Decreto fiscale e sicurezza: NON VA PER NIENTE BENE

di Andrea Merati – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Ho letto alcuni articoli dello scorso numero di questo periodico, trovandomi d’accordo in alcuni casi e dissentendo in altri.

Il Consiglio dei Ministri ha licenziato un Decreto Fiscale e ci ha forzato dentro le tanto annunciate norme in materia antinfortunistica, probabilmente non meritavano un documento specifico: per quei signori basta una postilla, una menzione in calce al ben più considerevole fisco, un po’ come il sorbetto dopo la grande abbuffata (e non è un film, purtroppo).

Bene che finalmente si metta in funzione il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), che le informazioni circolino è un concetto talmente moderno che dovrebbe essere già normale da tempo.

Male che si abbatta al 10 per cento la presenza di personale in nero, sicuramente un passo avanti, ma ridurlo a zero era così brutto? Non mi è chiaro perché si debba tollerare lo schiavismo sul luogo di lavoro come nei campi di cotone ai primi del ’900. Bene che non siano più previste le “gravi e reiterate violazioni” per sospendere un’attività lavorativa, se una cosa non è buona mica aspetto che faccia schifo per buttarla via. Malissimo che vengano estese le competenze dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro in materia di ispezione: si continua a puntare sulla repressione piuttosto che sulla prevenzione e, in aggiunta, si crea pure confusione sulle competenze.

La teoria sottostante all’istituzione del nostro Servizio Sanitario Nazionale prevede che la salute sia garantita al lavoratore dal Ministero della Salute tramite le ASL (o ATS in certi posti nordici), attraverso attività di prevenzione, vigilanza e ispezione; in questo decreto, invece, si investe sull’Inl, tra l’altro con nuovi ispettori che avranno titoli di accesso al concorso come: giurisprudenza, servizi giuridici, scienze politiche. Ogni percorso e titolo di studio merita stima e considerazione (se non altro per la fatica e la dedizione dei più che l’hanno seguito e perseguito) ma non riesco a trovare, in questi casi, le competenze riguardanti: le macchine, visto che siamo rimasti impressionati da una vittima di telaio; i cantieri, dato che buona parte dei morti sul lavoro provengono da lì; oppure il lavoro in quota e gli spazi confinati, essendo noto, anche alle pareti in cartongesso, che troppi morti sono volati giù da qualche parte o li hanno trovati gassati in luoghi angusti, in cui avrebbero dovuto lavorare in sicurezza. Certamente questi nuovi ispettori qualcuno li formerà, ma non sarebbe stato più semplice prenderli già competenti? Tutti i soldi che si spenderanno in Ispettorato sarebbero stati un miglior investimento se spinti verso un sistema di formazione meno formale e più sostanziale: che percorso educativo è quello che attualmente portiamo nelle aziende? Troppo spesso è una produzione sterile di documenti inutili: si producono attestati che non insegnano nulla. Per non parlare del bizzarro caso Datori di Lavoro: sono l’unica figura per la quale la normativa non prevede formazione obbligatoria.

Anche questa volta si è lanciata la pallina ma senza colpire il barattolo. Quanto sarebbe più utile che finalmente si parlasse di un Medico Competente pagato dall’azienda ma inviato dalle ASL, o di RSPP che rispondono periodicamente del loro operato presso una commissione dotata di tecnici della prevenzione con capacità ispettive e consulenziali di alto livello.

  Però queste cose non si possono neanche pensare, perché si rischia di far male a qualche categoria protetta (e  non mi riferisco agli invalidi del lavoro).

Preleva l’articolo completo in pdf