La Mediazione Civile e Commerciale – Una funzione sociale e un’opportunità per i Consulenti del Lavoro

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di Alfio Catalano – Responsabile dell’Organismo di Mediazione di Categoria

 

L’istituto della mediazione civile e commerciale ha certamente contribuito in questi anni dalla sua istituzione, non solo a ridurre il contenzioso giudiziario arretrato, ma anche a sviluppare una maggiore sensibilità della collettività verso l’utilizzo di strumenti alternativi alla giustizia ordinaria per dirimere talune controversie, infrangendo la consolidata cultura della indispensabilità della via giudiziaria.

Appaiono evidenti, infatti, i vantaggi di un procedimento conciliativo rispetto ad un processo civile. Basti pensare ai tempi brevi di tre mesi previsti dalla normativa entro cui si debba concludere una mediazione, i costi calmierati, anch’essi previsti dalla legge, rapportati al valore della pratica e comunque che si conoscono in partenza, oltre alla positività di un eventuale accordo liberamente raggiunto dalle parti che, in quanto tale, lascia soddisfatte le parti stesse perché hanno contribuito fattivamente al suo raggiungimento.

Il ruolo dei mediatori, peraltro, sta entrando con interesse crescente anche all’interno delle collaborazioni aziendali, dove manager, imprenditori e professionisti cominciano a capire che tensioni e stanchezza si pagano caro.

I Consulenti del Lavoro, consci di tutto questo, anche per l’esperienza acquisita nello svolgimento quotidiano della loro attività, dove spesso si trovano a dirimere delicate controversie fra differenti esigenze delle parti del rapporto di lavoro, si sono adoperati per essere protagonisti anche in materia di mediazione civile e commerciale. A tal fine hanno costituito in seno alla Fondazione Studi il proprio Organismo di Mediazione che risulta iscritto al n. 936 presso l’apposito registro del Ministero di Giustizia, con la possibilità di costituire delle strutture amministrative presso la sede degli ordini territoriali.

Ciò, oltre che per contribuire al miglioramento dell’efficienza della giustizia, per offrire ai professionisti mediatori un ulteriore strumento di crescita professionale.

Grazie al lavoro di sensibilizzazione e promozione fatto in questi anni, la Categoria può vantarsi di un numero considerevole di strutture periferiche, sparse su tutto il territorio nazionale e di un numero sempre crescente di adesioni dei Consulenti del Lavoro e di altri professionisti quali mediatori.

Presso l’Ordine di Milano è da tempo funzionante ed è molto apprezzata dagli operatori professionali la struttura amministrativa dell’Organismo di mediazione, così come molti colleghi milanesi si sono mostrati interessati a svolgere l’attività di mediatore, frequentando, a tal proposito, appositi corsi organizzati in loco.

Il compito dei mediatori è molto delicato e quindi per svolgere tale attività occorre uno standard qualitativo elevato, in termini di competenze tecniche ma soprattutto nell’ambito delle tecniche di negoziazione e di risoluzione di conflitti. Per questo la Fondazione Studi, che è anche ente accreditato dal Ministero di Giustizia per erogare formazione in materia di mediazione, organizza periodicamente sia corsi base per diventare mediatori, sia corsi di aggiornamento biennale per mantenerne lo status.

Anche l’andamento dei procedimenti di mediazione è positivo, sia quantitativamente sia per l’esito raggiunto.

Le materie trattate vanno dai diritti reali alle locazioni, dalle cessioni d’azienda alle controversie bancarie ed assicurative, alle responsabilità mediche e sanitarie, oltre ad altre, per le quali la mediazione non rappresenta condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria, quali ad esempio risarcimento di danni o pretese economiche di vario tipo.

Appare importante sottolineare che questo progetto di Categoria può svilupparsi solamente con l’apporto, non solo dei dirigenti territoriali e dei mediatori, ma di tutti i colleghi, attraverso una continua opera di sensibilizzazione sia presso i propri clienti, sia presso i professionisti del settore.

Inoltre i professionisti, nel redigere contratti per la propria clientela possono inserire la cosiddetta clausola compromissoria, che comporta il passaggio in mediazione prima di adire l’autorità giudiziaria, dando anche la preventiva preferenza ad un Organismo di fiducia.

Occorre a tutti i livelli promuovere e valorizzare il ricorso a tali strumenti conciliativi, perché solo creando una cultura rivolta alla risoluzione dei conflitti in maniera razionale e non emotiva si avrà una società meno litigiosa e quindi più persone predisposte a considerare, in un contesto conflittuale, non tanto i propri interessi quanto gli obiettivi comuni.

 

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