Green pass, freepass, passpartout o bypass? L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LEGISLATORE ITALIANO

 

di Barbara Garbelli – Consulente del Lavoro in Pavia, Esperta in materia di salute

e sicurezza sui luoghi di lavoro


NUOVO DECRETO LEGGE N. 127/2021: ANALIZZIAMO LA NORMA

stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto legge n. 127/2021, firmato dal Presidente della Repubblica, che estende l’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, a partire dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre, data in cui cessa lo stato di emergenza.

Il decreto specifica che la certificazione verde si applica «a tutti i soggetti che svolgono a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni, anche sulla base di contratti esterni».

Il green pass diventa quindi obbligatorio per:

  • lavoratori della Pubblica amministrazione;
  • dipendenti delle aziende private grandi e piccole;
  • lavoratori autonomi;
  • baby sitter, colf e badanti;
  • titolari e dipendenti degli studi professionali (avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, architetti, ingegneri);
  • tutti i titolari di Partita

L’obiettivo è quello di incrementare le vaccinazioni prima che, con l’arrivo dell’inverno, risalga la virulenza del nuovo coronavirus. Il provvedimento sull’estensione dell’obbligo di green pass per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro, ha detto il premier Mario Draghi, è «un decreto per continuare ad aprire il Paese».

•  Rilascio e durata del green pass (art. 5 del D.l. n. 127/2021)

Ricordiamo brevemente in quali casi viene rilasciato il green pass, con le relative modifiche apportate dal nuovo decreto:

  • per aver completato la vaccinazione anti COVID-19 (in Italia viene emessa sia alla prima dose sia al completamento del ciclo vaccinale);
  • essere negativi al test molecolare (validità certificazione 72 ore) o antigenico rapido (validità certificazione 48 ore);
  • essere guariti dal COVID-19 negli ultimi 6

Il nuovo decreto ha modificato la validità dei test: il test molecolare negativo è valido per 72 ore anziché 48, che invece rimane come validità del test antigenico rapido.

Inoltre il decreto legge stabilisce che per i guariti dal Covid il green pass viene rilasciato il giorno stesso della prima somministrazione della dose di vaccino (non si deve più aspettare 15 giorni) e, a seguito sia della prima dose che del completamento dell’intero ciclo, la certificazione avrà validità di dodici mesi da contare a partire dalla data di avvenuta guarigione.

•  Le disposizioni per il settore pubblico e privato: controlli e sanzioni

I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti a verificare il rispetto degli obblighi di green pass per l’ingresso al lavoro.

Gli stessi datori definiranno entro il 15 ottobre le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche.

Ove possibile, i controlli dovranno essere effettuati preferibilmente al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro, ma potranno anche essere effettuate delle verifiche a campione.

I controlli sulle certificazioni saranno effettuati dagli stessi datori di lavoro, o in alternativa verrà individuato un soggetto incaricato dei controlli al momento dell’accesso al lavoro e delle contestazioni delle violazioni, che sarà nominato con apposita delega, così come specificato in precedenza dall’art. 13, comma 4, del D.l. n. 105/2021. Il D.l. n. 105 del 23.07.2021 stabilisce le modalità di controllo del green pass: la verifica delle certificazioni verdi sarà effettuata mediante la lettura del QR-code, utilizzando esclusivamente l’applicazione VerificaC19, che consente unicamente di controllare l’autenticità, la validità e l’ integrità della certificazione, e di conoscere le generalità dell’intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione.

Su eventuale richiesta del soggetto addetto alla verifica, l’intestatario del pass dovrà presentare idoneo documento di identità. Il lavoratore sprovvisto di green pass sarà considerato «assente ingiustificato» fino alla presentazione della certificazione, comunque non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, e fin dal primo giorno di assenza non sarà corrisposta retribuzione né altro compenso o emolumento.

