Decreto Agosto ed esonero contributivo. IL SOLITO PASTICCIO

a cura di Alberto Borella, Consulente del lavoro in Chiavenna (SO)

Che dire. Ormai la sensazione è quella di un Legislatore in totale stato confusionale.

La disciplina sugli sgravi prevista dall’art. 3 del D.l. n. 104 del 14 agosto 2020 è, oltre che scritta male (sai che novità), anche cervellotica nell’imporre scelte radicali.

Le aziende infatti sono chiamate a scegliere tra il nuovo ammortizzatore o il diritto allo sgravio – il primo alternativo al secondo – sapendo che anche solo una settimana di “cassa” preclude i benefici contributivi. E prevedere come andrà il mercato del lavoro in un arco temporale da qui al 31 dicembre non è di certo facile.

Iniziamo come sempre dal dato normativo, riportando un estratto dell’art. 3.

In via eccezionale, al fine di fronteggiare l’emergenza da COVID-19, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti di cui all’articolo 1 del presente decreto e che abbiano già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale … (omissis) … è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di quattro mesi, fruibili entro il 31 dicembre 2020, nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei predetti mesi di maggio e giugno 2020…

Proviamo a capire meglio.

1. Si parla del riconoscimento dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Quindi un esonero totale per la quota carico ditta. E fin qui nulla questio. Tutto chiaro.

2. Si parla poi di un periodo massimo di quattro mesi, fruibili entro il 31 dicembre 2020. Anche qui tutto bene.

3. Si pone un primo paletto: il datore di lavoro privato non deve aver richiesto i trattamenti di cui all’art. 1 del Decreto Agosto. Chiaro anche questo passaggio: se è stata richiesta anche solo una delle 18 settimane previste, non si accede al beneficio. Analoga conseguenza, si ritiene, vi sia anche nel caso che la “cassa” venisse richiesta durante la fruizione dello sgravio, ma attendiamo conferma dall’Inps. Il rischio evidente è che una azienda riprenda la sua attività, applichi il beneficio ma poi si ritrovi in un nuovo lockdown a causa della, presumibile secondo alcuni, seconda ondata autunnale. In questi casi, come detto, dovrebbe, per accedere al nuovo ammortizzatore sociale, restituire lo sgravio e pagare le annesse sanzioni.

4. Il secondo paletto è che bisogna aver fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale di cui ai precedenti D.l., condizione che vale anche per la quantificazione del beneficio.

E qui iniziano i problemi.

Il Legislatore si dimentica infatti di precisare se lo sgravio, che verrà riconosciuto, è in qualche modo da collegarsi ai medesimi lavoratori che hanno fruito della cassa integrazione o assegno ordinario nel bimestre maggio/giugno 2020.

Anche se la cosa potrebbe avere una sua logica questa è una ipotesi che non emerge da una analisi letterale del testo. E, lo ripeteremo all’infinito, l’interprete non può discostarsi da tale approccio previsto peraltro dal famoso art. 12 delle Preleggi.

La disposizione parla infatti semplicemente di uno sgravio di un certo importo per il quale fornisce la modalità di calcolo. La cosa parrebbe quindi addirittura svincolata dal mantenimento in forza degli stessi lavoratori posti in cassa. Se così fosse sarebbe fruibile anche nel caso di dimissioni di tutti i lavoratori in forza a maggio e giugno e successiva assunzione di altro e diverso personale. In questo caso lo sgravio pare più un premio per la rinuncia alla facoltà di accesso ai nuovi ammortizzatori.

Il Legislatore ci dice poi che lo sgravio è fruibile nel limite del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei predetti mesi di maggio e giugno 2020. La problematica nasce dal fatto che non ci si riferisce ad importi fruiti ma alle ore. E la cosa fa sbizzarrire i vari commentatori.

Proviamo a cercare le nostre risposte leggendo la Relazione illustrativa allegata allo Schema di decreto-legge ed inviata alla Ragioneria Generale dello Stato per la bollinatura. Vediamola insieme.

La disposizione prevede un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali per le aziende private … (omissis) … Tale esonero non include i contributi dovuti all’INAIL ed è previsto per un periodo massimo di quattro mesi, fruibile entro il 31 dicembre 2020, in una misura massima pari al doppio delle ore di integrazione salariale già fruite.

La precisazione di una misura massima fruibile farebbe pensare ad un importo e che  questo importo sia pari a quanto risulterebbe raddoppiando un altro “importo” ovvero l’ammontare quale valore economico delle ore di integrazione salariale fruite nel famoso bimestre maggio/giugno 2020.

Chi scrive non ritiene invece possibile il diverso, ipotizzato, riferimento alla retribuzione teorica su cui è stato riconosciuto l’ammortizzatore. Lettura sostenibile solo se la norma avesse diversamente disposto, del tipo: Chi scrive non ritiene invece possibile il diverso, ipotizzato, riferimento alla retribuzione teorica su cui è stato riconosciuto l’ammortizzatore. Lettura sostenibile solo se la norma avesse diversamente disposto, del tipo: in una misura massima pari al doppio (del valore economico) delle ore su cui è stata fruita l’integrazione salariale.

Il concetto stesso di misura massima conferma peraltro che l’importo è fisso. Una somma che, una volta quantificata all’inizio del periodo di inizio fruizione sgravio, compete a conguaglio – sempre che sussista la capienza – a prescindere che l’impresa oggi abbia uno o cento lavoratori, aumenti o diminuisca il proprio organico. Ovviamente se l’azienda oggi ne occupa di più di quelli che aveva in forza quando aveva sospeso la propria attività sfrutterà in toto lo sgravio; se ne avrà di meno potrebbe essere che ne perderà una parte.

Ulteriore conferma della funzione di premialità che la norma riserva in primis a chi rinuncia ai possibili ammortizzatori ma anche a chi mantiene il proprio organico più a lungo, penalizzando di contro chi l’organico non l’ha mantenuto o ridotto.

Rimane il dilemma che assillerà le aziende che si stanno pian piano riprendendo ma temono una nuova, non quantificabile in termini di durata, contrazione dell’attività. Accedere allo sgravio o tenere in fresco l’ammortizzatore? Valutazioni delicatissime, perché una/due settimane si possono gestire con le ferie, periodi più lunghi no.

Preleva l’articolo completo in pdf