Senza filtro – Quando casca in fallo l’Autorità Garante della Concorrenza

Senza filtro – Quando casca in fallo l’Autorità Garante della Concorrenza

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di Andrea Asnaghi – consulente del lavoro in Paderno Dugnano

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – che d’ora in poi definiremo anche con l’acronimo AGCM che tale istituzione si è attribuito – è una nobile istituzione e lo diciamo con convinzione e senza alcuna ironia.

Sul proprio sito www.agcm.it si possono osservare le numerosissime attività ed iniziative molto utili ed interessanti che l‘Autorità promuove. Vi si leggono anche le linee-guida che definiscono le finalità ed i principi della nobile istituzione, fra i quali spiccano i seguenti: garantire la tutela della concorrenza e del mercato, contrastare le pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori e delle microimprese e tutelare le imprese dalla pubblicità ingannevole e comparativa. Questi scopi sono conformati ad un codice etico che mette al primo posto – naturalmente, data la delicatezza del compito – principi quali l’imparzialità e la correttezza.

Data la funzione tanto importante in un mercato tanto aperto quanto ricco di insidie, spiace dover notare che AGCM abbia fatto una scivolata (tale, almeno, a parere di chi scrive) che non toglie, ovviamente, nulla alla nobiltà dell’istituzione e dei suoi componenti e che pertanto, a maggior ragione, ben poteva essere evitata.

Ma andiamo con ordine.

Il 16 febbraio 2017 l’AGCM edita un pamphlet molto utile dal titolo accattivante, “Io non ci casco”, tuttora reperibile sul sito (sezione www.agcm.it/stampa/news, poi ricercabile per data), un vademecum per le imprese che contiene alcune avvertenze contro la squallida pratica dei bollettini ingannevoli di pagamento che pervengono alle aziende, un fenomeno diffuso da decenni. In pratica, e soprattutto nei confronti di ditte di nuova costituzione, arrivano alle imprese bollettini o moduli di iscrizione accattivanti, ingannevoli perché, per importi, per layout e per terminologie usate, i pagamenti ivi previsti sembrano emessi da Enti della Pubblica Amministrazione e quindi dovuti – proprio qui sta l’inganno – mentre si tratta semplicemente di abbonamenti a servizi editoriali, propagandistici o informativi di nessuna utilità. Diciamolo chiaramente: sono i classici specchietti per allodole.

Molto opportunamente l’AGCM interviene con il predetto opuscolo segnalando, ancora una volta, queste pratiche truffaldine (se i servizi avessero una qualche utilità o valore non avrebbero bisogno di ricorrere pratiche ambigue: chi sta correttamente sul mercato si vuole distinguere, non confondere…) e dando alcune indicazioni utili per non cadere in trappola. Sono infatti enumerati ben dieci consigli, per lo più di assoluto buonsenso.

Ora, prima di entrare nel merito, sia consentita una riflessione parallela. Dato che chi scrive conosce bene il fenomeno avendolo incontrato innumerevoli volte nel corso degli ultimi 30/35 anni, risulta evidente che gli emanatori di tali bollettini-fuffa (per non dire truffa) peschino i dati da istituzioni pubbliche (in generale le Camere di Commercio): lo si capisce chiaramente quando, confrontando i dati, si nota come una imprecisione, anche di poco conto, contenuta nei dati gestiti dall’istituzione (ad esempio un inversione di caratteri nel nome della via della sede legale o anche solo un numero civico impreciso) venga riportata pari pari nel modulo ingannevole. A questo punto ci aspetteremmo una maggior solerzia nel controllo su “come e a chi” questi dati vengono passati, perseguendo eventuali frodi alla fonte e non a valle del fenomeno. Tuttavia probabilmente la privacy e la tutela dei dati in Italia servono solo a rompere le scatole alle imprese (con oneri e relative sanzioni spesso al confine dell’assurdo) e non a tutelarle.

Ma torniamo ai consigli utili dell’AGCM.

Dopo i vari opportuni avvertimenti di non firmare e di capire bene di che si tratta prima di pagare o aderire ad alcunché la nostra attenzione cade sul consiglio n. 9 che riportiamo integralmente (grassetto compreso).

9. RICHIEDETE L’ASSISTENZA DELLA VOSTRA ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA.

Le vostre associazioni di categoria di riferimento sono al corrente di queste tipologie di pratiche commerciali scorrette: se avete dubbi o cercate supporto e assistenza legale, non esitate a contattarle.