Nelle imprese con meno di 15 dipendenti, dopo il 5° giorno di assenza ingiustificata per il mancato possesso della certificazione, il datore di lavoro potrà decidere di sostituire il lavoratore assente, per un periodo non superiore a dieci giorni, e non oltre il termine del 31 dicembre 2021.

Il rapporto di lavoro in sostituzione potrà essere prorogato/rinnovato una sola volta per un ulteriore periodo di 10 giorni.

L’art. 3, comma 7 del D.l. n. 127/2021 infatti specifica «comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021»

Sia per la Pubblica Amministrazione che per il settore privato verrà fatto salvo il diritto alla conservazione del posto di lavoro.

•  L’esenzione

L’obbligo di green pass, come già previsto dal precedente D.L. n. 105/2021, non si applicherà “ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute”.

•  I tamponi a prezzo calmierato

Il decreto stabilisce che i tamponi per ottenere il green pass saranno a carico dei lavoratori ma con prezzi calmierati: 8 euro per i minorenni, 15 euro per i maggiorenni.

Le farmacie e tutte le strutture sanitarie convenzionate, autorizzate o accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale e autorizzate dalle Regioni hanno l’obbligo di adeguarsi al prezzo calmierato dei tamponi.

Per le farmacie che non si adegueranno è prevista una sanzione amministrativa da euro 1000 a euro 10.000. Il prefetto può inoltre disporre la chiusura dell’attività fino a 5 giorni, compatibilmente con le esigenze di continuità del servizio.

I tamponi saranno gratuiti solo per coloro che non possono sottoporsi a vaccino, come da apposita certificazione medica.

•  Quali sono le sanzioni previste?

Il decreto prevede due tipologie di sanzioni distinte:

  • il lavoratore che entra nel luogo di lavoro non mostrando il certificato verde o omettendo i controlli è punito con sanzione da 600 a 500 euro;

il datore del lavoro che non controlla i pass dei dipendenti è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro.

•  Le disposizioni in vigore per il secondo semestre 2021

DA LUGLIO •   Cerimonie civili e religiose

•   Residenze sanitarie assistenziali (Rsa)

DAL 6 AGOSTO •  Servizi di ristorazione per il consumo al tavolo, al chiuso

•  Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive

•  Attività di sale da gioco, sale scommesse

•  Concorsi pubblici

•  Sagre e fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento

•  Strutture ospedaliere

•  Musei, mostre, Centri culturali, sociali e ricreativi al chiuso

•  Piscine, palestre, sport di squadra, centri benessere, se al chiuso

DAL 1^ SETTEMBRE •  Scuola (obbligo per insegnanti e personale)

•  Università (obbligati docenti e studenti)

•  Aerei, treni, navi, traghetti, autobus di linea interregionali e a noleggio

DALL’11 SETTEMBRE •  Personale dei servizi educativi per l’infanzia

•  Centri provinciali e regionali di formazione

•  Chiunque accede alle strutture universitarie, alta formazione, artistica, musicale ecc.

DAL 10 OTTOBRE

(obbligo vaccinale)

•  Addetti esterni agli istituti scolastici e universitari

•  Personale amministrativo, esterno (mensa e pulizie), ausiliari delle Rsa

DAL 15 OTTOBRE •    Luoghi di lavoro pubblici e privati

•    Attività di volontariato, Partite Iva, colf e badanti

•  magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, e dei componenti delle commissioni tributarie, nonché dei magistrati onorari.

  • Obbligo vaccinale e green pass: il ruolo del Medico Competente

Spesso capita che vengano accomunati quando non equiparati vaccino anti SARS-CoV-2 e green pass, quasi fossero la stessa cosa. Non è così: la disciplina del green pass non ha nulla a che fare con la disciplina della vaccinazione e con il tema dell’obbligo vaccinale.

Come sappiamo, l’art. 4 del D.l. n. 44/2021 ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per: «Gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2», nel rispetto del piano vaccinale regionale.

