Decreto fiscale e appalti, nuovi oneri a carico di imprese e professionisti

di  Michele Siliato, Consulente del Lavoro in Messina e Roma

 

Seppur la legge di conversione del Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, abbia interamente riscritto la formulazione dell’art. 4, eliminando l’ingestibilità della nuova figura del “Sostituto del sostituto d’imposta“, non sono poche le perplessità degli operatori del settore.

Le nuove regole, introdotte dall’art. 17-bis, Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ad opera dell’art. 4 del sopracitato Decreto Legge, convertito con modificazionidalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157, con palese scopo di contrastare la somministrazione illecita di manodopera e le compensazioni indebite, prevedono l’obbligo per le imprese affidatarie, appaltatrici o subappaltatrici di un’opera o di un servizio di importo complessivo annuo superiore ad euro 200.000, di rilasciare copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute fiscali operate sui soli lavoratori impiegati direttamente nell’esecuzione dell’opera o del servizio e l’arruolamento dei committenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

In conformità con il dettato letterale della norma, l’obbligo in trattazione interviene esclusivamente nei casi in cui il committente, sostituto d’imposta, affidi il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo superiore a euro 200.000 ad un’impresa terza, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento o accordo negoziale altrimenti denominato, caratterizzati da un utilizzo prevalente di manodopera presso la sede di attività del committente e con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, per le ritenute fiscali operate dal 1° gennaio 2020, con conseguente pagamento nel mese di febbraio, anche per i contratti di appalto, subappalto o affidamento stipulati antecedentemente al 1° gennaio 2020.

Se dal punto di vista soggettivo la norma appare pacificamente applicabile a tutti i sostituti d’imposta, la portata oggettiva della previsione legislativa merita chiarimenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Le condizioni di diritto propedeutiche a far scattare i nuovi obblighi fiscali in materia di appalti possono, dunque, essere così sintetizzate:

  • compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore ad euro 200.000 per singola impresa. In tal senso, dovranno essere considerati tutti i contratti di appalto, subappalto o affidamento, intercorsi tra le medesime parti nel corso di un anno;
  • prevalente utilizzo di manodopera impiegata presso le sedi di attività del committente (c.d. labour intensive);
  • utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o, comunque, ad esso riconducibili.

Con riferimento al primo requisito, dovendosi, eventualmente, computare tutte le opere o i servizi affidati dal committente alla medesima impresa, la soglia parrebbe intendersi quale limite alla non applicabilità dei nuovi obblighi. Diversamente, ove cumulando il valore delle opere o dei servizi affidati si sottoscriva un nuovo accordo per cui venga superata la soglia dei 200.000 euro, è ipso facto applicabile la nuova disciplina in materia di ritenute fiscali e appalti, escludendosi, a parere di chi scrive, l’onere di revisione dei contratti precedentemente stipulati, in ragione dell’eventuale pagamento dei corrispettivi dovuti all’impresa appaltatrice o affidataria.

Relativamente alla prevalenza dell’utilizzo di manodopera nell’esecuzione del contratto, in assenza di ulteriori specifiche normative, potrebbe essere opportuno indicare nel contratto d’opera o di servizio l’importo, e la relativa incidenza, delle maestranze richieste per l’esecuzione dell’appalto.

L’ulteriore requisito dell’esecuzione dell’opera o del servizio con i beni strumentali di proprietà del committente, congiuntamente richiesto con il sopradetto utilizzo delle maestranze, rischia di svuotare il contenuto stesso della norma (si pensi al settore delle pulizie o dell’edilizia).

Procedimento operativo

La gravosità dell’onere in capo a professionisti ed imprese è sancita dai commi 2 e seguenti del sopracitato art. 17-bis.

Invero, al fine di consentire al committente di verificare l’ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese, entro i cinque giorni lavorativi successivi alla scadenza della delega di pagamento, ex art. 18, comma 1, le imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici, trasmettono al committente e, per le imprese subappaltatrici, anche all’impresa appaltatrice, le deleghe di versamento unitamente ad un elenco nominativo di tutti i lavoratori, identificati mediante codice fiscale, impiegati nel mese precedente direttamente nell’esecuzione di opere o servizi affidati dal committente, con il dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun percipiente in esecuzione dell’opera o del servizio affidato, l’ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata a tale prestazione e il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti di tale lavoratore, con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente.

Ripercorrendo il dettato normativo, se è vero che il committente, con artificiose operazioni matematiche, potrebbe contabilmente ricostruire o imputare quota parte delle ritenute fiscali per la prestazione resa a favore dello stesso, ci si chiede come ciò possa essere possibile comunicando esclusivamente la retribuzione lorda corrisposta nell’esecuzione del singolo appalto e non quella complessiva mensile, atteso che su quest’ultima devono essere determinate le imposte nette da versare.

Altresì, ai sensi del comma 1, il versamento delle ritenute dovrà avvenire con distinte deleghe di pagamento per ciascun committente, senza possibilità di compensazione, e, in ossequio alle disposizioni di cui alla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 24 dicembre 2019, n. 109, con l’indicazione nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare” del codice fiscale del committente, unitamente al codice identificativo “09”, da riportare nel campo “codice identificativo”. I modelli “F24“, così predisposti, saranno consultabili anche dal cassetto fiscale del soggetto committente. Per le imprese assoggettate alla disciplina trattata è precluso l’istituto della compensazione quale modalità di estinzione delle obbligazioni relative a contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi assicurativi obbligatori dovuti in relazione ai lavoratori impiegati nell’appalto e maturate nel corso della durata del contratto.