Ora forse è il caso di spiegare – anzi no, di ricordare: perché faremmo un’offesa all’intelligenza dei funzionari AGCM se pensassimo che essi ignorino queste cose – ad AGCM alcuni particolari:

  1. Le associazioni di categoria non svolgono utilità pubblica, non hanno quantomeno tale finalità, ma sono entità private portatrici di interessi privati.
  2. La associazioni di categoria sono sul mercato quali erogatrici di servizi spesso anche con forme di concorrenza non perfettamente eque, in quanto oltre al peso politico godono di canali preferenziali su cui ogni tanto ci farebbe piacere che qualcuno facesse una riflessione. Questi servizi – in ogni caso – non sono gratuiti ma sono rivolti ad associati che per far ciò pagano una quota associativa e talvolta anche quote a parte per i servizi aggiuntivi ricevuti. Non è pertanto di regola possibile rivolgersi a tali associazioni per assistenza o informazioni senza esservi associati ed essere in regola coi relativi pagamenti.
  3. Sul mercato dei servizi, le associazioni di categoria non sono né le uniche né le principali fonti di informazione di carattere amministrativo; soprattutto per le piccole e medie imprese questa funzione è svolta in modo precipuo dai professionisti dell’area tecnico-giuridica: ciò è tanto vero che fra i nostri clienti, a cui rendiamo quotidianamente informazione ed assistenza, vi sono anche molte imprese associate alle predette organizzazioni ma che cercano supporto e consulenza dal professionista di fiducia (e fanno bene, vista la qualità delle informazioni e dell’assistenza che ricevono …).
  4. Ma c’è di più. Le associazioni di categoria sono, di fatto, organizzazioni di tendenza: associarsi ad esse, infatti, vuol dire conferire a loro un mandato di rappresentanza (noi consulenti del lavoro lo sappiamo bene e sappiamo quali ricadute ciò abbia, tanto per fare un esempio, sulla parte c.d. “obbligatoria” dei contratti collettivi); ben al di là di una semplice erogazione di servizi, l’associazione ad una categoria è precisa espressione di un’intenzione latamente politica (ancorché non partitica).

Allora, quando l’AGCM consiglia alle imprese di rivolgersi alle associazioni di categoria (e solo ad esse) non solo privilegia soggetti economici (cioè che stanno sul mercato) a discapito di altri, dando un indirizzo in modo davvero non corretto, non garantista né imparziale, non solo disconosce l’immenso valore e portata del mondo professionale nel settore dell’assistenza alle imprese, ma addirittura adotta una precisa scelta di campo che tracima nell’orientamento politico e di tendenza.

Sarebbe come se (sia consentito l’esempio) l’Agenzia per il farmaco, per contrastare l’abuso del ricorso a sostanze psicotrope, desse il consiglio di non basare una strategia di benessere personale solo sull’assunzione di detti farmaci ma di cercare di riequilibrare la propria dimensione esistenziale facendo una bella chiacchierata con qualche sacerdote. Il che, giustamente, scatenerebbe la reazione di tutte le componenti sociali atee o laiche o anche di tutte quelle forme di religione o spiritualità che non prevedono la “mediazione” di figure prelatizie.

Peraltro, senza volersi sostituire ai solerti funzionari AGCM, il consiglio n. 9 avrebbe potuto facilmente essere formulato, senza perdere in sinteticità ed efficacia, in un modo più equilibrato, ad esempio:

9.NEL DUBBIO CONSULTATE GLI ESPERTI 

Gli esperti di vostra fiducia (associazioni di categoria, professionisti etc) sono al corrente di queste tipologie di pratiche commerciali scorrette: se avete dubbi o cercate supporto e assistenza legale, non esitate a contattarli.

Insomma,il consiglio di rivolgersi alle associazioni di categoria è puramente di parte ed è assolutamente contro i codici di imparzialità e di trasparenza che l’AGCM si è data, in quanto privilegia alcuni operatori a discapito di altri. In ogni caso, se AGCM avesse la bontà di girare sui siti degli studi o per gli studi stessi, troverebbe innumerevoli circolari e warning dei professionisti contro i bollettini pirata.

Non sarà che forse quando si parla di concorrenza e libero mercato si tende sempre a considerare (acriticamente e senza uno straccio di ragionamento che non sia preconcetto) le figure professionali come quelle che affossano la concorrenza? Questa dimenticanza – che crediamo, e speriamo, del tutto involontaria – deve probabilmente originarsi da tale preconcetto.

Una bella caduta di stile, insomma, se non qualcosa di peggio.

Una precisazione forse necessaria. Non abbiamo nulla contro le associazioni di categoria (che svolgono la loro funzione legittimamente e talvolta pure egregiamente), e anche qualora avessimo qualche riserva sul loro modus operandi, nel contesto della presente riflessione andremmo fuori tema. Non vorremmo pertanto che si spostasse l’attenzione dal nocciolo del problema, che non è essere o meno contro le associazioni di categoria, ma è il pro che la sedicente imparziale AGCM rivolge nei loro confronti nell’opuscolo qui in commento, sfoderando un assist del tutto gratuito e fuori luogo, degno della peggiore pubblicità occulta.

Forse qualcuno ci accuserà di essere stati troppo pignoli con queste riflessioni, ma amiamo ricordare il vecchio adagio secondo cui “il diavolo si nasconde sempre nei dettagli”.

E ci sia permesso in chiusura di parafrasare un bell’aforisma di Coleridge (“Ho visto dimostrare una grande intolleranza per difendere la tolleranza”): nel caso in questione, abbiamo visto dimostrare una grande partigianeria per difendere la concorrenza(?).

Speriamo che l’AGCM si corregga e, soprattutto, non “ci ricaschi”.

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