A decorrere dal 10 ottobre 2021 tale obbligo è stato esteso, con l’inserimento nel D.l. n. 44/2021 dell’art. 4 bis, a tutti i soggetti anche esterni che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture residenziali, socio-assistenziali e socio-sanitarie e hospice.

Inoltre il decreto stabilisce che, qualora il lavoratore decida di non vaccinarsi, ove possibile, verrà adibito a mansioni, anche inferiori, col trattamento economico corrispondente alle mansioni che andrà ad esercitare, e che comunque non implicano rischi di diffusione del contagio. Quando il cambiamento di mansione non è possibile, il lavoratore sarà sospeso e non gli verrà corrisposta retribuzione, altro com penso o emolumento (come nel caso della certificazione verde).

La sospensione mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

Con una circolare l’ANMA – Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti è intervenuta in merito al ruolo del medico competente rispetto alla certificazione verde.

In tema «vaccino» il Medico Competente non è tra i soggetti individuati dal Legislatore nella disciplina che regola questa vaccinazione.

Mentre in relazione alla certificazione verde la circolare ricorda che:

  • il green pass non è un documento sanitario ma un certificato;
  • il rilascio di green pass può avvenire solo ed esclusivamente dalla Piattaforma nazionale Digital Green Certificate gestita direttamente dal Ministero della Salute;
  • il Titolare del trattamento dei dati è il Ministero della Salute che designa come responsabili il Ministero dell’Economia, SOGEI p.A. e PAGO PA S.p.A.;
  • il green pass può essere verificato esclusivamente dai soggetti indicati nella norma, tra i quali non è compreso il

Con riferimento specifico al trattamento di dati personali riguardanti il green pass, assimilandolo a quello relativo alla vaccinazione dei dipendenti, il datore di lavoro deve assicurare che i dipendenti “non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità” e nell’affidare i compiti ai lavoratori deve essere tenuto conto “ delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza”.

L’intero impianto normativo che regola il green pass non nomina mai il MC in nessun punto e per nessun aspetto e tantomeno offre qualche tipo di collegamento con la idoneità/inidoneità del lavoratore. Pertanto non vi è nessun dubbio oggi sul fatto che con il green pass il MC non solo non può, ma addirittura non deve avere a che fare, né trattando dati né tantomeno emettendo giudizi di idoneità/inidoneità.

MA È DAVVERO TUTTO COSÌ SEMPLICE E LINEARE? L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LEGISLATORE ITALIANO: FACCIAMOCI DELLE DOMANDE

E DIAMOCI (DA SOLI) DELLE RISPOSTE

•  Cosa succede se il green pass scade durante l’orario di lavoro?

Negli ultimi giorni è uscita la notizia che alcuni insegnanti e personale Ata sono stati invitati dai dirigenti scolastici a lasciare il lavoro durante l’orario di servizio in quanto il green pass è scaduto in piena giornata di lavoro.

Si tratta di una situazione paradossale che con l’entrata in vigore il prossimo 15 ottobre del decreto n. 127/2021, potrebbe creare non pochi disagi, con il rischio sia di bloccare le attività economiche, sia di rallentare o addirittura stabilire, in alcuni casi, la sospensione di servizi essenziali anche per la collettività.

La normativa prevede l’obbligo del green pass «ai fini dell’accesso» ai luoghi di lavoro; pertanto sembrerebbe che il momento dell’accesso al luogo di lavoro è proprio quello in cui la verifica della validità della certificazione debba essere effettuata e questo fa pensare che la successiva scadenza del green pass non sia rilevante.

Tuttavia cosa potrebbe succedere nel caso in cui si decida di procedere con il controllo a campione della certificazione verde durante il turno di lavoro e non in fase d’accesso, con la possibilità di registrare un pass non più valido? In questo caso il datore di lavoro si troverebbe a dover allontanare dal servizio il lavoratore, con l’ulteriore sanzione disciplinare, senza tuttavia avere contezza del fatto che il pass del

lavoratore era valido al momento dell’accesso in azienda; la conseguenza non troppo remota potrebbe essere quella di una vertenza da parte del lavoratore.

