DECRETO SOSTEGNI E BLOCCO DEI LICENZIAMENTI AL 31 OTTOBRE: valido solo in caso di effettivo ricorso alla CIGD o al FIS? I dubbi interpretativi

blodi Paolo Galbusera e Andrea Ottolina – Avvocati in Milano

 

Il Decreto Sostegni (D.l. n. 41 del 22 marzo 2021), con i commi 9 e 10 dell’art. 8, ha prorogato il blocco dei licenziamenti individuali e collettivi, individuando due nuove date di scadenza: la prima, valida per tutti i datori di lavoro, fino al 30 giugno 2021 (comma 9); la seconda, valida per le aziende che possono usufruire della Cig in deroga e del Fis, fino al 31 ottobre 2021 (comma 10).

Con riferimento al termine del 31 ottobre, la formulazione letterale della norma farebbe a prima vista pensare ad un divieto valido per la categoria di datori di lavoro individuata a prescindere dall’effettivo ricorso, nel periodo successivo al 30 giugno, alla Cig in deroga o al Fis. Il comma 10 in esame, infatti, recita: “dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 ai datori di lavoro di cui ai commi 2 e 8 resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli artt. 4, e 24 L. 223/1991 (…) Ai medesimi soggetti di cui al primo periodo resta, altresì preclusa, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo”. Nello specifico, il comma 2 richiamato dal comma 10 recita: “I datori di lavoro privati che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 possono presentare (…) domanda per i trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione salariale in deroga”.

La categoria a cui si riferisce il blocco dei licenziamenti sino al 31 ottobre introdotto dal comma 10, quindi, sembrerebbe quella dei datori di lavoro che possono presentare domanda di Cigd e assegno ordinario Fis e non, invece, quelli che l’abbiano effettivamente presentata. In questo senso, quindi, l’estensione del blocco dei licenziamenti sembrerebbe generalizzata nei confronti di tutte quelle aziende che, non potendo ricorrere alla cassa integrazione ordinaria, rientrano nell’ambito di operatività della cassa in deroga o del Fis. E ciò, si ribadisce, a prescindere dall’effettivo ricorso a tali strumenti messi a disposizione dalla normativa emergenziale. Andando tuttavia ad esaminare attentamente la Relazione Illustrativa al Decreto Sostegni presentata al Parlamento in fase di approvazione del Decreto stesso, sorgono parecchi dubbi interpretativi rispetto alla norma in commento.

Si ricorda a questo proposito che, secondo le regole parlamentari vigenti, la Relazione Illustrativa è quel documento preposto a fornire l’esplicitazione, in particolare, delle motivazioni del provvedimento in approvazione e delle sue finalità

Ebbene, con espresso riferimento al comma 10 dell’art. 8 del Decreto Sostegni, la Relazione Illustrativa recita come segue: “Il comma 10 per i soli datori di lavoro che fruiscono dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 prevede un ulteriore blocco dei licenziamenti dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 e per l’intero periodo di fruizione dei suddetti trattamenti. Poiché a decorrere dal 1° luglio il blocco dei licenziamenti è collegato alla fruizione dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19, ai datori di lavoro che avviino le procedure di cui ai commi 9 e 10 resta preclusa la possibilità di presentare domanda di concessione dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19”.

Stando a quanto esplicitato nella Relazione Illustrativa, quindi, sembrerebbe che il blocco dei licenziamenti al 31 ottobre 2021, introdotto dal comma 10 in esame, sia valido solo ed esclusivamente per quelle aziende che facciano effettivamente ricorso, dopo il 30 giugno, alla Cigd o al Fis e solo per il periodo in cui tali strumenti vengono utilizzati.

Questo starebbe a significare che un’azienda, seppur rientrante nell’ambito di operatività della Cigd o del Fis, potrebbe decidere di non ricorrere a tali strumenti e quindi operare già dal 1° luglio licenziamenti individuali (cioè in numero massimo di 4 in 120 giorni) per un giustificato motivo oggettivo che sia diverso dalla riduzione o sospensione dell’attività dovuta al Covid.

È evidente che le due interpretazioni illustrate in questo commento sono di segno diametralmente opposto e proprio per questo motivo appare quanto mai opportuno che, entro il 30 giugno, il Governo fornisca chiarimenti a riguardo. Ciò dovrebbe comunque avvenire in sede di conversione in legge del decreto e quindi entro la metà del prossimo mese di maggio.

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