Economia sommersa e sanatorie alla luce della teoria dei giochi

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di Paolo Palmaccio – Consulente del Lavoro in Formia

 

Siamo sinceri: il delitto paga! … e non poco – dall’ultimo rapporto ISTAT sull’economia “non osservata”, risulta che il sommerso ha un valore di poco superiore ai 190 miliardi di euro (pari al 12,6% del PIL) con la parte del leone fatta da sottodichiarazione (evasione fiscale) e lavoro irregolare, rispettivamente per 93 e 77 miliardi di euro.

La dimensione del fenomeno impone uno studio delle dinamiche economiche e comportamentali sottostanti, al fine di individuarne i meccanismi e le strategie degli attori dello stesso.

In questa prospettiva si è rivelata utile, già dagli anni cinquanta, la Teoria dei Giochi, quale metodo matematico – probabilistico che studia le modalità con cui individui, gruppi ed organizzazioni prendono decisioni per ottenere un vantaggio in situazioni in cui altri soggetti fanno altrettanto, tenendo conto (o meno) dei rispettivi comportamenti e strategie.

In particolare, gli studiosi hanno di volta in volta modellizzato il rapporto tra stato e cittadino e tra cittadini (in termini di osservanza o meno degli obblighi normativi), ricorrendo sia alla reiterazione dell’arcinoto “dilemma del prigioniero”, sia a strategie di tipo “Tit–for–Tat” (ovvero “colpo su colpo”, per le quali ogni giocatore si adegua alla strategia dell’altro copiandola); e questo in termini tanto di strategie “pure” (esprimibili da un Sì o un No), quanto di strategie “miste” (rapportabili cioè ad una determinata probabilità che un comportamento si concretizzi).

Ciò ha permesso di individuare gli elementi che influenzano le strategie dei “giocatori”, quali Stato e Cittadini.

I primi elementi considerati sono stati la asimmetria informativa e l’opacità della norma da rispettare, insieme con la congruità dell’onere relativo al soddisfacimento degli obblighi (nel nostro caso) tributari e lavoristici: quanto più è complessa la norma da applicare e l’onere della sua osservanza per il cittadino, tanto più costui si sentirà giustificato nel cercare di eluderla, alla stessa stregua di un tentativo di autodifesa.

In secondo luogo è stato preso in considerazione il comportamento dello Stato quale soggetto verificatore, ed in particolare la propensione ad atteggiamenti collaborativi con il cittadino, come la sanatoria (o il condono) e l’accordo preventivo con il cittadino sulla quantificazione degli oneri connessi all’osservanza della Legge: la possibilità di concordato preventivo tra Stato e Cittadino individua infatti una condizione di equilibrio in cui il primo non sostiene costi per il controllo ed il secondo non percepisce l’imposizione come un “sopruso”. È tuttavia necessario rimarcare che quando l’accordo non è a monte dell’imposizione, ma “a valle”, come nel caso della sanatoria o del condono fiscale, questo è un incentivo a “mettersi in regola” solo se non viene reiterato nel tempo (o comunque in tempi brevi): diversamente si traduce in una propensione all’evasione, perché il contribuente infedele maturerà la convinzione che “ci sarà sempre una scappatoia” e preferirà far suo sia il “beneficio” dell’evasione, che la sanzione minore del condono.

Il discorso ora fatto sul concordato preventivo porta a considerare l’effetto del costo dell’accertamento per lo Stato e del livello di complessità delle procedure di controllo: quanto più questi saranno elevati, maggiore sarà la propensione al mancato rispetto della norma da parte del Cittadino, che percepisce la scarsa propensione dello Stato alla verifica, a fronte di quanto potrebbe recuperarsi dall’accertamento.

Ultimi elementi considerati, ma di certo non per importanza, sono quelli della misura e della “credibilità” della sanzione: essi non sono solo concetti numerici, poiché sono dati tanto dalla certezza che all’accertamento positivo seguirà la sanzione, quanto dalla misura della stessa in termini anche “culturali”. Se è vero che sanzioni basse ed incerte non sono credibili e fanno aumentare la propensione del Cittadino all’evasione, le stesse non sono date solo dal relativo onere economico, ma anche dal senso di “vergogna” e di riprovazione sociale connesso all’esserne oggetto; potremmo dire con Ezio Vanoni: “[…] allo stesso modo con cui circondiamo di disprezzo il disertore che si rifiuta di difendere il proprio Paese di fronte al nemico, così dovremmo circondare di disprezzo l’evasore tributario quando il tributo fosse equo”.

Il discorso fatto per la mancata osservanza dell’imposizione tributaria, può, nei suoi caratteri essenziali, riproporsi per il mancato rispetto delle norme sul lavoro, in termini sia di evasione dell’obbligazione contributiva, sia di mancato rispetto delle norme sulla corretta gestione dei lavoratori, comprese le ipotesi, più o meno soft, di “caporalato”.

In questo senso vuole ricollegarsi ad una proposta già fatta e contenuta in un articolo pubblicato sullo scorso numero di agosto di questa rivista a firma del collega Andrea Asnaghi “Una sanatoria (a metà) sul mercato di braccia e cuori”1, circa la possibilità (e le plausibili modalità) di una sanatoria nel vasto campo delle somministrazioni illecite.

Dando per condiviso (e condividendone anche nel merito) il contenuto, chi scrive rimarca che dare la possibilità agli utilizzatori (in situazione di abuso) di sanare la propria posizione tramite un condono che contempli l’assunzione stabile e l’indennizzo del lavoratore abusato, ed insieme un impegno a non ripetere certe pratiche nel breve – medio periodo, con il pagamento di una sanzione destinata allo studio ed allo sviluppo di più efficaci strumenti di controllo e verifica, ha successo nella misura in cui si individuano e si formulano quali elementi caratterizzanti del provvedimento: norme e procedure chiare, non reiterazione del condono nel breve periodo, credibilità della sanzione, ed insieme un beneficio certo per lo Stato.

Sempre citando Ezio Vanoni: “Il segreto non è tanto scrivere una legge, ma nel creare, attraverso la persuasione politica e morale, un clima nel quale si senta che, difendendo la razionale ed eguale applicazione dei tributi, si difende non una legge formale dello Stato, ma l’essenza stessa della vita dello Stato”.

1A. Asnaghi, Una proposta al mese – Una sanatoria (a metà) sul mercato di braccia e cuori, Sintesi, agosto 2018, pag. 40.

 

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