Pertanto, nonostante la norma non ne preveda l’obbligo, è altamente consigliabile procedere al controllo (quotidiano) del pass in fase di accesso ai locali.

•  Chi effettua i controlli sul datore di lavoro?

La norma si limita a disporre che nel caso di omesso controllo del green pass e di omessa predisposizione delle misure a tal fine necessarie è prevista per il datore una sanzione amministrativa da 400 a 1000 euro. Non è chiaro, invece, cosa succeda se è il datore stesso ad essere privo di green pass, anche se, in via interpretativa, si potrebbe ritenere che anch’egli sia compreso nella definizione di “chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato”. In questo caso, verrebbe applicata la stessa sanzione amministrativa prevista per i dipendenti.

Il datore di lavoro infatti è a tutti gli effetti un lavoratore, così come previsto dal D.l. n. 127/2021, e pertanto passibile di controllo. Tuttavia, per poter procedere al controllo del pass del datore di lavoro, sarà utile specificare nel regolamento relativo alle procedure di controllo che gli incaricati alla verifica (designati da atto formale) procederanno alla verifica della certificazione verde di ogni lavoratore che accede ai locali aziendali, compreso il datore di lavoro.

È diritto di ogni lavoratore prestare attività lavorativa in un contesto sicuro, così come previsto dagli articoli 41 Cost. e 2087 c.c. pertanto è da considerarsi sacrosanto il diritto di verificare il possesso di green pass anche da parte del datore di lavoro.

Il Ministero del Lavoro è intervenuto il 28 settembre 2021 con un elenco di faq, intervenendo anche sulla questione:

“Chi controlla il libero professionista? E il titolare di un’azienda che opera al suo interno? Il libero professionista quando accede nei luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa viene controllato dai soggetti previsti dal Decreto-legge n. 127 del 2021. Il titolare dell’azienda che opera al suo interno viene controllato dal soggetto individuato per i controlli all’interno dell’azienda.”

•  Posso registrare la validità del green pass dei lavoratori

in luogo del controllo periodico?

La verifica delle certificazioni verdi COVID-19 è effettuata mediante la lettura del QR-code, utilizzando esclusivamente l’applicazione VerificaC19, che consente unicamente di controllare l’autenticità, la validità e l’ integrità della certificazione, e di conoscere le generalità dell’intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione.

L’art. 13, comma 5 del D.P.C.M. 17 giugno 2021 recita che “l’attività di verifica delle certificazioni non comporta, in alcun caso, la raccolta dei dati dell’ intestatario in qualunque forma”.

Pertanto, ai fini dell’organizzazione dei controlli, non è possibile acquisire dal lavoratore la certificazione in corso di validità ovvero dichiarazioni in ordine alla tipologia e alla scadenza della stessa.

Sulla questione, si è di recente espresso anche il Garante privacy che, con riferimento all’utilizzo del green pass nelle palestre, ha evidenziato come l’acquisizione di copia della certificazione verde e la registrazione della relativa scadenza, sebbene volte ad agevolare lo svolgimento dei controlli, siano contro gli obiettivi di bilanciamento tra privacy, tutela della salute e riapertura del Paese che si sono perseguiti con il green pass in quanto metterebbero in circolazione una quantità di dati personali superiori a quelli necessari e, soprattutto, ne determinerebbero la raccolta e la moltiplicazione in una se-

rie di banche dati poco sicure.

•  Come dimostrare all’Organo ispettivo le modalità di controllo?

Sono gli stessi datori di lavoro che dovranno definire entro il 15 ottobre le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche.