Adempimenti e responsabilità del committente.

Ricevute le informazioni dell’impresa appaltatrice, subappaltatrice o affidataria, ai sensi del comma 2, il committente dovrà puntualmente verificare la regolarità delle operazioni fiscali intervenute nel periodo di riferimento.

Diversamente, ove dette imprese non abbiano ottemperato all’obbligo di trasmettere … le deleghe di pagamento e le informazioni relative ai lavoratori impiegati … ovvero risulti l’omesso o insufficiente versamento delle ritenute fiscali rispetto ai dati risultanti dalla documentazione trasmessa, il committente dovrà sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati sino a concorrenza del 20% del valore complessivo dell’opera o del servizio ovvero fino all’importo pari all’ammontare delle ritenute non versate. Il committente dovrà, altresì, darne comunicazione, entro novanta giorni, all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente.

All’impresa viene preclusa ex lege l’azione esecutiva volta al soddisfacimento del credito sospeso sino all’avvenuta esecuzione del versamento delle ritenute.

Qualora il committente non ottemperi agli obblighi di verifica previsti dai commi 1 e 3, pur non essendo obbligato in solido stricto sensu, sarà obbligato al pagamento di una somma pari alla sanzione irrogata all’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice per la violazione degli obblighi di corretta determinazione delle ritenute e di corretta esecuzione delle stesse, nonché di tempestivo versamento, senza possibilità di compensazione.

Esclusioni

Sono escluse dalla farraginosa disciplina in commento le imprese che, previo invio al committente della copia della neo certificazione, prevista dal comma 6, rilasciata dall’Amministrazione Finanziaria, siano in possesso, congiuntamente, dei seguenti requisiti:

  • risultino in attività da almeno tre anni, siano in regola con gli obblighi dichiarativi e abbiano eseguito, nel corso dei periodi d’imposta a cui si riferiscono le dichiarazione dei redditi presentate nell’ultimo triennio, complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10 per cento dell’ammontare dei ricavi o dei compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime;
  • non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi ovvero avvisi di addebito affidati agli agenti per la riscossione per imposte sui redditi, Irap, ritenute e contributi previdenziali obbligatori per importi superiori ad euro 50.000, salvo non siano intervenuti provvedimenti di sospensioni o vi siano in corso rateazioni non decadute.

Tali requisiti devono essere posseduti nell’ultimo giorno del mese precedente a quello di scadenza per il versamento delle imposte e dei contributi ex art. 18, comma 1, Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

La nuova certificazione, messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate su richiesta dell’impresa, appare del tutto simile al più famoso e conosciuto Documento Unico di Regolarità Contributiva, se non altro per i medesimi tempi di validità del documento (quattro mesi dal rilascio).

Conclusioni

Il quadro dipinto dalla nuova disciplina in materia di ritenute fiscali sugli appalti indubbiamente appesantisce le procedure amministrative delle piccole e medie imprese, specie se neocostituite, attanagliate da un coacervo di obblighi e informazioni complesse da fornire al committente. La normativa in commento può generare un effetto distorsivo del mercato degli appalti & co., ben potendo il committente, onde evitare i controlli e le responsabilità legali addossate, affidare l’esecuzione dell’opera e dei servizi esclusivamente a soggetti in possesso del Documento di regolarità fiscale e, ove prevista l’ipotesi di subappalto, inserire nell’accordo negoziale che anche tali soggetti siano provvisti del Durf. Proprio in riferimento a tale documento, si pensi all’ipotesi in cui all’impugnazione giudiziale di una cartella esattoriale di importo superiore ad euro 50.000 non segua un provvedimento di sospensione del giudice, che necessariamente porterà ad un esito negativo del Durc fiscale ed ai conseguenti obblighi.

Con riferimento alla portata della norma, se è lecito chiedersi come mai il Legislatore abbia, nel “copia e incolla” tra l’art. 17, sesto comma, lettera a-quinques), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e l’art. 17-bis, D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, “dimenticato” di escludere ex lege dalla disciplina in commento le Agenzie di somministrazione, le nuove regole non sembrano applicarsi ai contratti aventi ad oggetto la fornitura professionale di manodopera. D’altronde, nel silenzio dell’Amministrazione Finanziaria, l’affidamento per il compimento di opere o servizi è cosa diversa rispetto alla mera somministrazione lecita di manodopera. Ove ciò venisse disatteso, le Agenzie per il Lavoro si troverebbero a gestire un ulteriore onere del tutto ingiustificato.

Altresì, l’intento del Legislatore, specificatamente richiamato nel titolo, avente l’obiettivo di “contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera” non può certo ritenersi raggiunto, men che meno sufficiente a contrastare i processi di esternalizzazione in frode alla legge ovvero le molteplici fattispecie di interposizione illecita. Invero, è impropriamente indicato che la disciplina in commento si ponga quale misura di contrasto all’illecita somministrazione di manodopera, diversamente potrebbe ritenersi consona a verificare l’effettivo versamento delle ritenute fiscali negli appalti endoaziendali ed estendere, seppur diversamente, la responsabilità solidale ex art. 29, comma 2, Decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, anche all’ambito fiscale.

Ad ogni modo, in tempi brevi sono necessari chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria anche con riferimento ad una quantificazione precisa, non desunta, di quegli appalti, affidamenti o subappalti effettivamente rientranti nella disciplina in commento, onde evitare che la ratio legis, di “contrasto all’illecita somministrazione di manodopera”, si concretizzi in un nulla di fatto.

 

 

Preleva l’articolo completo in pdf