi e strumenti di lavoro assimilabile al coworking, in cui l’ambiente domestico è diventato uno spazio del “fare” (c.d. maker space), ossia il luogo in cui diversi individui (inclusi i bambini collegati in remoto per le lezioni scolastiche) si sono ritrovati ad operare nel medesimo contesto ma per attività diverse. Insomma: passando per l’emergenza, la nostra realtà è stata completamente rivoluzionata e sembra essere ormai lontano il tempo in cui lavorare da casa era un “privilegio per pochi”. Sdoganata, infatti, la capacità di lavorare da qualsiasi luogo – purché con una (buona) connessione internet a disposizione – ormai anche i datori di lavoro più restii al cambiamento si sono dovuti ricredere.

Di certo non mancheranno riflessioni più approfondite ed interventi normativi e burocratici volti ad individuare e perfezionare i requisiti del lavoro a distanza, con particolare attenzione ad uno “sviluppo delle tecnologie integrate a quelle operative, per accompagnare la tutela del lavoratore”.

[ link per la lettura del fact-sheet: https:// www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-lavoro-agile-in-siruazioni-emergenziali.pdf ]

Preleva l’articolo completo in pdf