Sarebbe buona prassi redigere un regolamento aziendale per la gestione dei controlli e annotare le procedure che verranno attuate per la verifica del green pass, se all’accesso sul luogo di lavoro o “a campione”, oltre che al nominativo dell’incaricato ai controlli, come dimostrazione in caso di accesso ispettivo.

Una soluzione efficace potrebbe essere quella di annotare su apposito registro le attività di controllo svolte, senza tuttavia annotare alcun dato relativo al pass, ma solo la sua validità o meno all’atto della verifica.

Il Centro Studi Nazionale Ancl ha messo a disposizione un proforma di registro accessibile a tutti gli iscritti dall’area personale del portale “myancl”.

•  Le procedure vanno previste in

un regolamento? E i protocolli anti-contagio andranno aggiornati di conseguenza?

L’art. 1, co. 5 del D.l. n. 127/2021 non prevede l’obbligo di redigere un regolamento per la predisposizione e l’attuazione delle misure di verifica della certificazione verde. Tuttavia la predisposizione di un regolamento, da allegare alla nomina formale destinata ai lavoratori incaricati e da pubblicizzare a tutti i lavoratori occupati in azienda, può essere un utile strumento di pubblicità delle azioni poste in essere in applicazione della norma, oltre che un valido strumento da presentare in fase di accesso ispettivo.

Le misure previste per la verifica del green pass comportano anche la revisione del protocollo anti contagio: le procedure di controllo infatti dovranno essere predisposte nel rispetto delle misure anti contagio e pertanto registrare nel relativo protocollo aziendale.

Un esempio concreto: il pass può essere verificato esclusivamente tramite app ministeriale VerificaC19 e per poter procedere sarà necessario mettere a disposizione dei verificatori uno smartphone aziendale; il passaggio dello smartphone da un verificatore all’altro dovrà prevedere un procedimento di sanificazione dello stesso, da registrare sul protocollo aziendale.

•  Come considerare le assenze

in edilizia? Circolare Inps n. 269/1995 Una problematica non di poco conto riguarda l’assenza ingiustificata prevista dai commi 6 e 7 dell’art. 3 del D.l. n. 127/2021. È noto infatti che le assenze ingiustificate nel settore edilizia comportano comunque il calcolo della contribuzione virtuale ed il relativo versamento.

Tuttavia a questo proposito può esserci di aiuto la circolare Inps n. 269/1995 al punto 3):

“3) Aspettative ed altre cause di sospensione legale o contrattuale dell’attività lavorativa. Nei casi di sospensione della prestazione lavorativa e della retribuzione per cause legalmente previste non si determina obbligo della contribuzione virtuale.

Si citano al riguardo: aspettativa per servizio militare, per ricoprire cariche sindacali o funzioni elettive, permessi sindacali non retribuiti (art. 24 legge n. 300/1970), assenze per malattie del bambino fino a 3 anni d’età, aspettativa in base alle norme per i tossicodipendenti. Inoltre, non si fa luogo al versamento di contribuzione virtuale in caso di sospensione significativa ed oggettivamente rilevabile del rapporto di lavoro derivante da previsione contrattuale o da fatti impeditivi della prestazione lavorativa inequivocabilmente comprovabili. Tali fattispecie sono:

 

  • aspettative per motivi privati previste dal contratto collettivo (attualmente consentite nel settore dellindustria edile solo per gli impiegati);    
  • giorni non retribuiti causa la mancata prestazione lavorativa dovuta a provvedimenti restrittivi della libertà personale adottati dall’ Autorità giudiziaria;
  • giorni di assenza ingiustificata con perdita della retribuzione sanzionata secondo le procedure di legge e della contrattazione collettiva e quelli di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione derivanti da provvedimenti disciplinari comminati in conformità alle predette procedure;
  • periodi di malattia eccedenti quelli indennizzati o retribuiti per i quali viene mantenuta la conservazione del

In merito alla situazione che si determina in caso di chiusura dell’azienda o del cantiere per ferie collettive nei confronti dei lavoratori che non hanno maturato ferie per un periodo pari alla durata della predetta chiusura, si fa riserva di ulteriori precisazioni. Analoga riserva di ulteriori indicazioni si formula per quanto attiene le fattispecie in cui l’ impresa abbia presentato domanda per l’ intervento della CIG non ancora definita al momento dell’assolvimento della contribuzione relativa al mese interessato.” Attualizzando il tenore della circolare citata, potremmo pertanto ipotizzare che le assenze ingiustificate derivanti da mancata esibizione del green pass non saranno soggette a contribuzione virtuale.

