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Non di sole paghe. Alle attività tradizionali si affiancano aree di business emergenti come previdenza (che avrà una spinta dalla riforma in arrivo) e servizi ai dipendenti

I consulenti del lavoro sulle nuove vie del welfare

Valorizzare le competenze professionali, trovare nuovi spazi di mercato e incrementare i margini di redditività.

Sono alcune delle motivazioni che spingono molti consulenti del lavoro a specializzarsi, anche attraverso specifici percorsi di formazione, su tematiche di grande attualità come la pianificazione previdenziale e i programmi di welfare aziendale.”

Questo il titolo e l’inizio dell’articolo che Francesco Nariello ha pubblicato su il Sole 24 Ore del 24 settembre 2018, a pag. 9, al quale rimandiamo per una completa lettura.

Ma non solo, aggiungiamo noi.

Bisogna occuparsi anche di politiche attive, di selezione, di formazione, di asseverazione (ASSE.CO), di neuroscienze applicate al lavoro, di gestione delle risorse umane nella nuova rivoluzione industriale (industry 4.0), di privacy, di sicurezza, di antiriciclaggio, di internazionalizzazione delle imprese e degli studi professionali, di compensation & benefit nei trasferimenti internazionali e potremmo andare avanti a lungo nell’elencazione.

Le competenze trasversali dei Consulenti del Lavoro fanno sì che il lavoro per la nostra categoria non mancherà mai. Bisogna però saper cogliere le opportunità che il mercato offre e che la nostra categoria mette a disposizione. Essere delegati della Fondazione per il Lavoro, ad esempio, è un plus che nessun’altra categoria professionale ha. Ed è per questo che alcune categorie professionali vogliono invadere il nostro campo d’azione pretendendo le nostre prerogative.

Bisogna però crederci ed occupare gli spazi che il mercato offre prima, appunto, che qualcun altro se ne appropri. La telematizzazione e l’intelligenza artificiale, tramite la robotica, faranno sì che il lavoro amministrativo sarà poco remunerato e metterà in totale crisi gli studi professionali che hanno fondato il loro core business esclusivamente su tale attività.

Quindi diamoci da fare e apriamo gli studi ai praticanti che con i loro studi universitari sono pronti a occuparsi delle nostre attività diverse delle “paghe”.

Inoltre, per evitare di essere identificati sempre come coloro che “fanno paghe e contributi” sarebbe opportuno presentarci all’esterno come Studio di Consulenza del Lavoro e di Gestione del Capitale Umano.

 

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