•  Posso richiedere il tampone o il test sierologico ai soggetti esenti?

Tutti i pazienti che non possono sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti Covid per la presenza di determinate condizioni cliniche documentate che ne attestino la controindicazione, sono esentati dalla certificazione verde.

Tali condizioni possono essere temporanee, e quindi far slittare la vaccinazione per un tempo definito, o permanenti.

A queste persone viene rilasciato un certificato di esenzione che viene compilato direttamente dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle asl e degli enti sanitari regionali, oppure dai medici di Medicina generale o dai pediatri di libera scelta che aderiscono alla campagna vaccinale. L’esenzione pertanto sostituisce il green pass e tali soggetti, salvo ulteriori chiarimenti da parte del Ministero della Salute o dagli enti territoriali, non sono tenuti a sottoporsi al tampone per accedere ai luoghi in cui è necessario il certificato verde.

•  Chi commina la sanzione?

E come viene comunicato l’illecito?

Le sanzioni sono irrogate dal Prefetto, al quale sono trasmessi gli atti relativi alla violazione dai soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle violazioni.

•  Come formalizzare l’atto di nomina

e l’attività di formazione/informazione? In base alle previsioni dell’art. 13, comma 3, del D.P.C.M. 17 giugno 2021 la nomina al lavoratore è obbligatoria e l’incarico dovrà essere preventivo rispetto all’inizio delle attività di controllo sugli utenti. La verifica del datore infatti consiste in un trattamento del dato, così come previsto dall’art.4 GDPR. Nonostante non vi sia trattamento del dato ai fini privacy in termini di conservazione del dato stesso (così come stabilito dal comma 5 dell’art. 13 del D.P.C.M. 17 giugno 2021), ove il lavoratore delegato non sia istruito in merito alla corretta gestione dei controlli potrebbe incorrere in comportamenti errati, fra cui la richiesta di copia del pass cartaceo o della certificazione medica di esenzione dal pass stesso. In questo caso il titolare del trattamento si troverebbe di fatto a trattare un dato senza il supporto di idonea base giuridica, come previsto dall’art. 6 del Regolamento Europeo 2016/679.

Pertanto, il lavoratore delegato dovrà avere idonea formazione, al pari di un incaricato  al trattamento del dato, così da non incorrere in comportamenti illeciti, ricordando che anche la semplice visualizzazione del dato identificativo e/o particolare è a tutti gli effetti un trattamento del dato ai fini privacy, così come previsto dall’art.4 del Regolamento Europeo 2016/679.

(Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro).

•  Sono necessari interventi alla policy privacy aziendale?

Un errore oltremodo diffuso è ritenere che l’attività di verifica del green pass non comporti trattamento di dati personali e che di conseguenza non sia richiesto alcun aggiornamento della documentazione.

Molti interventi in merito effettuati dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali smentiscono però in modo palese questo tipo di interpretazione e richiamano invece (tanto le istituzioni quanto i privati) al corretto adempimento dei principi del GDPR.

Per quanto riguarda la documentazione, è di base necessario produrre le informative relative all’attività di verifica, conformemente agli artt 13 e 14 GDPR, aggiornare i registri delle attività di trattamento, conformemente all’art. 30 GDPR, redigere l’atto di designazione dei verificatori con autorizzazioni ed istruzioni, conformemente all’art. 29 GDPR.

 

 

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